Ci sono coppie di lavoro che, a un certo punto, smettono di essere una scelta e diventano quasi un fatto naturale. Cristiano Giuntoli e Giuseppe Pompilio sono di quella categoria. Il ds era arrivato a Bergamo qualche settimana fa; ieri l'Atalanta ha completato il quadro ufficializzando il suo braccio destro. Nessuna sorpresa, nessun colpo di scena: solo la logica di un sodalizio che dura da oltre vent'anni e che non ha mai smesso di funzionare – come racconta L'Eco di Bergamo – nemmeno nei momenti in cui i due si erano temporaneamente separati.
LA STORIA DELLA COPPIA - Tutto comincia al Carpi. Pompilio arriva lì come responsabile dell'area scouting dopo i primi passi nell'Alma Juventus Fano, e trova Giuntoli a costruire una delle favole calcistiche più improbabili degli ultimi decenni: dalla Serie D alla Serie A in pochi anni, a suon di intuizioni e plusvalenze. Il metodo che si consolida in quegli anni emiliani — individuare talenti prima degli altri, tessere relazioni, imbastire trattative con pazienza e competenza — è esattamente quello che verrà esportato con successo al Napoli e poi alla Juventus. L'unico anno di separazione forzata è stato il 2023/24: Giuntoli era già partito per Torino, Pompilio era rimasto in Campania, tenuto stretto da Aurelio De Laurentiis per questioni contrattuali. La coppia si era riformata sotto la Mole nella stagione successiva. Adesso riprende vita a Bergamo.
CHI È POMPILIO, DAVVERO - La sua etichetta è cambiata più volte nel tempo: da responsabile scouting a team manager, fino al nuovo titolo di direttore dei processi sportivi. Ma la sostanza è rimasta la stessa. Pompilio è l'uomo che non appare mai, ma senza cui molte cose non si farebbero. Non ama la ribalta, agisce dietro le quinte: gestisce i calciatori in prestito, cura i rapporti con lo staff tecnico e i giocatori, imbastisce contatti e conduce negoziazioni durante il mercato. Ha una conoscenza profonda delle categorie inferiori, maturata fin dai tempi del Carpi, e una rete di rapporti che può rivelarsi preziosa anche per l'Atalanta Under 23. Non è un clone di Giuntoli, perché le sue competenze sono diversificate: è un manager trasversale, accorpa abilità gestionali, contrattualistiche e relazionali, agendo da facilitatore dei flussi tra le diverse componenti dell'area sportiva. Il suo ruolo più famoso fuori dai confini nerazzurri? La costruzione del Bari ai tempi napoletani, quando De Laurentiis acquisì il club e Pompilio ebbe un ruolo di primo piano nel progetto.
IL TEAM DI GIUNTOLI SI RICOMPONE - Il ds bergamasco non si è limitato a portare con sé Pompilio. Attorno a Giuntoli si sta formando un quartier generale di persone fidate, capaci di lavorare con il suo stesso metodo: tra i già arrivati c'è Michele Sbravati, che con Giuntoli aveva già lavorato alla Juventus e che ora ricopre un ruolo di punta nel settore giovanile nerazzurro. Non è escluso che nel tempo possano aggregarsi altre figure che hanno condiviso tratti importanti del percorso del ds, come Giandomenico Costi — presente tra Carpi e Napoli — e Leonardo Mantovani, già al Napoli e oggi a Lumezzane, oppure qualche osservatore di fiducia. Ma il vero inseparabile, la figura che più di tutte definisce il modo di lavorare di Giuntoli, resta Giuseppe Pompilio.
COSA CAMBIA NELL'ATALANTA - Il suo inserimento nell'organigramma nerazzurro non è solo una formalità: introduce una figura concretamente nuova per il club bergamasco, con competenze che si collocano tra il direttore sportivo e la gestione operativa dell'area sportiva. Un ruolo che nei grandi club esiste da tempo ma che a Bergamo non aveva ancora un nome preciso. Cristiano Giuntoli porta con sé il suo metodo e la sua squadra: l'Atalanta che si appresta ad abbracciare il calcio di Sarri vuole costruire anche dietro le scrivanie le fondamenta di un progetto solido. Pompilio è uno di quei mattoni. Forse il più importante.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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