La polvere alzata dalla battaglia del Signal Iduna Park non accenna a depositarsi. Oltre al verdetto amaro del campo, a tenere banco nella notte europea dell'Atalanta è il durissimo scontro istituzionale con il Borussia Dortmund. Ai microfoni di BergamoTV, nella concitata atmosfera della Mixed Zone, l'Amministratore Delegato nerazzurro Luca Percassi torna a gamba tesa sull'incidente diplomatico che ha portato all'annullamento del consueto pranzo UEFA. Al centro della polemica c'è il talento scippato al vivaio orobico, Samuele Inacio, ma anche un modus operandi della dirigenza tedesca – ribadito con la recente operazione legata al classe 2008 Reggiani – che stride ferocemente con i valori etici promossi dal club bergamasco. Tra la denuncia di una profonda mancanza di rispetto tra società e la ferma volontà di non piegarsi a certe logiche predatorie, il dirigente suona la carica in vista del campionato e di un ritorno a Bergamo che si preannuncia infuocato. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Direttore, partiamo da un primo commento a caldo su questa serata. Sapevamo che si trattava di una trasferta estremamente insidiosa e, di fatto, il risultato è stato deciso da alcuni episodi sfavorevoli. Tuttavia, abbiamo visto un'Atalanta viva, che mercoledì prossimo potrà contare sull'energia inesauribile del proprio pubblico per tentare l'impresa.
«Assolutamente sì, ne siamo fermamente convinti. Eravamo pienamente consapevoli delle immense difficoltà che nascondeva questa partita contro un avversario di così alto livello. La sfida è stata decisa da singoli episodi che purtroppo ci hanno penalizzato, ma la squadra ha dimostrato di essere viva, reattiva e sempre in partita. Abbiamo la certezza che di fronte al nostro pubblico, spinti dal calore vitale del nostro stadio, i ragazzi troveranno tutte le energie necessarie per provare a ribaltare questo risultato. Sarà una battaglia e noi ci faremo trovare pronti».
Prima del fischio d'inizio ha fatto molto rumore la sua dichiarazione in merito all'annullamento del pranzo ufficiale UEFA. Ci può spiegare nel dettaglio cosa è successo e i veri motivi di questa profonda rottura istituzionale con la dirigenza del Borussia Dortmund?
«Come ho già avuto modo di spiegare, la situazione è tristemente chiara. I pranzi UEFA dovrebbero rappresentare un momento di incontro cordiale e un piacere nel condividere del tempo con la dirigenza che ti ospita. Purtroppo, in questo caso specifico, non sussistevano i presupposti minimi per farlo. Oggi sulla panchina del Borussia Dortmund sedeva Samuele Inacio, un ragazzo che è cresciuto nel nostro settore giovanile sin da quando aveva sette o otto anni, che abbiamo accudito e formato con dedizione, e che poi ci è stato sottratto in una maniera che riteniamo profondamente ingiusta. Nonostante tutto, prima dell'orario del pranzo ho voluto comunque incontrare i vertici del Borussia. Avendo noi aperto una vertenza ufficiale presso la FIFA, la mia intenzione era quella di capire se ci fosse la volontà di risolvere la questione in modo corretto. Penso che i grandi club debbano dimostrare la propria presunta grandezza attraverso i fatti e il rispetto reciproco, non certo con azioni predatorie di questo tipo. Se avessero voluto risolvere la vertenza, ne avrebbero avuto tutte le condizioni, ma mi pare evidente che siano abituati a operare costantemente con queste dinamiche: non a caso, questa sera ha giocato anche un altro talento del 2008, Reggiani, prelevato dal Sassuolo in una situazione fotocopia alla nostra. È un comportamento inaccettabile. Parliamo di ragazzi formati con enormi sacrifici nei nostri settori giovanili che, proprio nel momento cruciale del loro percorso di crescita, vengono attratti da queste sirene. Sappiamo che il mercato a volte genera queste situazioni, ma ciò che noi pretendiamo, al di là delle volontà di giocatori o agenti, è che alla base ci sia sempre il rispetto tra i club. Anche noi all'Atalanta facciamo un grande lavoro di scouting e investiamo molto sui giovani, ma lo facciamo sempre nel massimo rispetto delle altre società, intavolando trattative leali».
A questo proposito, l'operazione che ha portato Ahanor a Bergamo in estate rappresenta l'esatto opposto. Un esempio lampante di come l'Atalanta preferisca trovare un'intesa formale con il club di provenienza, il Genoa, piuttosto che approfittare di eventuali scappatoie contrattuali.
«Esatto, il caso di Ahanor è l'esempio perfetto e lampante della nostra filosofia aziendale. Noi cerchiamo sempre di crescere i talenti in casa, ma quando cogliamo delle opportunità sul mercato per ragazzi promettenti come lui, che voi conoscete benissimo, ci muoviamo con etica. L'Atalanta non ha mai approfittato di vuoti normativi o di situazioni contrattuali vantaggiose per scavalcare gli altri club. Abbiamo dialogato apertamente con il Genoa e abbiamo cercato un'intesa concreta, trovando una soluzione che accontentasse tutte le parti in causa. È una questione di stile e di rispetto del lavoro altrui».
Chiudiamo con un messaggio di prospettiva. Oltre alla grande attesa per la gara di ritorno di mercoledì, c'è da focalizzarsi subito sul campionato e sull'imminente sfida di domenica contro il Napoli. L'ambiente ci crede?
«Assolutamente sì, non c'è il minimo dubbio. Siamo estremamente fiduciosi per la gara di mercoledì, dove daremo l'anima per ribaltare la qualificazione, ma adesso la nostra concentrazione deve essere immediatamente proiettata alla delicata sfida di campionato contro il Napoli. Noi ci crediamo sempre, su tutti i fronti».
Dignità sportiva e fierezza aziendale. Le parole dell'Amministratore Delegato tracciano una linea di demarcazione invalicabile tra il business spietato e l'etica del lavoro sportivo. L'Atalanta incassa il colpo in Germania, ma rientra a Bergamo con l'intatta consapevolezza dei propri valori, pronta a trasformare l'amarezza in pura energia agonistica sul prato amico del Gewiss Stadium.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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