L'aria che si respira in quel di Bergamo è un misto tra l'ebbrezza di un traguardo continentale da festeggiare e l'elettricità di uno stravolgimento tecnico ormai imponderabile. Sotto i riflettori odierni, l'Atalanta si prepara ad archiviare la pratica europea incrociando i guantoni con il Bologna, ma il vero tema che scuote l'ambiente nerazzurro è l'imminente fine del ciclo guidato da Raffaele Palladino e le grandi manovre estive che preannunciano un taglio chirurgico col recente passato.
IL MATEMATICO PASS PER LA CONFERENCE - Grazie al tonfo della Lazio nella finalissima di Coppa Italia, la strada verso la terza competizione continentale si è letteralmente spianata per la compagine bergamasca. Il settimo posto in classifica rappresenta l'ultimo prezioso paracadute per salvare un'annata vissuta al di sotto delle elevate aspettative iniziali. Contro la corazzata emiliana, oggi pomeriggio sul prato della New Balance Arena, i padroni di casa possono persino permettersi il lusso di cadere di misura. Forti dei sei punti di margine a centottanta minuti dal gong stagionale e dello scontro diretto favorevole (frutto del 2-0 strappato al Dall'Ara lo scorso inverno), i nerazzurri necessitano davvero del minimo sindacale per risultare aritmeticamente irraggiungibili.
LE VERITÀ NASCOSTE DELLA PANCHINA - Nonostante la formale e assoluta concentrazione sugli impegni del rettangolo verde, il clima a Zingonia profuma già inesorabilmente di smobilitazione. Nella consueta conferenza stampa della vigilia, l'attuale tecnico ha dribblato con eleganza i quesiti sul proprio destino: «Io sono concentrato sul presente. Il mio obiettivo rimane il campo. Luca Percassi ha parlato in maniera sincera sul futuro: le sue parole sono tanto oggettive quanto chiare. Il nostro obiettivo è arrivare in Europa. A fine anno ci siederemo e valuteremo insieme se le idee combaciano per il bene dell'Atalanta». Dietro la facciata diplomatica e professionale, tuttavia, l'allenatore campano è perfettamente consapevole che i titoli di coda stanno per scorrere, con la proprietà decisa a recidere senza esitazioni il cordone ombelicale con la discendenza tattica di Gian Piero Gasperini.
L'ASSE GIUNTOLI E IL SOGNO IN PANCHINA - Il ribaltone non riguarderà esclusivamente lo spogliatoio, ma partirà dalle stanze dei bottoni. Mancano soltanto due partite al definitivo congedo dell'attuale direttore sportivo Tony D'Amico, il cui ufficio è già virtualmente pronto ad accogliere Cristiano Giuntoli. Il primo, mastodontico compito del nuovo uomo mercato sarà quello di regalare una guida tecnica di respiro internazionale alla piazza. Il nome in cima alla lista dei desideri per plasmare il futuro risponde all'identikit di Maurizio Sarri. L'esperto maestro toscano, corteggiatissimo anche dal Napoli (dove ha già vissuto un triennio d'oro proprio in totale sinergia con lo stesso neo-direttore nerazzurro), rappresenta la mossa perfetta per inaugurare il nuovo corso, a patto che maturino definitivamente i tempi per il suo allontanamento dalla Capitale.
UN TAGLIO NETTO COL PASSATO TATTICO - L'eventuale sbarco dell'ex condottiero di Chelsea e Juventus segnerebbe uno stravolgimento filosofico ed estetico senza alcun precedente per la storia recente del club. Dopo anni di dominio del sistema basato sulla difesa a tre e sulle asfissianti marcature a uomo a tutto campo – dogmi ereditati e perpetuati dai vari Ivan Juric e Palladino – la società si appresta a svoltare. Il passaggio alla retroguardia a quattro, combinato con la maniacale ricerca del calcio di posizione e del palleggio nello stretto, segnerebbe il tramonto di un'epoca. Una vera e propria rivoluzione culturale per ridisegnare, questa volta per davvero, l'anima calcistica orobica.
Il fascino delle notti europee si mescola così al fervore di un cantiere estivo che promette fuochi d'artificio. La sfida odierna è l'ultimo, fondamentale ostacolo per archiviare il presente e spalancare le porte a un domani carico di rivoluzioni e fascino.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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