Il fischio d'inizio si avvicina e Bergamo si prepara a ospitare uno snodo cruciale per la rincorsa alla Champions League. Domenica alle ore 15.00, l'Atalanta si troverà di fronte un Napoli reduce dal pirotecnico due a due contro la Roma e aggrappato all'estro inaspettato del suo nuovo gioiello: Antonio Vergara.

L'INTUIZIONE AZZURRA - L'emergenza infortuni che ha falcidiato la rosa campana si è trasformata nella più grande opportunità per il giovane trequartista. Lanciato nella mischia da Antonio Conte per arginare le tante defezioni, Antonio Vergara ha risposto presente diventando il vero asso nella manica del tecnico. I numeri messi a referto in questo avvio di 2026 sono lo specchio di un impatto devastante: tre reti e altrettanti assist collezionati in appena nove apparizioni tra le varie competizioni. Un ruolino di marcia che lo candida a pericolo numero uno per la retroguardia bergamasca chiamata a difendere il piazzamento europeo.

L'ELOGIO DELL'EX CT - A incoronare le recenti prestazioni del fantasista napoletano è intervenuto un maestro della panchina come Cesare Prandelli. L'ex commissario tecnico della Nazionale, intercettato dalle colonne de Il Mattino, ha fotografato il radicale cambio di mentalità nel giudizio sui giovani talenti italiani. «In passato, di fronte alle buone giocate di un ragazzo, spuntava sempre qualcuno pronto a sollevare dubbi, esigendo almeno tre o quattro doti spiccatamente superiori prima di concedere il palcoscenico della Serie A», ha sottolineato Cesare Prandelli, esaltando poi senza mezze misure la spregiudicatezza di Antonio Vergara, elogiandone il coraggio tattico e la costante ricerca dell'uno contro uno per saltare l'avversario.

LA PAZIENZA COME VIRTU' - La definitiva consacrazione nel calcio dei grandi, arrivata alle soglie dei ventitré anni, impone una profonda riflessione all'intero ecosistema calcistico nazionale, Federcalcio compresa. Cesare Prandelli invita tutto il movimento a non disperdere il patrimonio tecnico per troppa fretta: «Una volta, se non portavi risultati tangibili a diciotto o diciannove anni, venivi letteralmente abbandonato. Il caso di Antonio Vergara ci spinge a fare valutazioni differenti e ci insegna che si può tranquillamente sbocciare a ventidue o ventitré anni. Dobbiamo imparare ad aspettare di più, con maggiore pazienza, senza scartare i nostri ragazzi prematuramente».

IL FATTORE MENTALE - Alla base di questa favola sportiva non c'è esclusivamente la tecnica individuale, ma anche la magistrale gestione psicologica da parte dell'allenatore partenopeo. L'ex ct riconosce infatti il ruolo vitale giocato da Antonio Conte nell'ascesa del ragazzo. «La sua fortuna è stata trovare sulla propria strada Antonio Conte. Il trequartista ha certamente sfruttato l'attimo fuggente, ma senza la totale certezza di essere inserito organicamente dentro al progetto tecnico, questa esplosione non si sarebbe mai verificata», ha concluso Cesare Prandelli.

La Dea è ufficialmente avvisata: disinnescare l'esuberanza di questo talento sbocciato in ritardo ma spietatamente decisivo sarà il primo imperativo per non veder deragliare il treno Champions.

© Riproduzione Riservata

© foto di www.imagephotoagency.it
Sezione: Interviste / Data: Sab 21 febbraio 2026 alle 16:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print