C'è una coppa che non si dimentica mai. Fabio Cannavaro la baciò sul podio di Berlino il 9 luglio 2006, e quella notte la portò a dormire con sé. Vent'anni dopo, l'ex capitano dell'Italia campione del mondo si ritrova sul palcoscenico più grande del calcio, ma con un ruolo diverso: non più il baluardo difensivo che fece piangere il Brasile, la Germania e la Francia, bensì il commissario tecnico dell'Uzbekistan, nazione alla sua prima storica partecipazione a una Coppa del Mondo. Un viaggio tra passato e futuro, tra nostalgia e ambizione, che il napoletano ha raccontato in una grande intervista a tutto campo.
LA COLPA È DELLA PAURA - Prima domanda obbligata: perché l'Italia non è in America? Cannavaro non usa mezzi termini: «Perché l'Italia con la Bosnia ha avuto paura. Abbiamo Gianluigi Donnarumma, Riccardo Calafiori, Alessandro Bastoni, Nicolò Barella, Tonali: fatico a pensare che si possa perdere con la Bosnia». Una sentenza pesante come un macigno, che suona come un atto d'accusa alla gestione tecnica degli ultimi anni. E poi arriva il secondo livello del problema, quello strutturale: «Abbiamo smesso di investire sui settori giovanili, costruiamo giocatori che vogliono uscire dal basso e dimentichiamo la scuola italiana». Parole di chi ha visto il calcio italiano da dentro per decenni – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – e oggi osserva la decadenza con l'amarezza di chi quella grandezza l'ha vissuta sulla pelle.
L'EREDE DEGNO DEL 2006 - Una sola domanda, diretta: c'è almeno un giocatore italiano oggi che avrebbe potuto giocare con la squadra del Mondiale tedesco? Cannavaro risponde senza esitazione: «Sandro Tonali. Mi piace molto». Il centrocampista del Newcastle United, 26 anni, è dunque il solo che l'ex capitano inserisce idealmente in quella squadra leggendaria. Un riconoscimento enorme, che conferma come il mediano lombardo sia considerato dal gotha del calcio italiano il talento più puro della sua generazione.
L'UZBEKISTAN, UN SOGNO CONCRETO - Cannavaro allena l'Uzbekistan dall'ottobre 2025 e porta la nazionale centroasiatica alla prima Coppa del Mondo della sua storia. Il Gruppo K è un labirinto: Colombia, Portogallo e Repubblica Democratica del Congo. «Se pensi al centrocampo del Portogallo, spegni il video dopo due secondi — ammette candidamente — Se guardi la Colombia, dopo 10. Noi invece tiriamo dritto, non abbiamo nulla da perdere e ce la giochiamo». La sua arma principale è Abdukodir Khusanov, il difensore centrale del Manchester City classe 2004: «È fortissimo, può crescere molto. È un difensore centrale come me». Accanto a lui, il veterano Eldor Shomurodov, l'attaccante che dopo anni tra Genoa, Roma e prestiti in Serie A ha trovato continuità all'İstanbul Başakşehir, dove nell'ultima stagione ha segnato 21 gol in 41 partite.
LA CURIOSITÀ DELLO SPOGLIATOIO - Il calcio uzbeko ha sorpreso Cannavaro per spirito di gruppo e umiltà: «Mi fanno divertire perché assorbono come spugne qualsiasi cosa io proponga. Nessuno si lamenta, lavorano, si vogliono confrontare». E poi c'è la dimensione culturale: «È un Paese musulmano e capita che i giocatori preghino prima delle partite o all'intervallo. Vanno in una stanza a parte e tornano per il secondo tempo. Non è un problema, si tratta solo di gestire le tempistiche». Dello spirito italiano, nella squadra di Cannavaro è rimasto tutto quello che conta: la maglia azzurra, lo staff tecnico in larga parte italiano e — ha promesso — la pizza nel menu dopo le partite.
LA SORPRESA DEL TORNEO E IL SOGNO AZZURRO - Per i pronostici mondiali, il nome che Cannavaro lancia come rivelazione è quello di Vincenzo Montella con la Turchia: «Quella è la squadra che può sorprendere». Un endorsement da ex collega, visto che anche l'Aeroplanino, come lui, porterà una nazionale europea non di prima fascia a competere con le grandi. Quanto al futuro, la risposta è disarmante nella sua linearità: «Io mi vedo ancora allenatore. Lavoro per diventare ct dell'Italia». Nel frattempo, un retroscena del 2006 finalmente svelato: se Fabio Grosso avesse sbagliato il penalty in finale contro la Francia, i rigoristi successivi sarebbero stati Luca Toni e Vincenzo Iaquinta, con Cannavaro penultimo e Gennaro Gattuso ultimo di tutti. «Rino mi avrebbe minacciato pur di non calciare», dice ridendo. Vent'anni dopo, l'Italia fatica a trovare un Gattuso e un Cannavaro: Tonali, per ora, è l'unico erede riconosciuto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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