Il calcio è spettacolo, audacia e ricerca spasmodica del dominio, non un freddo calcolo da ragionieri. Arrigo Sacchi non usa mezzi termini per analizzare il momento del calcio italiano alla colonne de La Gazzetta dello Sport , ergendo l'Atalanta a baluardo del bel gioco e del coraggio continentale, contrapponendo l'entusiasmo della banda di Raffaele Palladino alla noiosa prudenza ammirata nell'altra semifinale di Coppa Italia.

IL CALCIO NON È UNA BANCA - L'ex commissario tecnico stronca senza pietà lo scialbo zero a zero andato in scena tra Como e Inter. Raccontando un aneddoto vissuto con un amico ex impiegato di banca, che giustificava l'atteggiamento rinunciatario delle squadre nell'ottica del match di ritorno, Sacchi ha ribadito la sua ferma ideologia: «Questi ragionamenti funzionano in banca, ma non è così che s'interpreta il calcio. Il calcio è aggressione, fame, sacrificio, continua ricerca del gol». Una bordata indirizzata all'undici di Cristian Chivu, troppo concentrato a non subire e forse distratto dall'imminente derby contro il Milan da cui dipende la gestione dei dieci punti di vantaggio in vetta, ma anche alla sorprendente timidezza dei lariani di Cesc Fabregas, solitamente votati alla spregiudicatezza.

LA CURA PALLADINO E L'ORGOGLIO EUROPEO - Lo sguardo del Maestro si sposta poi sull'imminente sfida dell'Olimpico, svelando una profonda ammirazione per il percorso della Dea. Il fatto che l'Atalanta sia l'unica superstite italiana nelle competizioni europee amplifica a dismisura i meriti della rosa e del suo allenatore. Le parole di Sacchi certificano il capolavoro tecnico di Raffaele Palladino: subentrare in corsa dopo il turbolento esonero di Ivan Juric e dover gestire la pesantissima eredità del lunghissimo ciclo di Gian Piero Gasperini era un'impresa ai limiti dell'impossibile. Eppure, la squadra si è rialzata con prepotenza, trovando la sua definitiva consacrazione nella clamorosa e splendida rimonta in Champions League ai danni del Borussia Dortmund.

LA SFIDA DELL'OLIMPICO E LA RICERCA DEL GIOCO - Se la prima semifinale ha deluso le aspettative, il confronto della Capitale contro la Lazio promette di riconciliare il pubblico con la vera essenza di questo sport. Nonostante le innumerevoli difficoltà stagionali, la formazione di Maurizio Sarri non rinuncia mai alla manovra, trovando di fronte a sé un'Atalanta che fa della verticalità e del ritmo le sue armi letali. Sacchi si aspetta una partita vibrante e priva di calcoli meschini: due squadre che, pur con le rispettive differenze ritmiche, proveranno a superarsi unicamente attraverso l'imposizione del proprio spartito tattico.

IL MANIFESTO CONTRO I RISULTATISTI - L'editoriale si chiude con una lezione accademica che sposa perfettamente il credo tattico inculcato a Zingonia. La ricerca del bel gioco non è una pura velleità estetica, ma lo strumento più affilato per raggiungere la vittoria. Sacchi lancia una stoccata infuocata ai cosiddetti "risultatisti", ricordando i trionfi ineguagliabili della sua carriera: «Se giochi bene, hai più possibilità di vincere. Se giochi male, hai più possibilità di perdere. Questo ragionamento mi pare lapalissiano... Come se io, attraverso il gioco che avevo creato assieme ai miei ragazzi, di risultati non ne avessi mai ottenuti».

Un'investitura in piena regola, un manifesto ideologico che calza a pennello con l'identità dell'Atalanta di oggi. Per conquistare la finale servirà esattamente l'audacia invocata dal Maestro: scendere in campo per dominare, rifuggendo per sempre la mediocrità del calcolo.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mer 04 marzo 2026 alle 17:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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