Il rumore dell'eliminazione in Coppa Italia riecheggia ancora tra le mura del Centro Sportivo di Zingonia, ma il tempo per i rimpianti è ormai scaduto. Alla vigilia di una trasferta tanto insidiosa quanto vitale sul campo del Cagliari, mister Raffaele Palladino si presenta in sala stampa con il piglio del condottiero che non intende ammainare bandiera. L'amarezza per il verdetto contro la Lazio si mescola alla fierezza per una rincorsa in campionato che, statistiche alla mano, proietta la squadra tra le migliori forze assolute del torneo dal momento del suo insediamento. Con l'Europa nel mirino e quindici punti ancora a disposizione, l'allenatore nerazzurro suona la carica, affrontando a viso aperto temi cruciali come l'efficacia offensiva negli ultimi metri, il grave infortunio di Bernasconi e il proprio futuro professionale, ribadendo la ferrea volontà di lottare fino all'ultimo secondo utile.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, come ha metabolizzato la squadra la dolorosa uscita dalla Coppa Italia e con quale spirito si riparte per questo infuocato finale di stagione?
«Questa è una squadra che ha sempre saputo reagire con grande orgoglio dopo ogni caduta. Ovviamente, il giorno successivo all'eliminazione dalla Coppa Italia è stata durissima da accettare, soprattutto per le modalità e gli episodi che ne hanno determinato l'esito. Ci sono voluti un paio di giorni per metabolizzare e interiorizzare la delusione, ma i ragazzi sono stati bravissimi a ritrovare subito la bussola. Ho detto loro che in questo momento il nostro focus deve essere esclusivamente sulla prossima partita. Le gare che ci restano sono di un'importanza capitale per finire bene l'annata e per mandare un segnale forte sia a chi ci precede in classifica sia a chi ci insegue. Vogliamo dimostrare la nostra forza già domani a Cagliari: è fondamentale dare una risposta di carattere a tutti, ma in primo luogo a noi stessi. Lo abbiamo sempre fatto in passato e vogliamo ripeterci».
Cagliari e Lazio condividono la tendenza a concedere il possesso palla per poi colpire in contropiede. Alla luce delle difficoltà riscontrate mercoledì, su quali aspetti avete lavorato per eludere questa trappola tattica?
«La gara contro la Lazio ci ha lasciato un amaro in bocca indescrivibile e tanto rammarico. Riteniamo di aver sfoderato un'ottima prestazione, concedendo forse un solo tiro nello specchio in novanta minuti a una squadra che è venuta in casa nostra per chiudersi in un blocco basso e agire di rimessa. È una dinamica tattica che in Serie A accade di frequente, specialmente contro di noi. Di fronte a difese così schierate, non è facile per nessuna squadra al mondo trovare varchi, considerando che ci sono dieci uomini costantemente sotto la linea della palla. Quello che dobbiamo fare è insistere nel cercare maggiore imprevedibilità negli ultimi sedici metri, essere estremamente più cinici in zona gol ed evitare di farci sorprendere nelle transizioni negative. Le partite bloccate si decidono sui dettagli: chi riesce a sbloccarle per primo, indirizza la sfida. La Lazio ha trovato il vantaggio su palla inattiva e noi non siamo stati sufficientemente precisi per riprenderla, al netto degli episodi arbitrali che ci hanno penalizzato e sui quali preferisco sorvolare. Stiamo lavorando con grande dedizione per migliorare la nostra pericolosità offensiva contro le difese basse».
Considerando quanto accaduto in coppa, quale salto di qualità mentale deve compiere la squadra per risultare più forte anche delle avversità e degli errori arbitrali?
«Facciamo subito chiarezza per evitare di trasmettere un messaggio eccessivamente negativo. L'uscita dalla coppa ci addolora, ma vorrei sottolineare con forza i numeri del nostro percorso: da quando io e il mio staff siamo approdati a Zingonia, la nostra media punti ci proietta idealmente al quinto posto, dietro soltanto a Inter, Milan, Napoli e Juventus. Stiamo viaggiando a un ritmo eccellente, seppur penalizzati da un avvio di stagione altalenante che ha compromesso parzialmente la classifica. Questa squadra ha sempre risposto presente, rialzandosi dopo ogni stop. Nelle ultime uscite contro Juventus e Roma abbiamo giocato alla pari, offrendo prestazioni di altissimo livello, e con la Lazio abbiamo condotto la gara per larghi tratti imponendo il nostro gioco. Non ho nulla da recriminare ai miei giocatori per l'atteggiamento. Il vero salto di qualità consiste nell'avere la malizia di portare gli episodi dalla propria parte, perché il calcio vive di queste dinamiche. Contro la Lazio troppe situazioni, non solo di natura tecnica, ci sono andate palesemente contro».
