Ci sono giocatori che attraversano intere carriere seguendo una linea retta, e poi ci sono i talenti tormentati che vivono su un perenne ottovolante emotivo e prestativo. L'avventura bergamasca dell'ex attaccante del West Ham Gianluca Scamacca appartiene di diritto a questa seconda categoria. Acquistato nell'estate del 2023 per raccogliere la pesantissima eredità del partente Rasmus Hojlund – che ironia del destino incrocerà proprio domenica in una supersfida contro il Napoli dal profumo d'Europa –, il centravanti romano sembra essersi nuovamente smarrito. E questa volta, in un momento in cui la squadra avrebbe un disperato bisogno del suo istinto killer.
LE MILLE VITE DI UN CENTRAVANTI INQUIETO - Il suo percorso a Zingonia assomiglia a un romanzo diviso in capitoli diametralmente opposti. La prima stagione sotto la guida di Gian Piero Gasperini lo aveva elevato a vette inesplorate, regalandogli il record personale di diciannove marcature. Poi è sceso il sipario su un secondo anno agonistico letteralmente maledetto: la lesione al crociato del ginocchio sinistro prima, e il guaio muscolo-tendineo alla coscia destra poi, lo hanno relegato al ruolo di spettatore con appena cinque minuti giocati in campionato. L'interregno di Ivan Juric si è rivelato apatico e privo di scintille, motivo per cui l'approdo del nuovo allenatore campano era stato accolto come una liberazione: «Ci serviva un tecnico che credesse in noi e ci facesse respirare fiducia pura», aveva ammesso a fine novembre.
L'ILLUSIONE D'AUTUNNO E IL BUIO IN EUROPA - Le premesse sembravano aver riacceso l'antico fuoco, con un bottino esplosivo di cinque reti nelle prime sei apparizioni del nuovo corso. Ma l'incantesimo si è esaurito con la stessa rapidità con cui era nato. Nelle successive nove gare, se si escludono le esecuzioni dal dischetto in Coppa Italia contro Parma e Juventus, la via del gol su azione è stata trovata in una sola misera occasione. Certo, i numeri freddi (nove reti e tre assist complessivi, con una marcatura ogni centoquattordici minuti) restano dignitosi se si considerano i problemi al ginocchio tra settembre e ottobre. A spaventare, però, è il linguaggio del corpo: la scialba e letargica prestazione offerta in Germania contro il Borussia Dortmund è stata probabilmente la più allarmante del suo intero triennio orobico.
LA CURA D'URTO E L'EMERGENZA INFERMERIA - Un blackout ingiustificabile - prova ad analizzare La Gazzetta dello Sport -, a maggior ragione se si considera l'ecatombe che ha appena falcidiato la trequarti nerazzurra, privando la squadra di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori per le prossime settimane. Raffaele Palladino, consapevole di aver bisogno della miglior versione del suo numero nove per continuare la clamorosa rincorsa alla Champions League, ha optato per la terapia d'urto. Zero minuti concessi contro la Lazio e una sostituzione immediata all'intervallo nella disfatta del Westfalenstadion, accompagnata da un messaggio inequivocabile recapitato in sala stampa: «Può e deve dare di più, gliel'ho spiegato senza mezzi termini nello spogliatoio a fine gara».
IL SORPASSO MONTENEGRINO E IL CROCEVIA MONDIALE - Il banco di prova di domenica contro i partenopei guidati da Antonio Conte non ammette appelli. Eppure, il paradosso vuole che il titolare inamovibile dell'attacco bergamasco sia attualmente un altro. Nikola Krstovic sta viaggiando a velocità doppia, garantendo ferocia e concretezza (cinque centri nelle ultime sette uscite di Serie A) che legittimano ampiamente la sua titolarità. Si profila così lo spettro della terza panchina consecutiva in campionato per il romano.
Questa ennesima doccia fredda non deve essere letta come una bocciatura irreparabile, ma come l'estremo tentativo di pungere l'orgoglio di un campione assopito. La squadra ha un bisogno viscerale dei suoi gol per centrare l'Europa dei grandi. E ne ha un disperato bisogno anche Rino Gattuso, che tra un mese esatto si giocherà l'accesso al Mondiale proprio sul prato della New Balance Arena. Ripartire da qui, con fame e umiltà, è l'unico modo per vivere l'ennesima rinascita.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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