Ci sono frasi che raccontano un'intera filosofia educativa meglio di qualsiasi bilancio stagionale. Roberto Samaden, responsabile del settore giovanile dell'Atalanta, ne ha pronunciata una a margine del Premio Brembo che vale come manifesto programmatico: «Noi ragioniamo prima come uomini, donne, studenti, e poi eventualmente calciatori e calciatrici». Sette parole che spiegano perché il vivaio nerazzurro non è semplicemente un laboratorio di talenti, ma qualcosa di strutturalmente diverso da tutto il resto.
LA FILOSOFIA DEL PREMIO BREMBO - La cerimonia del Premio Brembo — iniziativa nata per promuovere valori educativi nel calcio giovanile, con lo storico sponsor nerazzurro come promotore — è stata l'occasione per Samaden di ribadire una visione che a Zingonia non è mai stata messa in discussione. «Sappiamo quanto sia bassa la percentuale di chi vivrà di calcio» ha spiegato il dirigente. «È una particolarità dell'Atalanta e il Premio Brembo rappresenta proprio un'occasione per sottolinearlo». Non è retorica: è la traduzione pratica di una cultura aziendale che da Mino Favini in poi ha sempre anteposto la persona al profilo atletico.
IL BILANCIO DELL'ANNATA - Quando gli è stato chiesto di fare un bilancio della stagione giovanile, Roberto Samaden ha risposto con la precisione di chi conosce la differenza tra ciò che si misura e ciò che conta davvero: «Dipende se vogliamo ragionare in base ai risultati o in base alla mission. Io credo che il bilancio sia estremamente positivo, perché legato alla crescita dei ragazzi e al lavoro fatto con le persone». Un approccio che non ignora i trofei — la Coppa Italia Primavera conquistata battendo la Juventus 5-2 è lì a testimoniarlo — ma che li colloca nel posto giusto nella gerarchia dei valori.
SBRAVATI: CONFERMA SENZA SBOTTONARSI - Sul possibile arrivo di Michele Sbravati come nuovo dirigente del settore giovanile, Samaden ha scelto la via della diplomazia sorridente: «Oggi siamo qui per un premio. Quello che posso confermare è che l'Atalanta è una società straordinaria, molto attenta al talento, sia dei giocatori sia dei dirigenti. Qualsiasi opportunità ci sia, andremo sempre a raccoglierla». Una risposta che non smentisce nulla e che rispecchia lo stile con cui l'Atalanta gestisce ogni operazione di mercato, sul campo e dietro le scrivanie: in silenzio, con metodo, e arrivando quasi sempre prima degli altri. Il nome di Sbravati, ex Juventus e corteggiato da Inter e Roma, circola con insistenza negli ambienti del calcio giovanile italiano.
UN VIVAIO CHE GUARDA OLTRE IL CAMPO - Ciò che emerge dalle parole di Samaden è la coerenza di un progetto che non si piega alle mode del mercato né all'ansia del risultato immediato. Mentre la prima squadra attraversa una delle estati più rivoluzionarie degli ultimi anni — con il cambio in panchina e alla direzione sportiva — il settore giovanile resta l'ancora di una identità che nessuna rivoluzione può toccare. Samaden lo sa meglio di chiunque altro: prima uomini, poi calciatori. E se nel frattempo arrivano anche i trofei, tanto meglio.
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