Le condizioni di Bernasconi preoccupano: il grave fallo subito rischia di fargli saltare il finale di stagione. Quali soluzioni adotterà sulla corsia di sinistra?
«Purtroppo Bernasconi ha subito un intervento durissimo e molto deciso da parte di un avversario, in un'azione in cui incredibilmente non è stato ravvisato nemmeno il fallo. Abbiamo perso un elemento prezioso, probabilmente per tutto l'ultimo mese di campionato, e la cosa ci rammarica in modo profondo. Ci tengo a fargli un grande in bocca al lupo per una guarigione rapida e completa. Per quanto riguarda le alternative a sinistra, siamo comunque coperti: abbiamo Bakker, possiamo sfruttare Zappacosta che ha ampiamente dimostrato di poter agire su entrambe le corsie, c'è Bellanova e abbiamo anche l'opzione Musa, che in particolari frangenti tattici ha già interpretato il ruolo di quinto. Le soluzioni non ci mancano».
Nelle sfide contro Juve, Roma e Lazio avete prodotto una grandissima mole di occasioni, concretizzando però solo due reti. Cosa sta mancando in fase di finalizzazione?
«L'analisi è ineccepibile e la condivido appieno. Pur non essendo un fanatico delle statistiche, quando le contestualizzo offrono spunti di riflessione essenziali. Attualmente stiamo costruendo un'infinità di palle gol, ma capitalizziamo molto meno di quanto la mole di gioco prodotta meriterebbe. Tralasciando la sfortuna, alibi nel quale mi rifiuto di credere, è oggettivo che pecchiamo di cinismo sotto porta. Siamo il settimo miglior attacco del torneo, eppure, per quanto produciamo, potremmo e dovremmo avere numeri decisamente superiori. Al contempo, vantiamo la terza miglior difesa, sinonimo di un eccezionale equilibrio in cui anche i nostri attaccanti si sacrificano in estenuanti ripiegamenti. Mi preoccuperei seriamente se la squadra faticasse a tirare in porta; dal momento che le occasioni fioccano, devo insistere nel trasmettere maggiore fiducia agli attaccanti, studiando rifiniture più precise per scardinare le difese avversarie».
Proprio in merito alle difficoltà contro difese ermetiche, non ritiene che la soluzione del tiro da fuori area venga sfruttata troppo di rado dai suoi centrocampisti e trequartisti?
«È un'ottima osservazione. La conclusione dalla distanza rappresenta una variante fondamentale, specialmente contro squadre che piazzano una diga a protezione della propria area di rigore. Le statistiche generali indicano una flessione globale dei gol realizzati da fuori, anche per l'evoluzione fisica e tecnica dei portieri, ma noi cerchiamo costantemente di incentivare questa giocata. Pasalic, Zappacosta e lo stesso Zalewski hanno trovato la via della rete da fuori in varie occasioni durante l'anno. Dobbiamo solo perfezionare la precisione ed essere più risoluti al momento di scoccare il tiro. È indubbiamente un'arma che continueremo a utilizzare».
Avvicinandoci al termine del campionato, come inquadra il suo futuro sulla panchina nerazzurra? Ci sono già stati dialoghi esplorativi con la dirigenza per il prolungamento del contratto?
«Sono arrivato in questo club spinto da un entusiasmo travolgente e con la chiara intenzione di dare l'anima per onorare questa società. Cercherò di offrire il mio massimo contributo fino al fischio finale dell'ultima giornata. Formalmente ho ancora un anno di contratto, ma la mia storia professionale dimostra che non vivo in funzione delle scadenze o dei contratti a lungo termine. Non mi interessa l'aspetto economico né garantirmi un accordo di tre o cinque anni. Le mie scelte si basano esclusivamente sui rapporti umani: mi affeziono alle persone, ai dirigenti e alle società serie in cui si può fare calcio di qualità. Qui mi trovo a meraviglia e stiamo portando avanti un ottimo progetto. Al termine della stagione ci siederemo con la proprietà per valutare il da farsi. La mia unica e assoluta priorità è il presente».
