Il sipario calato sulle spietate qualificazioni mondiali lascia in dote un retrogusto inevitabilmente agrodolce dalle parti della New Balance Arena, ma certifica al contempo l'impressionante dimensione globale raggiunta dall'Atalanta. Se il clamoroso tracollo dell'Italia ha impedito una vera e propria invasione nerazzurra in Nord e Centro America, la società bergamasca può comunque abbozzare un largo sorriso: l'indomito Sead Kolasinac e il roccioso Isak Hien hanno ufficialmente strappato il biglietto per il torneo iridato, guidando una spedizione che si preannuncia come la più numerosa di sempre nella storia del club.
IL GUERRIERO BOSNIACO E IL DEBUTTO SCANDINAVO - Lo psicodramma della Nazionale ha spento i sogni di gloria per pedine di inestimabile valore come Gianluca Scamacca, Giorgio Scalvini, Giacomo Raspadori e Marco Carnesecchi, oltre a cancellare le ambizioni di profili in orbita azzurra del calibro di Davide Zappacosta e Raoul Bellanova. Dalle ceneri della notte di Zenica è però emersa con prepotenza la figura monumentale del braccetto mancino ex Arsenal, sceso in campo da titolare contro l'Italia prima di essere sostituito all'intervallo. A giugno spegnerà trentatré candeline festeggiando la sua seconda partecipazione a un Mondiale (a dodici anni di distanza dall'esordio del 2014) da leader incontrastato e pilastro irrinunciabile per il commissario tecnico Sergej Barbarez. Festa grande anche per il centrale svedese: pur costretto ai box per infortunio, ha potuto esultare per il definitivo 3-2 siglato in extremis da Viktor Gyökeres. Una rete che ha spalancato le porte della prima rassegna iridata per lo scandinavo, condannando di fatto la Polonia del compagno di club Nicola Zalewski, autore di un'inutile prova eroica condita da un gol e un assist.
L'ESERCITO DELLE CERTEZZE INTERNAZIONALI - I due freschi reduci dai feroci spareggi andranno a ingrossare le fila di un contingente d'élite che aveva già sbrigato la pratica qualificazione con ampio anticipo. – come analizza L'Eco di Bergamo – la vetrina continentale nordamericana sarà impreziosita dall'infinita classe di Mario Pasalic, colonna della Croazia alla ricerca di un'altra cavalcata magica dopo lo storico bronzo conquistato in Qatar, e dalle fiammate di Charles De Ketelaere, freccia ormai stabile e appuntita nel rinnovato scacchiere offensivo del Belgio. A difendere l'onore del continente africano ci penseranno invece le sgroppate a perdifiato del ghanese Kamaldeen Sulemana (già alla sua seconda apparizione iridata) e l'esordiente ivoriano Odilon Kossounou, pronto a erigere un muro davanti alla porta della sua selezione.
IL RECORD POLVERIZZATO E I SOGNI SUL FILO DI LANA - Con ben sei elementi assolutamente sicuri di volare tra Canada, Messico e Stati Uniti, la Dea frantuma il precedente primato societario stabilito in Qatar, quando furono solamente quattro i tesserati a partecipare (il croato Pasalic, il danese Joakim Maehle e gli olandesi Teun Koopmeiners e Marten de Roon). Proprio il mediano tulipano guida la ristrettissima cerchia di coloro che coltivano ancora flebili speranze di convocazione in extremis. Non essendo stati chiamati nell'ultima finestra internazionale, le percentuali per lui e per lo statunitense Yunus Musah appaiono purtroppo ridotte al lumicino. Un discorso analogo vale per Ederson: il faro del centrocampo nerazzurro è chiamato a un finale di stagione a dir poco stratosferico per provare a scalare le gerarchie e convincere Carlo Ancelotti a regalargli un insperato pass per la prestigiosa spedizione del Brasile.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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