Il prato del Meazza si trasforma nel palcoscenico di un pareggio carico di rimpianti per il Milan e di assoluto orgoglio per il Como, in un infuocato derby lombardo che finisce per far sorridere unicamente i cugini dell'Inter. In quella che doveva essere una suggestiva trasferta promozionale nella lontana Perth, andata in scena invece nella classica e piovosa cornice milanese, le due formazioni si spartiscono la posta in palio al termine di novanta minuti in cui la tensione nervosa e il tatticismo hanno nettamente prevalso sullo spettacolo tecnico.
LA MOSSA A SORPRESA E L'ATTESA - L'assetto tattico iniziale spariglia immediatamente le carte sul tavolo verde. Fabregas decide di blindare i suoi schierando per la primissima volta in stagione una retroguardia a tre, rinunciando ai classici punti di riferimento offensivi per affidarsi all'imprevedibilità di Nico Paz nelle insolite vesti di falso nove. Sulla sponda opposta, Allegri ridisegna l'undici titolare: orfano dello squalificato Rabiot e con Pulisic a mezzo servizio in panchina, l'attacco viene affidato all'estro della coppia composta da Nkunku e Leao, mentre Gabbia parte inizialmente fuori dai titolari. Il risultato è un avvio estremamente contratto: i lariani gestiscono il palleggio a ritmi soporiferi facendo tesoro degli errori della gara d'andata, mentre i padroni di casa attendono sornioni il varco giusto senza sbilanciarsi.
IL PASTICCIO E LO SVANTAGGIO - La noia del primo quarto d'ora viene spezzata da un lampo illusorio di Vojvoda, a segno in ripartenza ma fermato da una posizione irregolare e da una precedente infrazione ai danni di Ricci. Quando la partita sembra destinata a trascinarsi stancamente, interrotta solo da un timido tentativo angolato del diez portoghese neutralizzato da Butez alla mezz'ora, arriva il clamoroso colpo di scena. Maignan si rende protagonista di un infortunio tecnico madornale, confezionando un assist involontario e scellerato per Nico Paz. Il talento ospite ringrazia per l'insperato omaggio e insacca con freddezza il pallone dello zero a uno. La reazione rossonera è immediata ma sbatte contro i riflessi felini dell'estremo difensore comasco, prodigioso nel negare la gioia dell'immediato pareggio a Tomori poco prima del duplice fischio.
LA SCOSSA DALLA PANCHINA - Al rientro dagli spogliatoi, il tecnico livornese capisce di dover stravolgere il piano partita. L'inserimento di Gabbia per Pavlovic è solo il preludio a una rivoluzione totale che vede, pochi istanti dopo, l'ingresso simultaneo di Saelemaekers, Fofana e Fullkrug al posto di Athekame, Ricci e Nkunku. La trazione anteriore e le nuove energie rivitalizzano la manovra, premiando gli sforzi rossoneri poco dopo lo scoccare dell'ora di gioco. La lettura geniale porta la firma di Jashari, che pesca un corridoio verticale abbacinante punendo la linea difensiva comasca salita con troppa disinvoltura: Leao si avventa sulla sfera bruciando Ramon in velocità, salta l'uscita disperata del portiere avversario e deposita in rete il tanto sospirato pareggio.
ROSSI, VELENI E RIMPIANTI FINALI - L'ultimo spicchio di gara si trasforma in un'autentica polveriera. Mentre un legno colpito di testa dal marcatore milanista (in netta posizione di fuorigioco) fa tremare i tifosi ospiti, l'ingresso di Douvikas prova a regalare nuova linfa alle sortite offensive dei lariani, senza però mai inquadrare il bersaglio grosso. La temperatura sale vertiginosamente all'ottantesimo minuto, quando l'arbitro spedisce anzitempo negli spogliatoi un furibondo Allegri e Cattani, strettissimo collaboratore della panchina avversaria. Il finale è un condensato di proteste, con la delegazione comasca che invoca a gran voce il secondo cartellino giallo per Saelemaekers dopo un ruvido intervento su Da Cunha. I cinque minuti di recupero scorrono via tra i nervi tesi, sancendo una divisione della posta definitiva.
Un verdetto che fotografa perfettamente le imprecisioni rossonere e premia la sagacia tattica degli ospiti, capaci di soffrire e colpire nel momento opportuno. Il Diavolo frena bruscamente la sua rincorsa, consegnando su un piatto d'argento il sorriso più largo alla Milano capolista.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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