Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, interviene a gamba tesa sulle furenti polemiche scaturite dal pareggio tra l'Inter e l'Atalanta. Il giornalista ha affidato ai social e al suo editoriale un'analisi tagliente sugli episodi che hanno condizionato la sfida del Meazza, difendendo le rimostranze meneghine e commentando l'atteggiamento strategico adottato dalla società capolista al termine dei novanta minuti.

IL VERDETTO SUI SOCIAL - Zazzaroni non usa giri di parole per giudicare le decisioni del fischietto Manganiello. Attraverso il suo profilo Instagram, il direttore ha sentenziato in modo netto: «Gol del pareggio irregolare per dinamica; rigore evidente». Una presa di posizione tranciante che gli ha attirato le immediate ire di una parte del web. «Non vi dico le offese ricevute, pari per numero ai miei chissenefotte: dare dell’interista a un bolognese doc è peraltro considerata pratica illegale», ha chiosato con la consueta ironia, respingendo al mittente ogni accusa di faziosità.

LA STRATEGIA DI MAROTTA - L'analisi si sposta poi sulla reazione a caldo della dirigenza milanese. L'imposizione del silenzio stampa è letta come una mossa scaltra e profondamente calcolata da parte del numero uno del club. «Dai suoi, Marotta ha preteso il silenzio in pubblico. Quello che avevano da dire al Manganiello di turno è rimbalzato negli spogliatoi di San Siro», si legge nell'editoriale. Secondo Zazzaroni, il presidente conosce perfettamente gli equilibri e la permalosità del sistema: «Ha voluto dimostrare che lui, loro non fanno come la Juve dopo il caso Kalulu: nessun interista ha dato in escandescenze in favore di telecamere e smartphone. Forte del vantaggio in classifica, ha inteso celebrare così la fine della sua evocatissima League. È stato furbo, sé stesso. Si è mostrato vittima, mai beneficiato».

L'AFFONDO SUGLI ARBITRI - L'editoriale si chiude con una durissima critica all'intero sistema arbitrale italiano, descritto come intrappolato nelle sue stesse dinamiche di potere. Il direttore definisce l'attuale classe dei direttori di gara come «modesta principalmente perché, pur di rimanere dentro al sistema, si adegua ai vari indirizzi “suggeriti” da AIA (decapitata), Can A e B, Settore Tecnico Arbitrale, presidenza federale, generando una confusione intollerabile». Un atto d'accusa pesante che evidenzia come il caos vissuto sul terreno di gioco sia spesso il riflesso diretto della disorganizzazione e delle pressioni ai vertici.

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Sezione: Altre news / Data: Lun 16 marzo 2026 alle 10:45
Autore: Daniele Luongo
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