Le favole più belle del calcio nascono dove la salsedine si mescola al sudore, e quella scritta da Daniele De Rossi nel ruolo di presidente dell'Ostiamare assume i contorni di un'impresa epica. A poco più di dodici mesi dal suo insediamento al vertice del club che lo ha cullato calcisticamente da bambino, l'ex capitano giallorosso ha mantenuto la solenne promessa: la squadra ha ufficialmente strappato il pass per il ritorno nel calcio professionistico, un traguardo storico che mancava da ben trentacinque lunghissimi anni.
IL DOMINIO NEL GIRONE E LA FESTA A DISTANZA - Il capolavoro tecnico, magistralmente guidato in panchina da David D'Antoni, ha trovato la sua apoteosi con un turno di anticipo. Il successo di misura contro il Termoli, firmato dal guizzo decisivo dell'attaccante Ismaila Badje, unito al contemporaneo pareggio a reti bianche dell'Ancona contro L'Aquila, ha fatto esplodere di gioia il litorale romano. Numeri spaventosi quelli accumulati nel girone F di Serie D: settantanove punti, ventiquattro successi e solo due scivoloni stagionali in trentatré uscite. La notizia ha raggiunto il presidente a Genova, in un vortice di emozioni paradossali, viziate persino da un equivoco iniziale. Dalla tribuna, infatti, la moglie gli aveva inizialmente fatto cenno che la promozione fosse sfumata, per poi trasformare il gelo in lacrime di puro giubilo.
IL RISCATTO SOCIALE OLTRE IL RETTANGOLO VERDE - Il significato di questa cavalcata va ben oltre il semplice dato sportivo. – come riporta con enfasi La Gazzetta dello Sport – le parole del numero uno del club a fine partita trasudavano orgoglio identitario: «Ce lo meritiamo, è una grande gioia. Adesso Ostia sarà considerata anche per altro, non solo per i fatti di cronaca o per le fiction che puntano il dito. È il sogno della mia famiglia portare in alto la nostra gente e farla brillare». Un progetto strutturato su trasparenza e valori solidi, orchestrato sapientemente insieme al direttore sportivo Adriano D'Astolfo e al fidato collaboratore Luca Beccaceci, con il chiaro intento di riavvicinare le famiglie alla maglia e creare un polo calcistico d'eccellenza che si affianchi alle due grandi realtà della Capitale.
IL NODO STADIO E LA LUNGA VISIONE - La Serie C, tuttavia, impone standard infrastrutturali severi. Il glorioso impianto Anco Marzio necessiterà di un corposo restyling, con investimenti stimati tra i dieci e i dodici milioni di euro. Se i tifosi dovranno probabilmente sopportare un esilio forzato per il primo semestre del nuovo campionato, l'obiettivo a lungo termine è quello di forgiare una casa moderna e accogliente. Dinamiche di rinnovamento e appartenenza che ricordano da vicino l'eccezionale lavoro svolto a Bergamo per la New Balance Arena, dove l'Atalanta guidata da Raffaele Palladino ha saputo fondere l'amore viscerale della piazza con un'infrastruttura di livello assoluto, blindando il legame col territorio.
GLI ELOGI ISTITUZIONALI - L'impresa ha incassato anche la standing ovation della politica locale. Il sindaco Roberto Gualtieri ha lodato il cuore e l'anima investiti dal campione per trasformare una situazione complessa in una storia vincente, mentre l'assessore allo sport Alessandro Onorato ha ribadito come solo un figlio autentico del territorio avrebbe potuto realizzare un simile miracolo. L'orizzonte, ora, non conosce più limiti.
Ostia smette di essere solamente la spiaggia dei turisti o lo sfondo di cupe narrazioni televisive, per riscoprirsi capitale emergente del pallone. E mentre il litorale festeggia, c'è già chi sussurra, sottovoce, il folle e meraviglioso sogno chiamato Serie B.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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