Il fallimento della Nazionale italiana, clamorosamente eliminata nei playoff Mondiali in Bosnia, non è più soltanto un dramma sportivo, ma si è trasformato in un vero e proprio caso politico. Ieri non è stato soltanto il ministro dello Sport Andrea Abodi a far sentire la propria voce: una fitta schiera di rappresentanti delle istituzioni ha chiesto pubblicamente conto della disfatta, pretendendo a gran voce un passo indietro immediato del presidente della Figc, Gabriele Gravina.

L'INTERROGAZIONE AL GOVERNO - Nella tarda serata la pressione istituzionale ha raggiunto il suo apice con una richiesta formale avanzata all'esecutivo. Attraverso un'interrogazione a risposta scritta, indirizzata al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e allo stesso ministro Abodi, una quarantina di senatori di maggioranza e opposizione (primo firmatario Antonio Zanettin) ha preteso risposte chiare. Nel documento si chiede esplicitamente se la permanenza di Gravina alla guida della federazione «sia ancora politicamente e istituzionalmente sostenibile, e se non ritenga invece necessario sollecitarne un immediato passo indietro».

IL DIBATTITO IN AULA E L'AFFONDO DI SALVINI - L'onda d'urto della politica non si ferma e sollecita un dibattito urgente in Aula per fare luce sulla crisi sistemica: «Si chiede di sapere se il governo non ritenga necessario riferire urgentemente in Parlamento sullo stato del calcio italiano, trattandosi non di una mera sconfitta sportiva ma di un fallimento che colpisce uno dei più rilevanti patrimoni sociali, culturali, economici ed educativi della Nazione». Un concetto ribadito senza mezzi termini anche dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha sentenziato: «Ancora eliminati. Niente Mondiale: una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gravina».

LA PROPOSTA DI LA RUSSA - A completare il quadro delle reazioni istituzionali sono arrivate in mattinata le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa. – come riporta La Gazzetta dello Sport – la seconda carica dello Stato ha auspicato «profondi cambiamenti e che ogni squadra schieri almeno quattro italiani per tutti i minuti di gara». Una suggestione forte che denota la volontà di valorizzare i vivai azzurri, ma che nella realtà normativa risulta inapplicabile a causa delle direttive europee che tutelano la libera circolazione dei lavoratori professionisti all'interno dell'Unione.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Gio 02 aprile 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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