Certe volte il rimpianto ha un nome preciso, e a Bergamo quel nome si chiama Samuele Inácio Piá. Nato il 2 aprile 2008 proprio sotto le torri della città orobica, cresciuto a Zingonia nel vivaio nerazzurro dall'età di sei anni, il figlio dell'ex attaccante Inácio Piá — che quella maglia la portò davvero in Serie A — è diventato in pochi mesi uno dei giovani più desiderati del calcio europeo. Non con la Dea, però. Con il Borussia Dortmund, il club che nel 2024 lo ha strappato all'Atalanta con un'operazione che ha lasciato non poco amaro in bocca alla società di Bergamo. E oggi che Silvio Baldini lo ha chiamato in Nazionale maggiore per la prima volta, quella storia riemerge con tutta la sua forza.
I 383 MINUTI CHE HANNO CAMBIATO TUTTO - Il Borussia Dortmund non ha avuto fretta, ma alla fine ha fatto jackpot. In 383 minuti complessivi con la maglia giallonera tra tutte le competizioni — compresi i minuti in prima squadra agli ordini di Niko Kovač — Inácio ha segnato il suo primo gol da professionista, ha ricevuto la standing ovation del BVB Stadion Dortmund, si è guadagnato un rinnovo contrattuale fino al 2029 e ora si ritrova tra i 24 convocati della Nazionale italiana per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Un percorso bruciante per un classe 2008 che a fine stagione non ha ancora compiuto diciannove anni. «Quel momento è stato il più bello della mia vita. Segnare di fronte al Muro Giallo è stata un'emozione incredibile. Lo aspettavo da molto e quando è arrivato ero la persona più felice del mondo. Me lo riguardo spesso in video», ha raccontato Inácio.
LA PRIMA CONVOCAZIONE: «CE L'HO FATTA» - L'annuncio di Baldini ha colto il ragazzo a casa, impreparato all'emozione che stava per travolgerlo. «Mi ricordo che ero a casa quando è uscita la convocazione. Quando ho visto il mio nome è stato incredibile. Ho detto: "Ce l'ho fatta". È la Nazionale maggiore. Un momento d'orgoglio gigante». Parole semplici, autentiche, di chi non si è ancora abituato all'idea di essere tra i grandi. A Coverciano lo aspetta un capitano speciale: «C'è Gigio Donnarumma che è l'idolo di tutti noi, lo prendiamo come esempio». Un percorso che arriva dopo aver scalato tutte le categorie giovanili azzurre dall'Under 15 all'Under 19, passando per una stagione da capocannoniere all'Europeo Under 17, ma senza mai aver indossato la maglia dell'Under 21.
PERCHÉ BALDINI LO HA VOLUTO SUBITO - La convocazione ha anche una valenza strategica che va oltre il merito tecnico. Inácio, nato a Bergamo ma di origini brasiliane, è tecnicamente convocabile dalla Seleção. Un'opzione che Baldini intende chiudere definitivamente, esattamente come già fatto con Honest Ahanor: portarlo in Nazionale maggiore, fargliela sentire sua, blindarlo all'azzurro prima che Carlo Ancelotti — commissario tecnico del Brasile — possa farsi avanti. Il padre Inácio Piá ha già risposto mesi fa a chi gli poneva questa domanda: «Vuole giocare il Mondiale con l'Italia». E Samuele conferma la rotta: «Vestire l'azzurro era il mio sogno più grande. Sono passati tanti grandi campioni qua, anche io vorrei portare in alto la maglia. E vincere un Mondiale con l'Italia».
IL LEGAME CON PAPÀ PIÁ E L'"INÁCIO MASK" - Il rapporto con il padre è il filo conduttore di tutta questa storia. Inácio Piá aveva già vestito le maglie di Napoli, Atalanta e Torino, e adesso vede il figlio compiere un percorso ancora più affascinante. «Sono cresciuto vedendo papà giocare, mi sono innamorato subito del calcio. Il consiglio più grande che mi ha dato è di non accontentarmi mai, anche quando le cose stanno andando bene. E ancor prima di un calciatore, di essere una bella persona». L'esultanza è un rituale condiviso: «Anche mio papà ne aveva una. Quando andavamo a giocare io e lui e facevo un gol mi mettevo a farla». La "Inácio mask" è diventata il simbolo di un talento che non si dimentica.
DORTMUND, L'AMBIENTAMENTO E I COMPAGNI ITALIANI - La scelta del Borussia è stata dettata dall'ambizione: «Provare nuove sfide. Il progetto del Borussia mi ha subito incuriosito, conoscendo la storia del club so di aver fatto la scelta giusta. Sta ripagando». La difficoltà più grande? La lingua. «Il tedesco lo capisco, lo parlo un pochino ma più inglese». Ma l'adattamento è stato facilitato dalla presenza di due connazionali: «Sono stato aiutato anche da Luca e Filippo che erano lì con me» — Luca Reggiani e Filippo Mane, entrambi convocati da Baldini in questa stessa sessione. Nel tempo libero, il bergamasco che ha conquistato Dortmund ascolta reggaeton e balla. «Cucina? Non benissimo, menomale che preparano loro da mangiare. Altrimenti sarebbe un disastro».
A Zingonia il rimpianto ha un nome e una faccia. Samuele Inácio Piá è cresciuto qui, ha imparato il calcio qui, e ora si prepara a indossare per la prima volta la maglia della Nazionale maggiore che la Dea non ha potuto tenersi. Il ragazzo di Dortmund è solo all'inizio. E certi inizi hanno il sapore dei grandi destini.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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