Il campionato italiano si risveglia avvolto in una nube tossica di polemiche, un clima incandescente dal quale l'Atalanta si tiene fortunatamente a debita distanza. Mentre a Bergamo si respira la magica aria delle grandi notti europee, i vertici arbitrali scendono in campo a gamba tesa per fare chiarezza sul clamoroso abbaglio andato in scena nel derby d'Italia, scuotendo le fondamenta delle dirette rivali dei nerazzurri.
IL FISCHIETTO IN CASTIGO - La scure dell'Aia si è abbattuta su Federico La Penna. Il direttore di gara della sfida tra milanesi e piemontesi rimarrà lontano dai campi per circa un mese, un lungo periodo di stop deciso sia per punire la decisione errata sul doppio giallo a Kalulu, sia per proteggerlo dall'enorme pressione mediatica scaturita da quel fischio. Nonostante un secondo tempo giudicato in maniera più che sufficiente dai suoi superiori, l'errore iniziale pesa come un macigno e la sua borsa da trasferta resterà chiusa per diverse settimane.
L'ATTO D'ACCUSA - Gianluca Rocchi non ha usato mezzi termini per descrivere l'accaduto, aprendo a un'ammissione di colpa totale. Il designatore ha espresso profondo rammarico per lo sbaglio del suo arbitro e per l'impossibilità di sanarlo con la tecnologia, ma ha contestualmente puntato il dito contro l'atteggiamento dei calciatori: «La Penna è mortificato e gli siamo vicini, ma non è l'unico ad aver sbagliato: c'è stata una simulazione chiara, l'ultima in un campionato in cui cercano in tutti i modi di fregarci». Un riferimento inequivocabile al tuffo di Bastoni che ha viziato l'intera dinamica.
L'ALIBI DEI CLUB - Il numero uno degli arbitri ha poi allargato il campo, attaccando frontalmente un sistema che scarica sistematicamente ogni responsabilità sui direttori di gara. Rocchi ha ricordato come l'Aia metta a nudo i propri errori settimanalmente in televisione, un'onestà intellettuale mai ricambiata dalle società e dagli allenatori. «Siamo l'ultimo sfogo di tutti, ma nessuno prende le nostre difese e siamo gli unici ad ammettere di avere sbagliato», ha tuonato, invitando esplicitamente i tesserati a fare un serio esame di coscienza di fronte a certi atteggiamenti imbarazzanti assunti sul terreno di gioco.
LA RIVOLUZIONE E I CORRIDOI INFUOCATI - Questo grave episodio lascerà un segno profondo anche sulle regole internazionali. Il prossimo 28 febbraio, in occasione dell'assemblea di Cardiff, l'Ifab ritoccherà il protocollo per consentire l'intervento del Var anche in caso di seconda ammonizione, una svolta invocata per sopperire alla mancanza della cara, vecchia prova televisiva contro le simulazioni. Nel frattempo, i veleni del post-partita di San Siro rischiano di mietere altre vittime: dalle parole del capitano juventino Locatelli («Guarda che Kalulu dice che non l'ha toccato!») fino a ciò che il referto arbitrale potrebbe svelare sui disordini scoppiati nei tunnel degli spogliatoi.
Un teatrino desolante che conferma, ancora una volta, la superiorità del modello bergamasco: mentre altrove si cerca costantemente l'alibi, la scorrettezza o l'inganno, la banda di Palladino continua a rispondere unicamente con il duro lavoro e la bellezza del proprio calcio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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