L'Europa è da tempo l'habitat naturale della Dea, e starne fuori non è un'opzione contemplata. Con la vittoria chirurgica per 2-0 all'Olimpico, la truppa orobica non solo espugna la sponda biancoceleste della Capitale, ma si riprende con prepotenza il sesto posto in classifica. Una rimonta silenziosa e inesorabile, partita dal tredicesimo gradino, che ora certifica il ritorno nell'ultima posizione utile per i tornei continentali, al netto del recupero che attende il Como di Fabregas contro il Milan (teoricamente ancora in grado di effettuare il controsorpasso).

GESTIONE E MATURITÀ - La vera forza della squadra di Palladino oggi risiede nella testa. Nei primi venti minuti, i padroni di casa hanno provato a fare la voce grossa affidandosi alla tecnica di Daniel Maldini, bravo a girarsi nello stretto e a servire Taylor, il cui tiro è finito sul palo grazie alla deviazione provvidenziale di Carnesecchi. Invece di disunirsi o farsi prendere dalla frenesia, i bergamaschi hanno incassato il colpo, abbassato i ritmi e preso gradualmente in mano le redini della sfida. Una prova di maturità assoluta, tipica di chi sa convivere con le difficoltà iniziali e vincere a marce basse, gestendo le energie anche con un inevitabile pensiero all'imminente andata dei playoff di Champions League in Germania.

GLI EPISODI E IL CINISMO - Se è vero che la fortuna aiuta chi sa capitalizzarla, l'Atalanta è stata implacabile. In una serata in cui i trequartisti hanno brillato poco (Samardzic non pervenuto, Raspadori opaco nella ripresa e Scamacca a riposo in panchina), la spinta vitale è arrivata dalle corsie. A sinistra, un'uscita a vuoto di Provedel su Bernasconi ha propiziato il tentativo del generosissimo Krstovic, salvato sulla linea da Provstgaard. A destra, la perfetta triangolazione tra lo stesso attaccante montenegrino e Zappacosta ha innescato il cross fermato col braccio da Cataldi: rigore netto, trasformato glacialmente da Ederson. Il sigillo definitivo, firmato da Zalewski al 15' del secondo tempo, è il manifesto del cinismo nerazzurro. Una ripartenza lenta si è trasformata in oro grazie a uno scarico al limite per l'ex romanista, libero di prendere la mira e calciare complice l'atteggiamento passivo di Isaksen (spento dopo un avvio vivace) e l'errore concettuale di Patric, rimasto a guardare senza mai accorciare.

I NUMERI E IL CROLLO BIANCOCELESTE - Le statistiche di questo 2026 sorridono dolcemente a Palladino - scrive La Gazzetta dello Sport -: sei successi su otto gare di campionato e ben sei reti inviolate confermano che l'ingranaggio difensivo è ormai vicinissimo alla perfezione. Di contro, la Lazio di Sarri abbandona definitivamente le speranze europee in campionato e dovrà trasformare i prossimi mesi in un lungo allenamento agonistico in vista della Coppa Italia, dove a marzo ritroverà proprio la Dea in una caldissima doppia semifinale. I capitolini hanno mostrato limiti strutturali evidenti: sterilità offensiva interrotta solo dalle giocate a intermittenza di Noslin, e infruttuosi i cambi tattici con gli ingressi di Ratkov per alzare i palloni in area e di Cancellieri per Taylor, mossa che ha sancito il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1. I buchi tra le linee in transizione, generati dalla mancata chiusura degli spazi da parte dei centrocampisti, restano una falla letale.

ROTTA VERSO IL MURO GIALLO - Adesso non c'è più spazio per i calcoli o per il turnover. L'Atalanta si presenterà martedì al Westfalenstadion con la mente sgombra, l'autostima alle stelle e la certezza di aver imparato a vincere e convincere anche speculando sulle debolezze avversarie. L'esame di Roma è stato superato a pieni voti: il muro del Borussia Dortmund fa un po' meno paura quando si ha la profonda consapevolezza di essere tornati grandi.

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 15 febbraio 2026 alle 09:14
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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