Mentre l'Atalanta continua a incantare sul prato verde concentrandosi esclusivamente sugli impegni sportivi e sull'Europa, il contorno del calcio italiano sta scivolando in una spirale di violenza verbale inaccettabile. Le scorie del rovente derby d'Italia non si sono limitate alle sterili polemiche da bar o alle moviole televisive, ma hanno valicato il pericolosissimo confine del codice penale, trasformando un direttore di gara nel bersaglio di un odio cieco e ingiustificato.

IL BARATRO DELL'ODIO - La gogna mediatica si è rapidamente tramutata in un incubo a occhi aperti per Federico La Penna. Il fischietto, quarantatreenne romano che nella vita di tutti i giorni esercita la professione di avvocato, è stato letteralmente travolto da una valanga di minacce di morte e insulti di inaudita gravità - scrive La Gazzetta dello Sport -. I messaggi recapitati dai cosiddetti leoni da tastiera non lasciano spazio all'immaginazione, con frasi agghiaccianti come «ti uccido», «sappiamo dove abiti» e «ti accoltello per strada». Una violenza subdola che ha vigliaccamente coinvolto anche gli affetti più cari, prendendo di mira la moglie e i figli dell'uomo e innalzando drasticamente il livello di allarme.

LA CONTROMOSSA LEGALE - Di fronte a uno scenario così inquietante, il fischietto capitolino non è rimasto a subire in silenzio. È scattata immediatamente la denuncia formale, depositata presso gli uffici della polizia postale di Roma. Le forze dell'ordine hanno già avviato i necessari accertamenti informatici per risalire agli indirizzi IP e dare un volto ai responsabili di questa ignobile campagna. Sotto la lente degli investigatori finirà l'intero campionario di messaggi denigratori e intimidatori rivolti a lui e ai suoi familiari.

L'INTERVENTO DELLA PROCURA - La macchina della giustizia ordinaria è altrettanto pronta a mettersi in moto. Negli uffici della Procura della Capitale si attende solo l'arrivo materiale dell'incartamento contenente la denuncia presentata dall'arbitro. Non appena i documenti saranno sulla scrivania del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, si procederà formalmente con l'apertura di un fascicolo d'inchiesta dedicato, compiendo un passo decisivo per rintracciare e punire i colpevoli.

LA RABBIA DEI VERTICI - L'Aia ha voluto fare scudo attorno al proprio tesserato, condannando fermamente la deriva intrapresa da una frangia malata del tifo. Attraverso la voce del vicepresidente vicario Francesco Massini, l'Associazione ha espresso tutto il proprio sdegno istituzionale e umano. «Quanto accaduto ha superato ogni limite di civiltà e di sportività», ha tuonato il dirigente, sottolineando come sia inaccettabile e vergognoso che un uomo debba temere per l'incolumità della propria famiglia a causa di una partita di pallone. «Non siamo più dentro lo sport: siamo dentro qualcosa di molto più grave», ha concluso amaramente.

Un campanello d'allarme che non può più essere ignorato da nessuno. Trasformare un errore tecnico sul terreno di gioco in un pretesto per minacciare di morte un professionista e i suoi cari significa aver perso definitivamente la bussola della decenza: il movimento calcistico italiano deve fermarsi a riflettere prima che sia troppo tardi.

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Sezione: Altre news / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 08:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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