Vent'anni fa, il 9 luglio 2006, un gruppo di ragazzi in gita tornava a casa da eroe. Da quel cielo azzurro sopra Berlino sono passati quattro lustri e cinque Mondiali, il tempo necessario per comprendere che quella notte tracciò una linea di demarcazione netta nella storia del calcio italiano: c'è un prima e c'è un dopo. E il dopo, oggi, coincide con un appello che sale da un popolo innamorato e tradito.
LA NOTTE DI BERLINO - Il prima è una storia infinita quanto lo fu la gioia. Quel gruppo capovolse pronostici e luoghi comuni, regalò agli italiani di Germania l'attimo atteso da una vita, trasformò le incertezze di un Paese nell'invidia del mondo. Marcello Lippi fu commissario tecnico ed esempio, e il suo Mondiale cominciò in una stanza di clinica romana, al capezzale di un Francesco Totti con la caviglia devastata e poche settimane per rimettersi in piedi. L'Italia, in piedi, restò tra le curve infuocate di Dortmund e dentro una finale segnata dalla testata di Zinédine Zidane e dall'ultimo rigore dell'uomo perfetto: Fabio Grosso.
I RAGAZZI IN GITA - Quarantotto ore più tardi, il Circo Massimo. Settecentomila persone tra il Palatino e l'Aventino, e una Coppa che faticava a mostrarsi dopo l'ubriacatura tedesca. In ordine sparso, i nomi degli eroi: Gianluigi Buffon e Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso e Luca Toni, Simone Perrotta, Filippo Inzaghi, Alessandro Nesta, Cristian Zaccardo, Gianluca Zambrotta, Marco Materazzi, Andrea Barzagli, Daniele De Rossi, Massimo Oddo, Marco Amelia, Angelo Peruzzi, Alberto Gilardino, Vincenzo Iaquinta, Alessandro Del Piero, Mauro Camoranesi, Simone Barone, oltre a Totti e Grosso.
LA CHAT DEI CAMPIONI - Quattro lustri dopo, quel gruppo esiste ancora, e vive in una chat creata dieci anni fa da chi la Coppa la alzò al cielo, Fabio Cannavaro. Là dentro convivono pensieri, ricordi e battute. Per rispetto si erano imposti il silenzio mentre Gattuso si giocava tutto sulla ghigliottina dei playoff con vista sull'America: Ringhio non ce l'ha fatta, e gli eroi hanno smesso di parlare di cose azzurre. Ora però è tempo di un'altra narrazione, con un saluto corale a Lippi, che si trova in Spagna – come racconta La Gazzetta dello Sport –.
IL DESERTO DOPO IL TRIONFO - Perché quel 9 luglio, in fondo, chiuse un'epoca. Fuori al primo ostacolo nel 2010 e nel 2014, sul divano nel 2018, nel 2022 e nell'anno in corso. Un'intera generazione, all'appuntamento del 2030, non potrà mancare: sarebbe la prima volta, e il solo pensiero fa male. Le uniche notti magiche dopo il rigore di Grosso portano la firma di Roberto Mancini, l'Europeo del 2020 disputato nel 2021, quell'undici luglio a Wembley in cui leggerezza e qualità ci portarono a stupire e a stupirci.
MALDINI E CONTE - «Rifateci sognare» è il messaggio che la nuova governance deve consegnare a chi si prepara ad assumere i ruoli più delicati: il direttore tecnico e la guida in panchina. Paolo Maldini è un profilo alto, dove conoscenze, leadership ed equilibrio si intrecciano; Antonio Conte un allenatore capace di trasmettere idee e coraggio in un attimo, stavolta con un orizzonte quadriennale per lasciare il segno. E il tempo stringe: la Federazione ha promesso di chiudere entro pochi giorni le caselle di dt e commissario tecnico.
IL SISTEMA ALLO SPECCHIO - Sullo sfondo restano i club, ed è qui che si registra il primo passo assordante: la disponibilità a contribuire economicamente all'ingaggio del ct, un'inversione di abitudini che sposta l'asse dalla conflittualità alla collaborazione. Poi gli incentivi a chi scommette sui giovani azzurri, la riapertura del dialogo con il governo, gli stadi per Euro 2032. Un ultimo appello che equivale a mettere davanti allo specchio un sistema che non può più tapparsi gli occhi, in una crisi che chiede basi nuove per ripartire.
Stamattina un gruppo di ragazzi in gita si sveglierà come solo gli eroi sanno fare. E se, per magia, il Circo Massimo tornasse a riempirsi di settecentomila tricolori, il passaparola diventerebbe un coro solo: rifateci sognare. Lippi ci ha fatto vivere l'attimo fuggente.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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