Il serbatoio delle energie in casa partenopea è entrato pericolosamente in riserva. Alla vigilia del delicatissimo scontro diretto contro l'Atalanta, a lanciare l'allarme sulle condizioni fisiche del Napoli è l'ex preparatore atletico azzurro Corrado Saccone. Ai microfoni dell'emittente Radio TuttoNapoli, l'esperto ha sviscerato i motivi del crollo muscolare della squadra guidata da Antonio Conte, delineando uno scenario a tinte fosche per l'imminente big match lombardo e per l'intera volata finale della stagione.

LA GESTIONE DELLO SCOZZESE - La priorità assoluta è non aggravare una situazione già compromessa. Secondo la disamina di Corrado Saccone, l'ipotesi di preservare Scott McTominay nella trasferta bergamasca è una mossa non solo logica, ma strategicamente vitale. «Avendo pregiudicato il percorso in competizioni come la Coppa Italia e la Champions, ora è fondamentale limitare i danni in campionato per centrare l'obiettivo della qualificazione europea», ha spiegato l'ex membro dello staff campano. L'errore fatale, a suo avviso, è stato spingere in modo scriteriato sull'acceleratore nei mesi scorsi nel disperato tentativo di restare aggrappati a ogni torneo. Adesso, con il margine di manovra ridotto a zero, rischiare il tuttocampista scozzese contro l'intensità degli uomini di Gasperini potrebbe rivelarsi un azzardo imperdonabile.

IL CALVARIO DELLA DIFESA - Il quadro clinico si fa ancora più cupo se si sposta lo sguardo sul reparto arretrato, già decimato e costretto a fronteggiare l'onda d'urto dell'attacco orobico. Sull'infortunio al bicipite femorale patito da Amir Rrahmani, la sentenza dell'esperto non lascia spazio a grandi illusioni. Il centrale kosovaro rischia un lunghissimo stop che lo terrà lontano dai campi per mesi: «Credo che per quest'anno la sua stagione sia praticamente conclusa. Se saremo fortunati, lo rivedremo in campo solamente per le ultimissime battute del torneo», ha sentenziato l'ex preparatore, confermando l'entità devastante della lesione.

IL PESO DELLA TATTICA - Alla radice di questa ecatombe infermieristica, l'intervistato individua un fattore squisitamente tecnico. Il credo calcistico di Antonio Conte, fatto di pressing asfissiante e transizioni repentine, presenta un conto salatissimo a livello fisico. «È innegabile che un calcio basato sull'aggressione totale comporti accelerazioni, frenate brusche e continui cambi di direzione, aumentando a dismisura l'usura muscolare dei giocatori», ha precisato. Un dispendio energetico nettamente superiore rispetto, ad esempio, al palleggio prolungato e ai passaggi corti tipici dell'era di Maurizio Sarri, che garantivano uno stress atletico infinitamente più gestibile.

LA LEZIONE DEL PASSATO - Eppure, spremere la rosa non è l'unico modo per stazionare ai vertici. Scavando nei ricordi, Saccone ha rievocato la gestione magistrale di Walter Mazzarri, capace di sfiorare il tricolore pur attingendo a rotazioni ridotte all'osso. «In quell'annata arrivammo secondi dietro a una Juventus fuoriserie utilizzando appena tredici o quattordici titolari per l'intero campionato», ha ricordato con fierezza. Una squadra operaia, priva di fuoriclasse assoluti come Kevin De Bruyne o lo stesso McTominay, ma formata da atleti di grande dedizione come Aronica, Grava, Rinaudo e Paolo Cannavaro. La dimostrazione lampante che metodologie di allenamento calibrate possono colmare anche le lacune numeriche.

Una riflessione preziosa che suona come un severo monito per la panchina azzurra. Mentre il Napoli fa la conta dei superstiti e cerca di rattoppare l'infermeria, l'Atalanta osserva interessata e affila le armi: al Gewiss Stadium andrà in scena una vera e propria prova di sopravvivenza atletica.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Interviste / Data: Sab 21 febbraio 2026 alle 16:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print