L'apocalisse sportiva di Zenica ha lasciato macerie troppo ingombranti per essere ignorate e, dopo una notte di riflessioni tormentate, Gabriele Gravina sembra ormai a un passo dalla resa. Il presidente della Federcalcio, travolto dall'onta della terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, sta seriamente maturando la clamorosa decisione di rassegnare le dimissioni, convinto di non poter fungere da unico parafulmine per i fallimenti atavici e le ipocrisie di un intero sistema calcistico.
IL VERTICE D'URGENZA E IL PASSO INDIETRO - Nonostante le dichiarazioni di facciata rilasciate nel ventre dello stadio bosniaco, dove aveva rimandato ogni valutazione al Consiglio Federale, l'urgenza di fare chiarezza ha preso il sopravvento. Il numero uno di via Allegri ha deciso di anticipare i tempi, convocando già nella giornata odierna i vertici delle varie componenti, dalle Leghe ai presidenti delle associazioni di categoria. L'intento è quello di annunciare l'addio per favorire un rinnovamento strutturale e sostenibile, sventando al contempo lo spauracchio di un mortificante commissariamento da parte del Coni. L'iter istituzionale prevederebbe il mantenimento della carica in regime di prorogatio, esclusivamente per gestire l'ordinaria amministrazione, e l'indizione di nuove elezioni entro novanta giorni.
LE ALTERNATIVE E L'OMBRA DEL RINNOVAMENTO - Il calcio italiano si interroga con ansia sui possibili successori. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – il nome in pole position per raccogliere la pesantissima eredità è quello di Giovanni Malagò, figura di spicco dal profilo istituzionale inattaccabile, capace di mettere d'accordo le diverse anime del palazzo garantendo un'estrazione prettamente sportiva. Più defilata e meno caldeggiata dallo stesso vertice uscente, alla ricerca di una vera e radicale discontinuità, appare invece la candidatura di Giancarlo Abete.
L'AFFONDO DEL MINISTRO E LA RIFONDAZIONE - Sulla probabile scelta di fare un passo indietro pesano come macigni, seppur formalmente slegate dall'autonomia decisionale fieramente rivendicata dal dirigente, le durissime sferzate della politica. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, non ha usato mezzi termini, invocando a gran voce una tabula rasa: «È evidente a tutti che il calcio italiano vada rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici. Reputo scorretto tentare di negare le proprie responsabilità accusando le istituzioni, servono umiltà e rispetto da parte di tutti». Un attacco frontale, arricchito dall'elogio ai «sussulti di dignità» avuti in passato da altri presidenti dimissionari, che paventa senza filtri l'ombra di un intervento drastico del Parlamento qualora il palazzo del calcio non dovesse auto-riformarsi spontaneamente.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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