La parabola discendente della Triestina si è conclusa nel modo più drammatico e inappellabile. La sconfitta per 3-2 maturata sul prato della Pro Vercelli ha decretato la matematica retrocessione degli alabardati, sancendo la fine di un'annata da incubo con ben sei giornate d'anticipo rispetto alla naturale conclusione del campionato di Serie C.
UNA CLASSIFICA DIMEZZATA E I FANTASMI SOCIETARI - Il verdetto del campo, implacabile, condanna la compagine a un bottino misero di soli cinque punti in graduatoria. Un numero che, tuttavia, racconta solo a metà il calvario vissuto dalla squadra in questi mesi. Senza le pesantissime penalizzazioni inflitte per le note vicissitudini societarie, il gruppo avrebbe infatti raccolto ventotto lunghezze, un margine che avrebbe ampiamente garantito la possibilità di lottare per la salvezza attraverso la lotteria dei playout. Invece, le continue emergenze d'organico e la profonda instabilità ai vertici hanno trasformato l'intera stagione in un'agonia irreversibile.
L'INIZIO SHOCK E LA REAZIONE TARDIVA - Al triplice fischio, la delusione ha preso il sopravvento nelle parole del tecnico Giuseppe Marino, presentatosi in sala stampa per la disamina dell'incontro e dell'intera annata. «L'approccio iniziale è stato disastroso, eravamo costantemente sotto ritmo e la Pro Vercelli ha strameritato il doppio vantaggio acquisito nella prima frazione. Purtroppo, le prime due reti le abbiamo letteralmente regalate noi con le nostre mani», ha confessato l'allenatore. La musica è parzialmente cambiata nella ripresa, quando un moto d'orgoglio ha permesso di accorciare le distanze e spaventare concretamente i padroni di casa.
GLI EPISODI CHIAVE E L'ONORE DELLE ARMI - Nel momento di massima spinta, proprio quando la clamorosa rimonta sembrava a un passo, la doccia fredda del terzo gol avversario ha tagliato definitivamente le gambe alla squadra. «C'è stato un frangente in cui eravamo nettamente superiori e padroni del campo, ma un singolo episodio ci ha condannati a rincorrere nuovamente un doppio passivo. Nonostante la mazzata psicologica, abbiamo continuato a macinare gioco costruendo altre quattro nitidissime palle gol, tra cui due occasioni solari sprecate da Faggioli e D'Urso», ha recriminato il mister, chiudendo poi con una carezza al suo spogliatoio: «È una giornata tristissima per la storia di questa piazza, ma i ragazzi hanno dato tutto, lottando fino alla fine e non mollando mai per rimandare il più possibile questo doloroso epilogo».
Cala così il sipario su una stagione nata sotto una cattiva stella e finita nel peggiore dei modi. Ora la società dovrà raccogliere i cocci e programmare un'immediata e solida risalita per restituire la dignità perduta a una piazza storica del calcio italiano.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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