C'è un modo per misurare come si chiude una stagione: guardare in faccia il numero finale di punti. L'Atalanta saluta il campionato con 59 punti, il punteggio più basso degli ultimi dieci anni, e lo fa con un pareggio per 1-1 allo Stadio Artemio Franchi che racchiude tutto ciò che questa annata è stata: buono nelle intenzioni, insufficiente nei risultati, accettabile nella prestazione. Un commiato dignitoso — almeno quello — per Raffaele Palladino, che ha lasciato Firenze accompagnato dai cori ostili della Curva Fiesole, come riporta il Corriere di Bergamo nella firma di Pietro Serina, in una serata che aveva tutti i contorni di un addio.
UNA NOTTE DI COMMIATI - Il viaggio verso Firenze aveva già il sapore di qualcosa di conclusivo. L'aria di vacanza si sentiva da lontano, nei movimenti tattici, nei cambi, nell'intensità altalenante che ha attraversato la partita in modi diversi. L'Atalanta ha messo in campo 7 giocatori nuovi rispetto all'ultima uscita, in una serata di turnover ampio che ha prodotto sprazzi di buon gioco e blackout improvvisi. Tra panchina e campo, il clima era quello di chi sa già che, da lunedì, tutto cambierà. E che quel cambiamento, tutto sommato, non dispiace.
IL MURO CHIAMATO CHRISTENSEN - La partita andava comunque vinta, e l'Atalanta avrebbe meritato di farlo. I numeri sono eloquenti: 59-41% di possesso palla, 21-10 il rapporto nei tiri, con la rappresentazione grafica dei giocatori di movimento a fine gara che colloca 8 nerazzurri su 10 nella metà campo offensiva e 9 viola su 10 in quella difensiva. Contro c'era però Oliver Christensen, il portiere danese della Fiorentina, che ha costruito la sua serata migliore in maglia viola con almeno quattro parate clamorose — inclusa quella su Sulemana che sembrava già gol. Un muro, letteralmente. La differenza tra i due portieri di riserva schierati questa sera ha pesato in modo determinante sul risultato.
IL TABELLINO - Al 39' la Fiorentina ha sbloccato il risultato: Roberto Piccoli ha sfruttato un'incomprensione difensiva e ha battuto Marco Sportiello, deviando in porta su un tiro sul quale il portiere nerazzurro — alla sua prima presenza in campionato con la maglia dell'Atalanta — si è trovato sul palo senza riuscire a opporsi nel modo giusto. Un episodio sfortunato, un infortunio tecnico. All'82', però, la Dea ha trovato il pari nel modo più beffardo possibile per la Fiorentina: cavalcata di Davide Zappacosta sulla destra, pallone teso in area, e Pietro Comuzzo nel tentativo di anticipare Gianluca Scamacca ha deviato nella propria porta. Autogol che ha regalato all'Atalanta un punto che sa di poco, ma che almeno restituisce onore alla prestazione. Fiorentina (4-3-3): Christensen (87' Lezzerini); Dodò, Comuzzo, Rugani (66' Pongracic), Gosens (75' Balbo); Fabbian, Mandragora, Brescianini (66' Ndour); Harrison, Piccoli, Gudmundsson (75' Solomon). All. Vanoli. Atalanta (3-4-2-1): Sportiello; Scalvini (66' Djimsiti), Hien, Ahanor; Bellanova (46' Zappacosta), De Roon (81' Scamacca), Pasalic, Musah; Samardzic (62' De Ketelaere), K. Sulemana (81' Vavassori); Raspadori. All. Palladino. Arbitro: Mario Perri (Roma 1).
LUCI E OMBRE IN CAMPO - Tra i nerazzurri si sono visti lampi e blackout in egual misura. Lazar Samardžić ha offerto 15 minuti di calcio di lusso, poi è scivolato nel nulla. Raoul Bellanova titolare ha confermato di non essere il profilo adatto in certi contesti. Charles De Ketelaere, entrato nella ripresa, sembrava già con la testa ai Mondiali. Giacomo Raspadori fuori ruolo, adattato a fare il centravanti, ha mostrato volontà ma non brillato. Solo Ederson ha scelto di restare in panchina per sua espressa richiesta — il trasferimento al Manchester United è cosa fatta — e il suo addio silenzioso aveva qualcosa di più sincero degli applausi e dei gol.
IL CONGEDO DI PALLADINO — E IL FUTURO CHE AVANZA - Fuori dallo stadio, Palladino ha attraversato la serata bersagliato dai cori ostili della Curva Fiesole, in una Firenze che non lo ha perdonato per l'addio di un anno fa. Dentro lo stadio, invece, i pochi tifosi nerazzurri presenti lo hanno salutato con affetto. È finita così, in mezzo a sentimenti contraddittori, come spesso accade nelle storie che si chiudono senza un finale netto. Da lunedì si volta pagina: la firma di Palladino sui documenti del rescissione, l'arrivo di Cristiano Giuntoli, la trattativa con Maurizio Sarri che sembra già in dirittura d'arrivo. Se sarà Sarri, l'Atalanta andrà verso un'era nuova. E la stagione dei 59 punti verrà dimenticata in fretta.
Il Franchi ha fischiato il triplice fischio. L'Atalanta chiude settima, con la Conference in tasca e un futuro tutto da costruire. È già domani.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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