L'allenatore del Como, Cesc Fabregas, si gode un successo pesantissimo e ricco di emozioni. Il tecnico spagnolo ha analizzato ai microfoni di Sky Sport la preziosa vittoria ottenuta contro la Roma, esaltando la prova di carattere dei suoi ragazzi in un match condizionato da diversi episodi, tra cui il cartellino rosso sventolato a Wesley. Non è mancato, tuttavia, un velo di delusione per il comportamento dell'allenatore avversario al termine dei novanta minuti.
LA MENTALITÀ E LE ALTERNATIVE - La gestione dei momenti cruciali della sfida è stata impeccabile secondo la guida lariana. «Quando costruisci una squadra prepari un'idea. Ci sono tante partite dentro una partita, una partita può cambiare in cinque minuti, come è successo con noi oggi con il rigore», ha spiegato Fabregas. La capacità di adattarsi e l'ingresso di forze fresche sono risultati determinanti: «Avere più alternative, che non avevamo avuto durante tutta la stagione, è importante, specie nel momento clou. Però, ripeto, sono contento della voglia, della prestazione, della mentalità della squadra. Se continuiamo ad andare avanti non dobbiamo perdere la nostra identità».
IL CASO GASPERINI E IL RISPETTO - Il post-partita è stato macchiato da un episodio che ha lasciato l'amaro in bocca all'ex centrocampista. Sulla mancata stretta di mano da parte di Gian Piero Gasperini, il tecnico del Como ha espresso il suo rammarico: «Io non so, magari è una cosa normale. Sia quando perdo, sia quando vengo espulso, sia quando sono arrabbiato, sia quando sono contento, penso che in due anni non sia mai successo che io non andassi a dare la mano a un collega». Una questione di etica sportiva che ha ferito lo spagnolo: «Mi sembra una cosa sportiva, che ho visto per tutta la mia vita, per come sono cresciuto io. So che si può sbagliare e qualche volta non si può condividere tutto, però quando finisce la partita si va a dare la mano all’avversario. Penso che sia una questione di rispetto. Quando è andato via, ok, mi ha intristito un po'».
LA CORSA AL QUARTO POSTO E IL FUTURO - L'entusiasmo per una posizione di classifica da sogno non fa perdere il contatto con la realtà. La rincorsa per la zona Champions si fa sempre più avvincente: «Me la sono gustata, perché è stata una partita bella. Sinceramente l’ho detto: si potrebbe dire che la vittoria è epica, ma è costata tanto. È stata una partita molto intensa con questa squadra. Però questo ha fatto sì che andassimo sempre a ricercare il gioco dal primo minuto». Il lavoro quotidiano e la filosofia di gioco stanno pagando: «Saper sopportare il risultato e il gioco in una certa maniera, penso che sia una questione di solidità e di coraggio, di fiducia. Io invito la squadra a continuare a giocare così, perché siamo molto giovani e c’è ancora tanto da imparare. Mancano nove partite, sono tante, più la coppa. Andiamo piano piano».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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