Il presidente della Figc Gabriele Gravina si appresta a vivere giornate decisive per il suo futuro e per quello del sistema calcio italiano. Oggi, all'ora di pranzo, il numero uno federale incontra le componenti del nostro pallone per un vertice che si preannuncia cruciale, in cui le ormai inevitabili dimissioni apriranno scenari istituzionali complessi.

IL VERTICE E LE COMPONENTI DELLA FIGC - Le realtà aventi diritto di voto all'interno del sistema federale sono sei. Si parte dalla Lega di Serie A, presieduta da Ezio Maria Simonelli, per passare alla Lega di Serie B con al vertice Paolo Bedin e alla Lega Pro guidata da Matteo Marani. A queste si aggiungono la Lega Nazionale Dilettanti di Giancarlo Abete, l'Associazione Calciatori Italiana con Umberto Calcagno al timone e l'Associazione Allenatori Italiana sotto la guida di Renzo Ulivieri. Esiste storicamente una settima componente, quella arbitrale, ma l'AIA ha perso il diritto di voto all'interno dell'Assemblea elettiva.

ELEZIONI E PESI ELETTORALI - L'atteso passo indietro di Gravina innescherà un preciso iter istituzionale. Una volta formalizzate le dimissioni da presidente della Federcalcio, lo stesso dimissionario deve indire le nuove elezioni entro novanta giorni: è molto probabile che le urne si aprano tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. A votare saranno i 516 delegati delle componenti citate. La riforma dello Statuto Figc del 4 novembre 2024 ha ridistribuito in maniera sensibile i pesi elettorali: la Lega Serie A è passata dal 12% al 18% (20 delegati), la Lega di B dal 5% al 6% (20 delegati), la Lega Pro dal 17% al 12% (57 delegati). La Lega Dilettanti è rimasta stabile al 34% (99 delegati), così come non ha mutato la sua quota del 20% l'Associazione Calciatori (52 delegati) e allo stesso modo l'Associazione Allenatori (26 delegati). L'Associazione Italiana Arbitri, uscendo di fatto dalla contesa elettorale, ha perso il suo 2%.

L'IPOTESI COMMISSARIAMENTO E LA POLITICA - In queste ore turbolente è tornata a riecheggiare la parola «commissariamento», rilanciata anche dal ministro Andrea Abodi. Tuttavia, allo stato attuale si tratta di una strada non praticabile. L'articolo 6 dello statuto del CONI consente il commissariamento di una federazione solo in presenza di gravi irregolarità nella gestione, violazioni dell'ordinamento sportivo oppure di una constatata impossibilità di funzionamento degli organi direttivi. Un risultato sportivo negativo, per quanto storicamente clamoroso, non basta a giustificare l'intervento esterno. Anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio concorda su questa linea: le dimissioni porteranno semplicemente alle urne in estate. La politica, intesa come palazzi romani, non ha la facoltà di entrare a gamba tesa; l'azione del ministro può concretizzarsi unicamente in una sorta di «moral suasion», ed è a questo principio che Abodi si è attenuto rivolgendosi al Coni.

IL DESTINO DEL CT E DI GATTUSO - Le dimissioni di un presidente federale - scrive La Gazzetta dello Sport - non comportano obbligatoriamente l'addio del commissario tecnico, anche se spesso rappresenta una logica conseguenza di natura politica. Se nel 2014 Giancarlo Abete e Cesare Prandelli si dimisero congiuntamente dopo il ko con l'Uruguay, l'uscita di Carlo Tavecchio dopo la clamorosa debacle contro la Svezia non coincise immediatamente con le dimissioni di Gian Piero Ventura. In caso di addio o esonero di Rino Gattuso, il compito di scegliere il nuovo ct azzurro spetterà di norma al presidente federale in carica, che individuerà il profilo più opportuno proponendolo al Consiglio federale. Il nome di Gattuso, a suo tempo, era scaturito dall'immediata convergenza su una proposta di Gigi Buffon, capodelegazione azzurro che lascerà ufficialmente il suo incarico il prossimo 30 giugno.

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Sezione: Italia / Data: Gio 02 aprile 2026 alle 09:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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