Nessuna squadra può volare se il suo baricentro perde stabilità. Dopo mesi di ombre e prestazioni opache, il centrocampo nerazzurro ha ritrovato il suo dominatore assoluto. Proprio nel momento più infuocato della stagione, snodo cruciale tra la rincorsa europea e le notti di coppa, il numero tredici è tornato a dettare legge, dimostrando a tutti perché la dirigenza ha eretto le barricate pur di trattenerlo a Bergamo nell'ultima sessione invernale.

IL RETROSCENA SPAGNOLO E LA SCELTA - A gennaio le sirene di mercato hanno suonato forte. L'Atletico Madrid aveva messo il brasiliano in cima alla lista dei desideri, scatenando un vero e proprio assalto. La società orobica si è però opposta fermamente: piuttosto che privarsi di un tassello impossibile da rimpiazzare a stagione in corso, l'Atalanta ha preferito sacrificare Lookman in uscita. Una mossa forte, dettata dalla profonda consapevolezza che l'equilibrio tattico della squadra dipende in gran parte dai polmoni e dall'intelligenza del sudamericano.

LA LUCE DOPO IL LUNGO BUIO - La prima metà di questo campionato, di fatto, era stata la naturale e malinconica prosecuzione del calo vertiginoso accusato nel girone di ritorno della passata stagione. Sotto la gestione di Juric prima e nelle battute iniziali dell'era Palladino poi, il tuttocampista appariva irriconoscibile - descrive L'Eco di Bergamo -. Una flessione che aveva inevitabilmente inceppato l'intera manovra della squadra. Poi, al giro di boa del 2026, l'improvviso risveglio: dalla prestazione sontuosa contro il Como (dove solo un monumentale Carnesecchi gli ha strappato lo scettro di migliore in campo), passando per le ottime prove con Juventus e Cremonese, fino all'acuto decisivo dell'Olimpico.

CARISMA DI GHIACCIO DAGLI UNDICI METRI - La sfida contro la Lazio ha certificato il controsorpasso in classifica sui lariani e regalato un'immagine iconica. Con lo specialista Scamacca fuori dai giochi, il brasiliano ha preso il pallone e si è presentato sul dischetto, prendendosi la responsabilità a discapito di compagni più accreditati come Samardzic e Krstovic. Un gesto di pura leadership, considerando che non aveva mai calciato un penalty nei 90 minuti regolamentari in tutta la sua carriera. L'unica esperienza risaliva alla lotteria dei rigori di un Fortaleza-Bahia 2-4, datata 24 aprile 2021. Nessun timore reverenziale: glaciale l'esecuzione che ha spiazzato Provedel (l'eroe di coppa che contro il Bologna aveva "prenotato" la semifinale proprio contro i bergamaschi), trovando così la prima gioia in Serie A dopo quella europea rifilata all'Eintracht.

L'ULTIMO BALLO PRIMA DEI SALUTI - Palladino può finalmente godersi la versione migliore della sua pedina più duttile, un giocatore capace di tamponare, pressare feroce, correre e farsi trovare pronto al tiro. Un autentico tesoro per competere sui tre fronti. Eppure, l'orizzonte a lungo termine sembra già tracciato. Il contratto in scadenza nel 2027 e l'improbabilità di un rinnovo rendono la separazione estiva l'epilogo più logico. A quel punto la società avrà tutto il tempo di programmare e individuare un erede all'altezza.

Fino a giugno, però, c'è una storia bellissima ancora da scrivere. Il brasiliano si è ripreso l'Atalanta nel momento del bisogno, spazzando via le critiche e le incertezze: il modo migliore per trasformare i suoi ultimi mesi in maglia nerazzurra in una cavalcata da incorniciare.

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 15 febbraio 2026 alle 09:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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