Ripensando al suo arrivo in panchina, con la squadra relegata al tredicesimo posto, immaginava di potersi ritrovare in corsa per l'Europa a questo punto del torneo?
«Quando sono subentrato il contesto era molto complesso e gravato da svariate problematiche che abbiamo affrontato e superato una alla volta. Da lì in poi abbiamo intrapreso una scalata formidabile. Il bilancio stagionale è fin qui molto positivo: in Champions League abbiamo disputato un percorso di grandissimo livello, in Coppa Italia abbiamo sfiorato la finale e, in campionato, ci ritroviamo attualmente al settimo posto. Una posizione eccellente rispetto al punto di partenza, ma noi siamo ambiziosi e non ci accontentiamo. Il traguardo europeo non è dietro l'angolo, ma abbiamo l'obbligo di crederci e di sudare fino alla fine. Mancano cinque partite e ci sono quindici punti sul tavolo: dobbiamo isolarci dai risultati delle nostre dirette concorrenti e concentrarci unicamente sulla costruzione di un filotto di vittorie. Poi tireremo le somme».
Dati alla mano, sotto la sua gestione la squadra risulta tra le prime in Serie A per tempo effettivo giocato. Come intende trasformare questo continuo dominio territoriale in un fattore in grado di garantire i tre punti?
«Questa statistica mi riempie di immenso orgoglio. Fin dal mio primo giorno batto ossessivamente su questo tasto: la gente paga per assistere allo spettacolo del calcio giocato, non per sorbirsi perdite di tempo sistematiche e cadute accentuate. In allenamento lavoriamo due ore al giorno a ritmi indiavolati proprio per replicare questa intensità la domenica in campo. Guardo spesso la Premier League, dove la cultura della continuità di gioco è sacra. Ai miei ragazzi ordino di riprendere l'azione istantaneamente anche su una banale rimessa laterale. Il calcio è uno sport di contatto e dobbiamo eliminare queste esasperanti interruzioni degli ultimi minuti. Sarei un promotore assoluto dell'introduzione del tempo effettivo. Alla lunga, questa mentalità propositiva e questo dinamismo ci garantiranno la pressione necessaria per vincere sempre più partite».
Per aumentare la pericolosità sottoporta, ha preso in considerazione l'idea di schierare stabilmente Scamacca e Krstovic insieme dal primo minuto? E che tipo di insidie nasconde l'imminente sfida di Cagliari?
«Sia Krstovic che Scamacca stanno benissimo e, lavorando insieme, hanno garantito fin qui circa ventitré gol stagionali: un bottino formidabile che certifica l'efficacia del nostro reparto offensivo. Abbiamo già proposto l'opzione del doppio centravanti puro in diverse occasioni, ma ritengo che aumentare il potenziale da rete non dipenda soltanto dallo schierare una punta in più. Il nostro sviluppo manovrato porta sistematicamente sette o otto uomini nella trequarti avversaria. A volte, quando gli avversari si arroccano, infoltire ulteriormente l'area di rigore rischia di intasare gli spazi e soffocare il gioco. È invece essenziale incrementare la rapidità e la pulizia tecnica dell'ultimo passaggio. Per quanto concerne il Cagliari, mi aspetto una battaglia ricca di trappole. I sardi attraversano un momento delicato, ma vantano individualità di spessore e sono ben guidati da Fabio Pisacane, un ottimo allenatore che conosco bene. Troveremo un catino infuocato e non è mai agevole uscirne indenni. La reazione all'eliminazione di Coppa deve palesarsi in modo dirompente fin dal primo minuto: dobbiamo scendere in campo con cattiveria, lucidità ed energia positiva per rastrellare più punti possibili e tenere vivo il sogno europeo».
Una conferenza stampa che trasuda pragmatismo, lucidità e un inestinguibile fuoco competitivo. Raffaele Palladino non si nasconde dietro comodi alibi, assumendosi la responsabilità di guidare un gruppo ferito ma estremamente vivo verso un finale di stagione tutto da scrivere. La trasferta sarda rappresenta l'opportunità immediata per dimostrare che le ambizioni europee poggiano su fondamenta solide e che la fame di riscatto è l'unica bussola che orienterà le ultime cinque, infuocate battaglie.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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