Le macerie fumanti della disfatta di Zenica hanno innescato un vero e proprio terremoto politico nel cuore delle istituzioni calcistiche italiane. Il banco degli imputati è ormai monopolizzato dalla figura di Gabriele Gravina, attuale numero uno della Federcalcio, il cui destino istituzionale appare inesorabilmente segnato. La Serie A, stanca di assistere all'imbarazzante declino del movimento tricolore, ha deciso di svestire i panni della spettatrice passiva per trasformarsi nel principale motore di una rivoluzione che non può più essere rimandata. L'eliminazione dal Mondiale impone scelte draconiane, e i club del massimo campionato sono finalmente pronti a far valere tutto il loro peso politico per ottenere un immediato passo indietro da parte dei vertici di via Allegri.
L'ALLEANZA INEDITA TRA CLUB E GOVERNO - Il traumatico risveglio all'indomani del disastro balcanico ha compattato in maniera sorprendente le alte sfere delle società e i palazzi della politica romana. Il malcontento è generale e feroce, ben sintetizzato dalla velenosa constatazione lanciata da Aurelio De Laurentiis, che ha amaramente definito il sistema italiano «un giocattolo in mano ai bambini». Oggi la Lega ha conferito un mandato chiarissimo al suo presidente Ezio Maria Simonelli: l'obiettivo dell'atteso vertice con le altre componenti federali è prendere atto delle inevitabili dimissioni della governance attuale. Una linea di fermezza assoluta, condivisa a pieni voti anche dal Ministro dello Sport Andrea Abodi, che già in tempi non sospetti auspicava un deciso ricambio dirigenziale.
IL NUOVO PESO POLITICO E IL MODELLO BERGAMASCO - Questa inusuale convergenza di intenti tra Lega e istituzioni non è il frutto di una fine strategia pregressa, bensì la reazione disperata al terzo naufragio mondiale consecutivo. Oltre alla necessaria decapitazione dei vecchi vertici, la vera ambizione delle società è quella di diventare l'assoluto baricentro decisionale. L'aumento del peso elettorale dal dodici al diciotto per cento non deve rimanere una sterile statistica notarile, ma tradursi in una vera assunzione di leadership.
IL TOTONOMI E LO SPETTRO DI MALAGÒ - Con le urne che potrebbero clamorosamente riaprirsi tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio per una legislatura breve ma cruciale, il casting per il nuovo presidente è già entrato nel vivo. La Serie A è determinata a spezzare la stantia tradizione che ha storicamente favorito candidati espressione della Lega Dilettanti o della Lega Pro. – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – il primo profilo di enorme spessore ad essere sondato dietro le quinte è quello di Giovanni Malagò. Il capo del Coni porterebbe in dote una managerialità indiscussa e una profonda conoscenza dei palazzi del potere. Tuttavia, i recenti attriti avuti proprio con il governo in merito alla spinosa questione della sua rieleggibilità olimpica impongono grande cautela: in un frangente in cui serve totale armonia con le istituzioni statali per varare riforme epocali, una candidatura divisiva rischierebbe di rivelarsi un dannoso autogol.
Il tempo dei rinvii e dei giochi di potere è definitivamente evaporato. L'apocalisse andata in scena in Bosnia offre un assist cinico ma irripetibile per radere al suolo le vecchie logiche e affidare le sorti del pallone a chi produce realmente valore e spettacolo ogni fine settimana.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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