La Nazionale italiana di calcio si ritrova, per l'ennesima volta, a dover raccogliere i cocci di un fallimento sportivo e a sfogliare la margherita per scegliere la sua nuova guida tecnica. L'eliminazione patita a Zenica segna di fatto la fine dell'era di Gennaro Gattuso. Il tecnico calabrese, volato a Marbella per staccare la spina con la famiglia, ha il contratto in scadenza a giugno e, con le sempre più probabili dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina, una sua conferma appare una chimera. C'era un patto d'onore che lo legava a Gianluigi Buffon per arrivare insieme fino all'estate, ma se l'allenatore dovesse sentirsi sopportato dall'ambiente, non è escluso un addio anticipato, un gesto di coraggio per riprendere in mano le redini del proprio destino.
VINCERE LA PAURA E CAMBIARE MENTALITÀ - Chiunque raccoglierà la pesante eredità dovrà inevitabilmente ripartire dal gruppo tracciato in questi mesi, perché i giocatori schierati in Bosnia sono quelli a disposizione del movimento. Non è un problema di moduli o di gerarchie scolpite nella pietra (nemmeno per pilastri come Barella o Bastoni), ma di approccio psicologico. Al dentro-fuori andiamo nel panico e subiamo, una sceneggiatura drammatica già vista con l'Ucraina, con la Croazia, con la Svizzera e infine contro la normalissima squadra bosniaca. Il nuovo commissario tecnico dovrà azzerare la paura, imponendo ai club e alla Lega nuovi ritmi e metodi di lavoro settimanale. Senza una vera e propria rivoluzione culturale, i traguardi del 2028 e del 2030 resteranno un miraggio.
TESTA A TESTA MANCINI-CONTE - Per la tanto auspicata rifondazione - delinea La Gazzetta dello Sport -, i candidati forti in cima alla lista sono due grandi ex: Roberto Mancini e Antonio Conte. Con l'attuale allenatore impegnato in Qatar la chiusura era stata traumatica, condita da minacce legali, ma l'eventuale uscita di scena di Gravina azzererebbe i vecchi rancori. Un nuovo corso federale, magari di sponda Malagò, farebbe ponti d'oro pur di riportarlo a Coverciano. Il dubbio, semmai, riguarda le motivazioni: servirà il Mancini visionario del 2018, capace di inventarsi il doppio play, non quello smarrito degli ultimi tempi. Dall'altra parte c'è Conte, artefice del miracolo sfiorato nel 2016 con una rosa modesta. Il suo legame con il Napoli e i rapporti tesi con Aurelio De Laurentiis potrebbero favorire una rescissione, che però dovrebbe avvenire entro maggio. L'Italia non ha più tempo da perdere e non può permettersi un ct «estivo» in vista della Nations League di settembre. Servirebbero persino settimane di «salute pubblica» durante la stagione per rialzare la testa.
IL DESERTO DELLE ALTERNATIVE E LA SUGGESTIONE GUARDIOLA - Il panorama delle alternative non offre grandi spunti. Allegri è considerato da molti un profilo ideale, ma è blindato dal Milan. Luciano Spalletti ha già dato, mentre Gian Piero Gasperini è saldamente ancorato alla panchina della Roma. Resta in piedi solo una clamorosa, affascinante scommessa estera: Pep Guardiola. Lascerà il Manchester City a fine ciclo, non ha certo problemi di natura economica e potrebbe farsi tentare dalla sfida più grande della sua carriera, magari supportato dall'intervento decisivo di grandi sponsor tecnici. Un'ipotesi ai limiti della fantascienza, ma quando si tocca il fondo, sognare in grande resta l'unica via d'uscita.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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