Il Como allenato dallo spagnolo Cesc Fabregas riprende la sua marcia inarrestabile e sbanca il difficile catino di Marassi, archiviando in fretta le fatiche e i pensieri legati al recente doppio incrocio europeo. Vittima di turno è un Genoa generoso ma tremendamente spuntato, costretto ad alzare bandiera bianca sotto i colpi di una formazione lariana sempre più sfrontata e consapevole dei propri enormi mezzi tecnici. Un letale due a zero esterno che ridisegna le gerarchie dell'alta classifica, proiettando i lombardi al quinto posto, a un solo respiro di distanza dalla corazzata Juventus, e mandando un segnale inequivocabile a tutte le dirette pretendenti per un posto al sole in Europa.
LA RIVOLUZIONE TATTICA E LE SCELTE - Le mosse studiate a tavolino delineano fin dalle primissime battute i contorni di una sfida a scacchi intensa e maschia. Il tecnico rossoblù Daniele De Rossi ridisegna il suo assetto passando a un più compatto 4-4-2, piazzando Bruno Otoa e Leo Ostigard a protezione dell'estremo difensore Justin Bijlow, supportati ai lati dai braccetti Alessandro Marcandalli e Johan Vasquez. A centrocampo le geometrie sono affidate a Morten Frendrup e Ruben Amorim, con Stefano Sabelli e Mikael Ellertsson sugli esterni per innescare Vitinha e il giovane Jeff Ekhator. Sull'altra sponda, il mister ospite risponde collaudando una linea arretrata formata da Jacobo Ramon, Diego Carlos, Hrvoje Smolcic e Alex Valle a scudo di Jean Butez. In cabina di regia Maximo Perrone detta i tempi affiancato da Lucas Da Cunha, mentre le chiavi della trequarti sono affidate all'estro di Martin Baturina, Assane Diao e Nicolas Paz alle spalle del bomber Anastasios Douvikas.
IL LAMPO GRECO E I BRIVIDI SUI LEGNI - L'avvio di gara regala subito emozioni forti. I padroni di casa provano a graffiare le certezze ospiti con una feroce verticalizzazione per Vitinha, bravo a eludere l'uscita disperata di Butez ma impreciso nel depositare la sfera sull'esterno della rete. Scampato il pericolo, i lombardi sbloccano l'equilibrio al decimo minuto: una pennellata chirurgica del mancino di Da Cunha trova l'imperioso e prepotente stacco aereo di Douvikas, che fulmina Bijlow senza appello. Il vantaggio galvanizza i lariani, illuminati dal talento purissimo di Paz: il fantasista argentino prima ubriaca Amorim e Frendrup sfiorando il palo con un velenoso diagonale, e successivamente incorna a botta sicura su un morbido cross di Valle, trovando però la provvidenziale opposizione del montante. In chiusura di frazione, un sanguinoso disimpegno orizzontale di Butez rischia di regalare il pari al Genoa, ma Vitinha perde malamente l'attimo decisivo scivolando a un passo dalla linea di porta.
IL COLPO DEL KO NEL SEGNO DEL DOMINIO - La ripresa si apre con i tentativi di reazione dei liguri, ma Butez si fa perdonare l'incertezza precedente disinnescando un tiro di Ekhator e uscendo in modo tempestivo con i piedi sul solito Frendrup. Nel momento di massimo sforzo rossoblù, arriva però la doccia gelata. Un'insistita manovra avvolgente porta Baturina a calibrare un traversone velenoso: Maxence Caqueret allunga la traiettoria pescando l'inserimento perfetto di Diao, che di testa insacca il raddoppio e chiude virtualmente i conti. Nel finale c'è spazio soltanto per una bella e istintiva parata di Nicola Leali, subentrato a partita in corso, su Alvaro Morata, sebbene l'azione fosse già inficiata da un pallone uscito oltre la linea di fondo. Una prova di forza assoluta che impone riflessioni serie anche ai piani altissimi della graduatoria. L'Atalanta del tecnico Raffaele Palladino è avvisata: per consolidare le proprie ambizioni europee e trasformare la New Balance Arena in un fortino inespugnabile, servirà mostrare la medesima ferocia e solidità mentale esibita quest'oggi dalla matricola terribile del torneo.
Il campionato è entrato nella sua fase più incandescente e questo Como conferma di avere tutte le carte in regola per spaventare chiunque si ponga sul suo cammino.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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