Chi meglio di Fabio Capello può parlare di Nazionale e di nazionali? Trentadue presenze con la maglia azzurra da giocatore, tre delle quali al Mondiale di Germania Ovest nel 1974, e poi una carriera da commissario tecnico che lo ha portato a guidare sia l'Inghilterra che la Russia, rispettivamente ai Mondiali del 2010 e del 2014. Con questo curriculum, l'ex allenatore è una delle voci più autorevoli nel dibattito che infiamma il calcio italiano: chi siederà sulla panchina della Nazionale dopo l'addio di Gennaro Gattuso?
CONTE, IL NOME CHE SCALDA I CUORI - Per Capello non ci sono molti dubbi su chi sia il profilo più adatto. Antonio Conte, fresco di addio al Napoli, resta il candidato più solido. «È un uomo che ha già allenato la Nazionale: ha affrontato l'Europeo del 2016 con buoni risultati, quindi si tratterebbe del ritorno di uno che conosce "la casa"» – riferisce La Gazzetta dello Sport –, che sa cosa bisogna dare ai giocatori e cosa loro possono dargli. È preparato e determinato, ha quella voglia e quella grinta che riesce a trasmettere al gruppo: in questo momento la squadra azzurra ha proprio bisogno di un motivatore di questo tipo». Sul carattere «particolare» del tecnico salentino, Capello glissa con un sorriso: «Guardo i risultati, che gli danno ragione».
MANCINI, LA MACCHIA CHE NON SI CANCELLA - Diverso il discorso per Roberto Mancini, anch'egli in lizza per il ruolo di commissario tecnico. Capello riconosce le qualità dell'ex ct campione d'Europa, ma non dimentica il peccato originale: «Ha una macchia nera, indelebile: aver lasciato la nazionale a metà qualificazione di Euro 2024». Una ferita che, secondo l'ex allenatore, brucia soprattutto nella piazza: «I giocatori sono comunque contenti di andare in Nazionale, la maglia azzurra è qualcosa di importante. Ma per la tifoseria quella pagina resta aperta».
LA BATTUTA SU BALDINI E IL RISPETTO PER COVERCIANO - A sorpresa, Capello lancia anche il nome di Silvio Baldini, attuale tecnico azzurro, con una battuta che cela però una riflessione seria: «Storicamente quelli che hanno fatto bene venivano dalla scuola di Coverciano. La butto lì, mi sembra una persona molto valida». Una frecciata implicita al sistema che spesso cerca nomi altisonanti dimenticando chi lavora nel quotidiano del calcio italiano.
GUARDIOLA, GRANDE CON I CLUB MA LA NAZIONALE È UN ALTRO MESTIERE - Al capitolo relativo all'ipotesi Josep Guardiola — la pazza idea che da mesi solletica i tifosi italiani — Capello risponde con lucidità. «È un grande allenatore, riesce sempre a fare molto bene a livello di club. Ma la Nazionale è un altro mestiere: non lavori tutti i giorni, non sei un allenatore, sei un selezionatore. Devi essere bravo a trovare i giocatori giusti che, quando indossano la maglia azzurra, riescano a giocare come fanno nei club. A molti in Nazionale viene il braccino corto». Il nodo cruciale, per Capello, è strutturale: «Se a Guardiola servono due centrocampisti, con un club glieli comprano. Qui non li trovi. La differenza è questa».
LA DIAGNOSI DEL MALE AZZURRO - Al di là dei singoli nomi, la sfida principale per il nuovo commissario tecnico resta quella di ricostruire l'identità psicologica di una Nazionale che ha perso la voglia di combattere. «Bisogna togliere paure e timori — scandisce Capello —. Serve ritrovare la voglia di essere convocati per dare tutto». Una diagnosi asciutta e spietata, che fotografa con un solo sguardo anni di deriva mentale e agonistica. La sua preferenza finale? «Che l'Italia vada avanti, che torni a essere l'Italia».
Parole poche, ma pesanti come macigni. Come il curriculum di chi le pronuncia.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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