L'imminente incrocio di campionato tra l'Atalanta e il Napoli offre lo spunto ideale per Oscar Magoni, indimenticato doppio ex della contesa, per tracciare un bilancio a tutto tondo sul momento del calcio italiano. Intercettato dai microfoni di Radio Napoli Centrale, l'ex centrocampista non si è limitato a fare le carte al big match della New Balance Arena, ma ha allargato l'orizzonte affrontando senza peli sulla lingua i temi più caldi e divisivi del panorama nazionale, dalle riforme regolamentari fino alle storture del sistema calcistico minore.
IL NODO SECONDE SQUADRE - Il primo affondo tocca un nervo da sempre scoperto: l'iscrizione delle formazioni giovanili nel campionato di terza serie. Un progetto che continua a non convincere, scatenando perplessità legate alla reale utilità per la categoria. «Ho già espresso i miei dubbi in passato e mi sono attirato parecchie critiche, ma la verità è che queste realtà curano esclusivamente gli interessi dei club di vertice a cui appartengono», ha tuonato l'opinionista. «Spesso disputano le gare interne in impianti di provincia totalmente scollegati dal loro territorio d'origine: la Juventus va a Biella, l'Inter si sposta a Monza e gli stessi bergamaschi giocano a Caravaggio. Sicuramente sforneranno talenti destinati a grandi carriere, ma fatico ancora a comprendere quale sia il loro effettivo contributo alla Lega Pro».
TEATRINI E TECNOLOGIA - Dalla scrivania al rettangolo verde, il dibattito si infiamma sulle innovazioni regolamentari e sui comportamenti degli atleti. L'introduzione del challenge televisivo a chiamata viene accolta come un'evoluzione positiva per garantire maggiore equità, pur con il dazio inevitabile di spezzettare ulteriormente i ritmi della gara. Ma è sulle polemiche scaturite dalle recenti dichiarazioni di Cristian Chivu e dalle continue simulazioni che il commento si fa tagliente, rievocando persino la storica furbizia di Diego Armando Maradona. «L'astuzia ha sempre fatto parte di questo sport, i simulatori sono sempre esistiti», ha ammesso con schiettezza. «Oggi però si esagera in modo imbarazzante: vediamo giocatori rotolare a terra come se non potessero più proseguire la gara. Ai nostri tempi il gioco era infinitamente più ruvido e i conti si regolavano direttamente in campo, lottando».
LA CORSA CHAMPIONS - L'attenzione si sposta infine sul piatto forte del weekend, quello scontro diretto in Lombardia che promette scintille. Le dinamiche con cui le due compagini si avvicinano al fischio d'inizio appaiono diametralmente opposte. Da un lato c'è una formazione orobica in netta ripresa fisica e mentale, rinvigorita dalle fatiche europee e forte di un organico profondo; dall'altro una truppa partenopea letteralmente decimata dalle assenze. «Gli azzurri vivono l'ennesima situazione di emergenza clinica, Antonio Conte sta tirando fuori il massimo assoluto dai giocatori che ha a disposizione», ha analizzato con lucidità. «I padroni di casa, al contrario, hanno dimostrato di stare bene e possono pescare da una rosa decisamente più ampia. Per loro sarà un crocevia fondamentale: vincere è l'unica opzione per continuare a spingere con forza nella serratissima corsa verso la qualificazione in Champions».
Una lettura lucida e senza filtri che fotografa non solo le tensioni e i dislivelli di una partita cruciale, ma anche le mille contraddizioni di un calcio moderno sempre più intrappolato tra l'esasperazione tattica e la perdita della sua natura più ruspante.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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