C'è una storia nel calcio bergamasco che vale più di mille highlights. È quella di Adriano Ferreira Pinto, brasiliano di Porto Ferreira, 46 anni portati con la leggerezza di chi ha imparato presto che il futuro si costruisce con le mani, prima ancora che con i piedi. Prima le arance da raccogliere nei campi, poi una fabbrica di mattoni, poi un pallone tra i piedi scalzi, poi la Serie A con la maglia nerazzurra e infine una scelta di vita precisa e definitiva: restare a Bergamo, per sempre.
UN'INFANZIA DI SACRIFICI - La storia comincia lontana, nell'interno dello stato di San Paolo, con un padre che coltivava pomodori e fragole sognando un futuro migliore, e un bambino che lo seguiva nei campi il weekend per vederlo giocare a calcio. Fu così che nacque l'amore per il pallone. Ma la vita aveva altri piani: il padre si ammalò a causa dei veleni respirati nei campi e morì quando Adriano aveva solo quindici anni. «Cominciai a pensare alla famiglia» – racconta con semplicità disarmante. I fratelli cercarono lavoro in città, lui rimase in campagna: raccoglieva arance e lavorava in una fabbrica di mattoni. Giocava nei tornei di quartiere della sua città, scalzo, su campi di terra battuta. Il calcio sembrava un lusso che non poteva permettersi.
IL PROVINO, IL BELGIO E LE ARANCE DI RITORNO - La scoperta avvenne per caso, in una finale di torneo cittadino: due gol, un provino, la settimana più importante della sua vita. A 19 anni, con il benestare del suo capo in fabbrica («Se non ti prendono puoi tornare da me»), Ferreira Pinto si presentò all'Uniao Sao Joao. Lo presero. Il primo anno in Serie C brasiliana: 27 gol in 30 partite. Abbastanza per attirare l'interesse dello Standard Liegi. Ma il Belgio si trasformò in un incubo di solitudine e incomprensione: 23 giorni, poi la rescissione e il ritorno in Brasile, di nuovo tra le arance – come riferisce La Gazzetta dello Sport –, senza una squadra, con il calcio ridotto a un hobby. Fu un dvd con alcuni gol consegnato alla persona giusta a salvarlo: Carlo Colacioppo, direttore sportivo del Lanciano, lo chiamò in Italia. Per pagarsi il biglietto aereo, Ferreira Pinto vendette la macchina.
L'ATALANTA, LA CITTÀ DELLA VITA - Dopo Lanciano, Perugia e Cesena, la storia di Adriano trova il suo capitolo più luminoso all'Atalanta, dove arriva portando con sé oltre cento presenze tra i professionisti. A Bergamo disputa sette stagioni e diventa uno dei beniamini del pubblico nerazzurro: 141 presenze, 15 reti, e soprattutto una maglia sempre sudata fino all'ultima goccia. «Mi sono regalato la Serie A, cosa che avevo promesso a mia madre» — dice, e nella semplicità di quelle parole c'è il peso di una vita intera. Tecnici come Stefano Colantuono e Luigi Delneri hanno lasciato un segno indelebile nella sua formazione: il primo lo aiutò a trovare il giocatore giusto in zona Europa League, il secondo gli insegnò a difendere, rendendolo un esterno completo in entrambe le fasi.
DIECI ANNI IN SERIE D E ORA L'ALMÈ IN PROMOZIONE - Nel 2014, quando molti avrebbero appeso le scarpe al chiodo, Adriano Ferreira Pinto ha ricominciato da capo, scegliendo il Ponte San Pietro in Serie D e trasformandosi in bandiera e capitano di un club del territorio bergamasco per dieci stagioni consecutive. Ora, a 46 anni, indossa la maglia dell'Almè in Promozione, continuando ad allenarsi senza mai saltare una seduta. Il segreto? Un test su 5 km che ripete ogni fine stagione per misurare la propria forma: pochi giorni fa ha tenuto il ritmo di 3'54" al chilometro. «Credo che giocherò ancora un anno, poi comincerò ad allenare» — anticipa con la stessa concretezza che ha accompagnato ogni scelta della sua vita.
BERGAMO, LA FAMIGLIA E LA SAMBA CHE NON SA BALLARE - A completare il quadro, la famiglia: la moglie Marianna, che a 17 anni lo seguì da Lanciano a Perugia affrontando insieme a lui i momenti più duri, e i figli José e Thiago, entrambi calciatori nel settore giovanile del Ponte San Pietro. «Adesso facciamo gli autisti, sempre in giro per partite e tornei» — sorride. E sulla samba? «Le dico sempre che non si può avere tutto: ha il marito brasiliano, ma non ballerino». Una battuta che vale un romanzo.
Il pallone e le arance hanno la stessa forma, dicono. Adriano Ferreira Pinto le ha conosciute entrambe. E ha scelto Bergamo per tenersele strette tutte e due.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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