Il decreto sport finisce sotto la lente degli esperti, e dalla commissione Cultura della Camera arriva un avvertimento netto. Secondo Cesare Di Cintio, esperto di diritto sportivo, la norma che sposta l'1% dei diritti televisivi dalle federazioni alla Lega di Serie A femminile va rivista: così com'è, avverte, rischia di penalizzare i settori giovanili e le infrastrutture.

L'AUDIZIONE ALLA CAMERA - L'intervento è arrivato nel corso dell'esame del disegno di legge C. 2988, il provvedimento di conversione del decreto-legge n. 108 del 26 giugno 2026 recante disposizioni urgenti in materia di sport, grandi eventi e validità del documento d'identità. Proprio su uno dei passaggi, quello relativo alla ripartizione delle risorse dai diritti tv, il giurista – come riporta l'agenzia Public Policy – ha acceso un faro, definendo «critico» il punto.

IL NODO DIRITTI TV - Il ragionamento parte da una premessa condivisa: il doveroso sostegno al movimento del calcio femminile. Il problema, secondo l'esperto, è nel meccanismo: dirottare l'1% dalle federazioni alla Lega di Serie A femminile significherebbe destinare quelle somme, in sostanza, alle squadre di vertice. In altre parole, le risorse oggi indirizzate ai settori giovanili e alle infrastrutture verrebbero spostate «in un settore di vertice e non alla base».

LA PROPOSTA - Di qui la richiesta, chiara nella forma quanto nella sostanza: intervenire, ma senza sacrificare i più giovani. «Norma va modificata, ma non interrompere la filiera dei giovani», ha scandito Di Cintio, ponendo al centro della discussione la tutela di quella base che alimenta il vivaio del calcio italiano.

Un rilievo tecnico che, al di là della singola norma, richiama un tema caro a tutto il movimento: l'equilibrio tra il sostegno ai vertici e la cura del settore giovanile, da sempre linfa vitale del sistema.

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Sezione: Altre news / Data: Mer 08 luglio 2026 alle 18:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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