Nell'ultimo appuntamento di "Stadi 5.0" su DAZN, esperti e protagonisti analizzano la metamorfosi della New Balance Arena: un gioiello tecnologico che ha ridefinito il concetto di asset sportivo in Italia. Il calcio italiano, storicamente ancorato a una visione burocratica e statica delle infrastrutture, ha trovato nel "caso Bergamo" l'eccezione che conferma la regola e, al contempo, il sentiero da seguire per il futuro. La New Balance Arena non è solo un impianto sportivo rinnovato; è il simbolo plastico di una metamorfosi che ha portato l'Atalanta dai campi della Serie B al tetto d'Europa. Attraverso una sinergia perfetta tra programmazione sportiva, coraggio imprenditoriale della famiglia Percassi e innovazione tecnologica firmata ABB, lo stadio di Bergamo è diventato un acceleratore di ricavi e un magnete per talenti internazionali. In questo speciale di "Stadi 5.0", il format di DAZN e ABB Electrification Italia dedicato all'evoluzione degli impianti, esplorerà come la proprietà dello stadio abbia cambiato radicalmente la percezione e il valore del club orobico, oggi punto di riferimento indiscusso per l’industria del calcio moderno. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Il club nerazzurro, nel 2017, ha compiuto un passo che per molti sembrava un azzardo: acquisire lo stadio comunale per trasformarlo in un’infrastruttura di proprietà. Quanto è stato determinante questo passaggio per la scalata europea dell’Atalanta? E' la domanda che in tanti si pongono. Siamo di fronte a una scelta assolutamente controcorrente per il panorama calcistico italiano, dove lo stadio è stato a lungo vissuto come un costo sociale piuttosto che come una risorsa strategica. L'Atalanta ha deciso di trasformare il proprio impianto, oggi New Balance Arena, passo dopo passo, avvicinando le tribune al campo, modernizzando i servizi e creando spazi hospitality d'eccellenza. Sebbene sia più contenuto nelle dimensioni rispetto ai colossi europei, è un impianto pensato per funzionare 365 giorni all'anno. Questo ha innescato un circolo virtuoso: lo stadio di proprietà aumenta i ricavi da match-day, potenzia l'appeal per gli sponsor e cambia radicalmente la percezione internazionale del club. In Europa questo modello è la norma, in Italia è stata l'eccezione vincente.»
Nel panorama degli sport americani, come la NBA che punta ad espandersi in Europa, lo stadio è considerato un asset imprescindibile. È corretto affermare che oggi la struttura venga quasi prima della squadra stessa?
«Sì, assolutamente - commenta Gianluigi Pardo rispondendo a Federica Zille, conduttrice dello speciale approfondimento in onda su DAZN -. Esistono manifestazioni e leghe professionistiche che richiedono garanzie infrastrutturali ancora prima di valutare l'aspetto tecnico della squadra. La cultura degli sport americani, che rappresenta l'apice del business sportivo, ci insegna che senza uno stadio di alto livello non si può competere. Banalmente, anche per partecipare alle competizioni UEFA servono requisiti minimi strutturali che molti club italiani faticano a garantire. L'Atalanta rappresenta il caso con la "C" maiuscola del calcio italiano recente: una società che ha eccelso in ogni ambito, dal settore giovanile al player trading, investendo con tempistiche record sulle infrastrutture. La crescita sul campo e quella fuori sono ormai indissolubili.»
Esiste un parallelismo quasi poetico tra la demolizione e ricostruzione fisica dello stadio e la crescita sportiva della squadra. Come si è riflettuto tutto questo sul valore economico del club?
«È una crescita quasi plastica. Mentre si abbattevano i vecchi settori per superare i vincoli architettonici esistenti, la squadra scalava le classifiche. La famiglia Percassi acquistò il club in Serie B per poche decine di milioni di euro; oggi, dopo averne ceduto la maggioranza agli investitori americani guidati da Steve Pagliuca per una valutazione complessiva che supera il mezzo miliardo, l’Atalanta è una realtà globale. Lo stadio, essendo di proprietà, è una parte fondamentale di questo valore - ha analizzato Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 ore - . Non è solo cemento: è l’asset che ha permesso di attirare capitali esteri e di consolidare una posizione di prestigio nel calcio continentale.»
Un impianto moderno e all'avanguardia come la New Balance Arena può influenzare concretamente le prestazioni dei calciatori o l'appeal della società sul mercato dei trasferimenti?
