Il rendimento stagionale di Gianluca Scamacca si è trasformato nel tema più spinoso e dibattuto dell'intera annata atalantina. Fin dal momento in cui Mateo Retegui si è imbarcato sul volo di sola andata per la ricca Arabia, una domanda ha iniziato ad aleggiare minacciosa sopra i cieli di Zingonia: riuscirà l'attaccante romano a non far rimpiangere il capocannoniere del campionato? L'attesa era tutta per il ritorno di «quel» formidabile trascinatore, straripante fisicamente ed eccelso tecnicamente, ammirato fino alla doppia finale del 2024.
L'EREDITÀ E IL CALVARIO - Purtroppo, il rientro dopo un anno solare di inattività causato da due infortuni devastanti (capaci di stroncare la carriera anche al più roccioso dei mediani) è coinciso con un nuovo, beffardo stop ai nastri di partenza della stagione - analizza a raggi 'X' L'Eco di Bergamo stamane - . Oltre un mese in infermeria che, tradotto calcisticamente, significa dover ricostruire la condizione atletica partendo praticamente da zero. Le sue prestazioni hanno così assunto un andamento inevitabilmente altalenante: sprazzi di classe purissima, perché il talento cristallino non svanisce sotto i ferri del chirurgo, ma un impatto sulle partite spesso lontano da quello spirito battagliero che costituisce il marchio di fabbrica del club. Un dogma tattico che da dieci anni a questa parte esige dal centravanti il ruolo di primo difensore, fondamentale per riconquistare la sfera e tramutare l'azione passiva in una palla gol.
I NUMERI CONTRO LA RETORICA - Eppure, se ci si spoglia dell'emotività e si analizzano i freddi dati statistici, la sua annata non è affatto disastrosa: l'attaccante vanta nove reti complessive all'attivo (una ogni 156 minuti giocati) e tre assistenze vincenti. Ma il tifoso medio, spesso annebbiato da un eccesso di retorica sulla «maglia sudata», tende a ignorare il pallottoliere. E non perdona. La piazza condanna senza appello chiunque sembri risparmiare una singola goccia di sudore, fingendo di dimenticare che pretendere il ritorno immediato del dominatore assoluto delle difese avversarie, dopo un calvario clinico di tale portata, era una pretesa francamente illusoria.
IL PESO DELLE ATTENUANTI E LA REAZIONE - La dirigenza, fiutando saggiamente l'ostacolo, ha affiancato al centravanti un profilo come Nikola Krstovic, il quale, superato un logico periodo di adattamento, rappresenta oggi molto più di una semplice alternativa. Da un lato è assolutamente corretto pretendere un atteggiamento più centrato all'interno della gara, come sottolineato esplicitamente dallo stesso Raffaele Palladino («Voglio di più»), ma dall'altro in questo processo mediatico mancano clamorosamente le attenuanti. E il numero nove ne ha da vendere. Essendo un patrimonio tecnico della Dea, va applaudito nei trionfi e criticato nei passaggi a vuoto, ma un istante dopo va sostenuto e protetto dalla cattiveria gratuita di chi confonde la doverosa critica con il pregiudizio personale alla perenne ricerca di un colpevole. Adesso tocca a lui rispondere sul campo, con una reazione d'orgoglio e di cuore. Per sé stesso e per la maglia che indossa.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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