LAZIO-ATALANTA 0-2 (p.t. 0-1)
41’ rig. Ederson (A), 60’ Zalewski (A)
Sbancare l'Olimpico non è mai un'impresa banale, specialmente contro una squadra organizzata e in salute. L'Atalanta di Raffaele Palladino ci riesce sfoderando una prestazione che mescola l'identità aggressiva marchio di fabbrica del club a un cinismo spietato nei momenti topici del match. Il 2-0 inflitto alla Lazio certifica il momento d'oro della Dea, ma il tecnico nerazzurro si erge immediatamente a pompiere, spegnendo gli eccessi di entusiasmo di uno spogliatoio che, per bocca dei suoi stessi protagonisti, inizia a sognare in grande. Ai microfoni di DAZN, Palladino traccia un'analisi lucida della sfida, rivendicando il coraggio tattico delle scelte difensive e l'assoluta fiducia in una rosa così profonda da rendere obsoleto il concetto stesso di turnover, proiettando già la mente all'imminente notte di Champions League contro il Borussia Dortmund. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, la squadra ha mostrato una solidità e un cinismo spietati, ma a colpire sono le dichiarazioni a caldo dei suoi giocatori: non si accontentano del sesto posto e guardano avanti con estrema convinzione. Quanta fame e quanta ambizione respira all'interno dello spogliatoio?
«I ragazzi hanno una grandissima ambizione e una profonda consapevolezza dei propri mezzi, e ovviamente non posso che essere felice di questo spirito. Tuttavia, appena rientreremo, tirerò le orecchie a tutti: bisogna restare umili e mantenere i piedi ben piantati per terra, perché in realtà non abbiamo ancora fatto nulla. Abbiamo sicuramente disputato una partita importante contro un avversario di spessore. Voglio sottolinearlo: la Lazio è una squadra forte, in grande salute, guidata da un bravissimo allenatore e dotata di ottimi giocatori. Non era affatto facile venire all'Olimpico e imporsi in questo modo. È stata una gara equilibrata, giocata a viso aperto da entrambe le parti. Nella prima fase del primo tempo, onestamente, la Lazio ha fatto meglio di noi; poi siamo venuti fuori alla distanza e siamo stati estremamente cinici nel momento esatto in cui serviva esserlo. Sono felice perché queste vittorie su campi così difficili ti danno esattamente quella consapevolezza di cui parlavano i ragazzi».
Da studio sottolineano l'eccellente esecuzione del piano partita. L'Atalanta è partita a mille all'ora sin dalla prima palla giocata: era un'impronta tattica studiata a tavolino per togliere ogni margine di respiro alla Lazio?
«Il nostro DNA e i nostri principi di gioco sono chiari e radicati: vogliamo andare a recuperare il pallone il più alto possibile, essere coraggiosi e accettare con personalità i duelli individuali dietro, giocando uomo contro uomo. Sapevamo perfettamente che questo atteggiamento ci avrebbe esposto a dei rischi, come poi è puntualmente successo in alcune occasioni. La Lazio è abilissima a giocare palla dentro, scambiando a uno o due tocchi, per poi attaccare ferocemente la profondità con giocatori veloci come Maldini, che ha fatto un'ottima gara, Isaksen, Noslin o Dele-Bashiru. Ne eravamo consapevoli, ma accettiamo il rischio calcolato perché i vantaggi sono superiori: quando recuperi palla in zone nevralgiche, metti in crisi l'avversario. Nel primo tempo avremmo potuto fargli male in diverse occasioni proprio in questo modo. Credo che la squadra abbia interpretato la natura della partita in maniera impeccabile. Questo successo ci regala un grande slancio e stimoli vitali, ma ora dobbiamo recuperare le energie immediatamente: tra meno di ottanta ore saremo in campo in Champions League contro il Borussia Dortmund».
Oggi mancava De Ketelaere, Scamacca non era al meglio, e lei ha effettuato tre sostituzioni pesanti molto presto, di cui due all'intervallo. Nel calcio moderno i cambi condizionano l'equilibrio, eppure il livello dell'Atalanta non si abbassa mai. Questa rosa le permette di non pensare nemmeno più ai "titolari fissi"?
«Il livello qualitativo della nostra rosa è altissimo. Come ho sempre detto, io non credo nel turnover, è una parola che non mi piace e una filosofia in cui non mi riconosco. Credo invece di avere a disposizione venti, anzi ventuno calciatori di movimento nettamente forti. L'unico mio problema è l'imbarazzo della scelta su chi schierare dal primo minuto. Chiunque scenda in campo lo fa per il bene supremo della squadra e per vincere le partite. Oggi, ad esempio, ho sostituito Ahanor non certo per demerito, ma semplicemente perché era ammonito e non potevamo correre il rischio di restare in dieci uomini in una gara così tirata. Il ragazzo lo ha capito perfettamente. Lo stesso discorso vale per Scalvini all'intervallo: nessuna bocciatura, ma pura gestione tattica e disciplinare. Chi si siede in panchina sa di essere fondamentale e ha la consapevolezza che, entrando, dovrà mantenere intatto il livello di chi esce. Questa deve essere, ed è, la nostra mentalità».
A proposito di chi alza il livello: Ederson si è presentato dal dischetto e ha trasformato il suo primo calcio di rigore. Era una gerarchia stabilita o un'iniziativa del momento?
«Era assolutamente previsto. A fine gara ho scherzato un po' con lui, dicendogli che per fargli finalmente trovare il gol in questa stagione ho dovuto nominarlo rigorista! Noi come staff tecnico assegniamo sempre una lista con tre tiratori designati prima di ogni fischio d'inizio. Oggi mancavano i due specialisti principali, Scamacca e De Ketelaere, e lui era il terzo della lista. Di conseguenza, è scalato automaticamente a primo rigorista. Gli abbiamo trasmesso totale fiducia e lui è stato glaciale e bravissimo a capitalizzare l'occasione».
Un'Atalanta che unisce il pragmatismo delle grandi squadre a un'identità offensiva sempre riconoscibile. Palladino si gode un gruppo profondo e duttile, tenendo però a bada le vertigini di una classifica che, settimana dopo settimana, si fa sempre più affascinante.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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