«Certamente. Un ambiente moderno e un senso di appartenenza così forte, alimentato anche dalla vicinanza fisica del pubblico grazie al nuovo design, incidono sulla performance. Per un calciatore, giocare in una struttura bella e funzionale è uno stimolo enorme. L'Atalanta oggi è percepita dai campioni alla stregua di club storici come Roma o Napoli. Pensiamo all'operazione Retegui nell'estate 2024 - ha precisato Dario Marcolin e approfondisce con lui Pardo - : conclusa in 72 ore dopo l'infortunio di Scamacca. Questa capacità di reazione è propria dei grandi club, e uno stadio di proprietà fornisce la solidità finanziaria e d'immagine necessaria per compiere certi colpi di mercato.»
La ristrutturazione di Bergamo è stata complessa a causa di vincoli architettonici e monumentali. È meglio ristrutturare o costruire da zero, considerando anche le sfide che stanno affrontando Inter e Milan?
«Dal punto di vista puramente economico e tecnico, costruire ex novo è quasi sempre preferibile perché permette di progettare senza le barriere imposte da strutture preesistenti. Tuttavia, a Bergamo si è scelta la via della riqualificazione strategica perché il Comune decise di mettere l'impianto all'asta - descrive Bellinazzo - . L'Atalanta lo ha acquistato per 8,6 milioni di euro, un investimento iniziale contenuto ma seguito da un restyling da oltre 100 milioni di euro fatto a tappe per non dover traslocare. È stata una sfida vinta contro la burocrazia: oggi abbiamo una tribuna che è monumento nazionale integrata perfettamente in uno stadio modernissimo che include persino parcheggi sotterranei sotto le tribune, una rarità e una comodità estrema per chi lavora e per i tifosi.»
L'architetto Carlo Antonio Fayer ha sottolineato come il modello Atalanta sia vincente anche per il dialogo con la città. In che modo la New Balance Arena si integra nel tessuto urbano?
«L’Atalanta ha fatto qualcosa di straordinario: ha conservato la memoria storica della vecchia tribuna centrale, demolendo e ricostruendo il resto secondo i più alti standard di comfort. Ma la vera rivoluzione è l'attacco a terra: non ci sono più le barriere di cemento tipiche dei vecchi stadi italiani, che sembrano cattedrali nel deserto per 345 giorni l'anno. Qui ci sono negozi e servizi aperti quotidianamente. È un modello di rigenerazione urbana che elimina il concetto di "stadio-fortezza" per trasformarlo in un pezzo vivo della città.»
In questo contesto, come interviene la tecnologia di un’azienda come ABB per trasformare strutture datate in impianti del 2026?
«La sfida tecnologica è enorme - spiega ed interviene Eliana Rossini, Global Product Manager di ABB - . Gli stadi moderni richiedono un’elettrificazione massiccia per gestire schermi LED giganti, sistemi di sicurezza e persino hotel interni. Il problema è che lo spazio per l'installazione di queste tecnologie è sempre ridotto. ABB interviene con la miniaturizzazione e la compattezza dei componenti, permettendo di inserire sistemi complessi in spazi minimi. Questo non solo aumenta l'efficienza e la resilienza dell'impianto, ma riduce l'impatto ambientale, rendendo la riqualificazione un percorso sostenibile e necessario per valorizzare il patrimonio esistente.»
Quanto perde oggi un club che non dispone di uno stadio di proprietà con servizi integrati?
«I numeri non mentono - precisa e sottolinea il giornalista Bellinazzo -. In Italia un tifoso spende mediamente meno della metà rispetto a quanto accade in Inghilterra o Germania nei servizi extra-biglietto. In Inghilterra la media è di 50-60 euro a persona; da noi siamo lontanissimi. Club come Inter e Milan perdono tra i 30 e i 40 milioni di euro l'anno ciascuno a causa della mancanza di uno stadio moderno. L'esperienza dello spettatore deve iniziare un'ora prima del match, tra store ufficiali, ristorazione e comfort digitale. Se non offri queste opportunità, stai letteralmente perdendo denaro. L'Atalanta ha capito che lo stadio è il luogo dove si massimizzano le opportunità di fatturato e si crea un'esperienza che va ben oltre i 90 minuti di gioco.»
L'Atalanta e la sua New Balance Arena rappresentano il prototipo ideale di come la visione imprenditoriale possa sposarsi con la passione sportiva, creando un modello di business solido, sostenibile e vincente. La lezione di Bergamo è chiara: lo stadio non è un accessorio, ma il cuore pulsante di una programmazione che non lascia nulla al caso.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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