C'è un modo semplice per capire cosa è successo in questa stagione all'Atalanta, e un modo altrettanto semplice per capire perché la Roma è tornata in Champions League per la prima volta dal 2019. Quel modo si chiama Gian Piero Gasperini. L'allenatore ha lasciato Bergamo con i nerazzurri in Champions e se li ritrova oggi in Conference; ha preso la Roma in Europa League e l'ha riportata nell'olimpo europeo. Una simmetria che non è casuale, che non è fortuna. È metodo.
IL DATO CHE SPIEGA QUASI TUTTO - L'editoriale con cui Sebastiano Vernazza firma le proprie considerazioni sulla stagione appena chiusa su La Gazzetta dello Sport ha il pregio della brutalità matematica. Nell'Atalanta 2024/25, ultima stagione dell'era gasperiniana a Bergamo, il duo Mateo Retegui-Ademola Lookman aveva messo insieme 40 reti — Retegui capocannoniere con 25, Lookman terzo con 15. Nell'Atalanta 2025/26, tra le gestioni di Ivan Juric e Raffaele Palladino, i migliori marcatori sono stati Gianluca Scamacca e Nikola Krstović con 10 gol ciascuno — venti in due, la metà esatta. Una differenza che spiega molto, quasi tutto. Il calcio gasperiniano non produce solo risultati: produce gol, perché costruisce reti di assistenza attorno ai suoi attaccanti che pochi altri allenatori sanno costruire.
GASPERINI A ROMA: UN CAPOLAVORO DENTRO E FUORI DAL CAMPO - Gian Piero Gasperini è stato bravo due volte a Roma: sul campo, costruendo un'identità di gioco riconoscibile e portando la squadra a cinque vittorie nelle ultime sei giornate — post risoluzione delle tensioni con Claudio Ranieri —; e fuori dal campo, riuscendo a sintonizzarsi sulle frequenze di un ambiente complesso che avrebbe potuto spezzare il suo calvinismo piemontese. Uscire vincitore da uno scontro con un monumento come Ranieri, strappandosi i pieni poteri dalla proprietà, è stato il suo capolavoro extra-campo – come sottolinea La Gazzetta dello Sport con la firma di Vernazza –. Donyell Malen, acquistato a gennaio, è stato il detonatore: 14 gol in 18 giornate con la Roma, un numero che dice molto sull'ambiente tattico in cui è stato inserito. Non siamo sicuri che avrebbe fatto altrettanto altrove.
NOVE ANNI DI EREDITÀ E IL PARAGONE CON FABREGAS - nelle nove stagioni a Bergamo, Gasperini aveva centrato cinque qualificazioni alla Champions e vinto un'Europa League: un palmares che fotografa esattamente quella «rete di assistenza» strutturale che ha costruito attorno al proprio metodo. Lo stesso spirito — intensità, aggressività, zero speculazione — lo sta importando alla Roma, con risultati immediati. E c'è un filo parallelo che merita attenzione: il passaggio di testimone europeo in questa stagione è andato al Como di Cesc Fàbregas, neo-qualificato in Champions, che ha scelto la stessa strada maestra del calcio offensivo, fatto di assalti frontali e privo di arzigogoli. Bergamo cede il passo a Como, ma il modello resiste.
LA PREVISIONE SUL FUTURO: LA ROMA IN CHAMPIONS NON FARÀ DA COMPARSA - Gian Piero Gasperini aveva già dimostrato con l'Atalanta cosa può fare in Champions: i nerazzurri si erano spinti fino ai quarti di finale nell'edizione 2019/20, eliminati in gara unica dal Paris Saint-Germain di Neymar e Kylian Mbappé in quella storica notte di Lisbona. La Roma, con il suo impianto e con la crescita di giocatori come Malen e Dybala, non sarà una comparsa. Quanto all'Atalanta, l'equazione è semplice: la Conference è la più abbordabile delle coppe, e il club nerazzurro potrebbe vincerla se il nuovo allenatore riuscirà a risvegliarne lo spirito del «novennato» gasperiniano. La sfida di Maurizio Sarri inizia esattamente da qui.
Gasperini fa salire gli ascensori in cui entra. L'Atalanta lo sa bene: lo ha vissuto per nove anni. Adesso tocca a qualcun altro premere il pulsante del piano superiore.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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