Un'ombra pesante si allunga sui rapporti tra la FIFA e il calcio europeo, coinvolgendo direttamente anche l'Atalanta in un intrigo internazionale dove geopolitica e sport collidono violentemente. Secondo una clamorosa inchiesta della piattaforma investigativa olandese Follow The Money, rilanciata in Italia da L'Espresso, il massimo organismo del calcio mondiale avrebbe esercitato pressioni sistemiche su diversi club – tra cui la Dea – affinché onorassero i debiti con le società russe, ignorando di fatto le sanzioni internazionali imposte dopo l'invasione dell'Ucraina. Una situazione paradossale che ha messo la famiglia Percassi di fronte a un bivio drammatico: pagare, rischiando di violare le norme europee, o subire un blocco del mercato devastante.
IL RICATTO DI ZURIGO - Il meccanismo - riferisce e riporta Calcioefinanza.it - descritto dall'inchiesta è spietato nella sua semplicità burocratica. La FIFA avrebbe inviato ultimatum perentori: saldare le rate dei trasferimenti entro 45 giorni o affrontare conseguenze sportive pesantissime, ovvero il blocco del mercato in entrata per 18 mesi (tre sessioni consecutive). Una minaccia che, secondo i documenti emersi, non terrebbe in alcun conto i blocchi bancari, l'esclusione dal circuito SWIFT e le restrizioni legislative varate dai governi occidentali contro Mosca. L'autonomia dell'ordinamento sportivo, nella visione di Zurigo, sembra dover prevalere sulle leggi statali, intrappolando le società in un limbo pericoloso.
IL CASO MIRANCHUK - Per l'Atalanta, il nodo del contendere risale all'operazione Aleksey Miranchuk. Acquistato nell'agosto 2020 dalla Lokomotiv Mosca per 14,5 milioni di euro pagabili in cinque tranche, il trequartista russo è diventato un caso diplomatico alla scadenza della quarta rata (aprile 2022), pari a 2,8 milioni. Il club orobico ha bloccato il bonifico appellandosi a una causa di forza maggiore: la Lokomotiv è di proprietà delle Ferrovie Russe, ente sanzionato dall'Unione Europea, e le banche russe erano tagliate fuori dai circuiti finanziari.
LA CONDANNA E I CANALI ALTERNATIVI - Nonostante la difesa legale dei nerazzurri, basata sull'impossibilità oggettiva di procedere senza commettere un reato, il giudice unico della FIFA ha respinto le argomentazioni. La sentenza è stata netta: le sanzioni non estinguono il debito. Anzi, i legali russi avrebbero suggerito canali alternativi (come Gazprombank o Raiffeisen Bank) e la FIFA ha condannato l'Atalanta a pagare entro un mese e mezzo, maggiorando la somma con interessi al 5%. Un "invito" a trovare una via traversa per far arrivare i soldi a Mosca, pena lo stop alle trattative.
NON SOLO DEA: IL SISTEMA ITALIA - L'Atalanta non è sola in questa morsa. L'inchiesta cita altri casi italiani, come quello dell'Udinese per l'acquisto di Bijol dal CSKA Mosca e della Salernitana, tirata in ballo (suo malgrado) in un presunto schema di triangolazioni finanziarie suggerito dai russi per aggirare i blocchi, ipotesi poi respinta dai friulani. Ma la rigidità della FIFA è bidirezionale: anche il Benevento, creditore del Rubin Kazan, si è visto negare le proprie ragioni quando i russi non hanno pagato, con Zurigo che ha ribadito la validità dei debiti contrattuali sopra ogni cosa.
LA SENTENZA DEL TAS: UN PRECEDENTE - Uno spiraglio di luce in questo tunnel legale è arrivato solo nel maggio 2025, grazie al "caso West Ham". Il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna ha accolto il ricorso degli inglesi per l'affare Vlasic, stabilendo che il pagamento verso la Russia fosse oggettivamente impossibile e che i suggerimenti della FIFA su canali bancari alternativi configurassero un tentativo improprio di aggirare le sanzioni. Una sentenza che sospende l'obbligo fino alla revoca delle misure governative e che potrebbe ora fornire uno scudo legale anche all'Atalanta e agli altri club coinvolti, vittime di quello che molti osservatori non esitano a definire un "ricatto sportivo".
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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