La notte insonne e tormentata di Fabio Capello è lo specchio fedele dell'anima di una nazione calcistica sprofondata nuovamente nel baratro. Il celebre ex allenatore non usa mezzi termini per descrivere l'amarezza di dover rinunciare, per la terza volta consecutiva, a una rassegna iridata che oltretutto allargherà le sue porte a quarantotto partecipanti. Un'assenza che brucia, analizzata con la consueta lucidità e schiettezza da chi il calcio lo ha masticato e dominato ai massimi livelli per decenni.
L'INVOLUZIONE TATTICA E IL PATATRAC DIFENSIVO - L'approccio degli Azzurri in terra bosniaca non ha mai convinto l'esperto mister friulano. Il palleggio sterile e la sistematica, quasi ossessiva, ricerca dell'appoggio all'indietro verso Gianluigi Donnarumma hanno palesato una preoccupante mancanza di idee. Ma è sul reparto arretrato che si abbatte la scure della critica. Il cartellino rosso sventolato in faccia ad Alessandro Bastoni viene etichettato come un pasticcio imperdonabile, nato da un rinvio errato del portiere e sublimato dalla scarsa lucidità del centrale interista, reo di aver cercato l'anticipo irrazionale pur essendo in netto ritardo. L'analisi si allarga poi a una concezione moderna del ruolo che non convince appieno: difensori esteticamente validi e propensi alla spinta, accomunando in questo senso anche Riccardo Calafiori, ma che peccano gravemente nelle marcature e nelle letture puramente difensive.
I RIMPIANTI OFFENSIVI E LA GESTIONE DELLA PANCHINA - Nonostante il momentaneo e illusorio vantaggio, scaturito da un regalo avversario capitalizzato dal duo formato da Nicolò Barella e Moise Kean, l'Italia ha sofferto terribilmente sulle corsie esterne. Il paradosso, che acuisce ulteriormente il dolore dell'eliminazione, è che persino in inferiorità numerica la squadra ha costruito i presupposti per vincere, sprecando malamente con Federico Dimarco e Francesco Pio Esposito, oltre alla sfortuna che ha frenato il bomber viola. Sul banco degli imputati salgono anche le letture in corso d'opera di Gennaro Gattuso: Capello boccia senza appello la sostituzione del centravanti, sottolineando come andasse invece rilevato molto prima un esterno sinistro in palese e costante affanno.
IL MALE DEL SISTEMA E L'ANTIDOTO OROBICO - Allargando lo sguardo oltre la singola disfatta, l'ex tecnico del Real Madrid individua i mali profondi del nostro movimento. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – la ricetta per guarire passa obbligatoriamente da due concetti chiave: il ritorno all'insegnamento della tecnica pura nei settori giovanili a discapito dell'esasperazione tattica, e la necessità di affidarsi ad allenatori coraggiosi, capaci di lanciare i talenti senza miopie.
LA SPERANZA NEL NUOVO CICLO E L'ORGOGLIO NERAZZURRO - Rifiutando di addentrarsi nelle torbide acque della politica federale, lo sguardo di Capello si sposta infine sui volti da cui far ripartire la rifondazione tecnica. Attorno alla certezza tra i pali, spiccano le doti di palleggio di Manuel Locatelli e la generosità di Sandro Tonali a centrocampo. Ma i veri elogi sono riservati ai volti nuovi sbocciati dalla gestione di mister Baldini in Under 21. Oltre al talento di Niccolò Pisilli, l'investitura più prestigiosa riguarda direttamente il mondo nerazzurro: l'ingresso in campo di Marco Palestra nel catino di Zenica ha stregato l'ex ct, che lo indica senza esitazioni tra le note più liete e affidabili per la Nazionale del futuro.
Una rifondazione dolorosa ma necessaria. L'Italia dovrà imparare dai propri disastrosi errori, tornando a coltivare il talento e riscoprendo l'arte di saper difendere, per non dover mai più vivere notti insonni come questa.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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