L'uragano di polemiche scatenatosi dopo la tragica disfatta mondiale travalica i confini nazionali e scomoda direttamente le stanze dei bottoni del calcio continentale. A scendere clamorosamente in campo per blindare la traballante poltrona di Gabriele Gravina è nientemeno che Aleksander Ceferin. Il potentissimo presidente della Uefa, presente in tribuna durante la nefasta trasferta di Zenica, ha deciso di fare quadrato attorno al suo fedelissimo alleato, scagliando un durissimo atto d'accusa contro l'establishment politico italiano e tracciando un quadro a tinte foschissime per il futuro a breve termine del nostro movimento.

L'ASSOLUZIONE FEDERALE E L'ATTACCO AI DETRATTORI - Mentre l'opinione pubblica e le istituzioni chiedono a gran voce un passo indietro immediato, da Nyon arriva una strenua difesa d'ufficio. Accompagnato dal vicesegretario Giorgio Marchetti durante il volo di rientro dalla Bosnia, il numero uno del calcio europeo ha respinto con sdegno la caccia alle streghe. Secondo la sua visione, le colpe non possono ricadere sui vertici della Figc, definendo il nostro Paese come un ambiente dove troppi opportunisti agiscono nell'ombra. «Mi fa arrabbiare che ci siano persone nascoste che aspettano qualcosa vada storto per criticare. Non sostengono l'Italia, sostengono se stessi», ha tuonato senza mezzi termini. Per lo sloveno, un eventuale addio del suo primo vicepresidente rappresenterebbe un danno incalcolabile, definendolo un vero gentiluomo innamorato del pallone.

IL NODO STRUTTURE E L'OASI BERGAMASCA - Ma il dito nella piaga viene affondato soprattutto sul cronico immobilismo impiantistico che attanaglia la Penisola. – come si evince dalle parole rilasciate a La Gazzetta dello Sport le responsabilità del collasso vanno ricercate in sfere estranee al rettangolo verde. Invece di crocifiggere l'allenatore o i giocatori, i rappresentanti istituzionali dovrebbero interrogarsi sul perché la nazione vanti le peggiori infrastrutture calcistiche d'Europa. Un'arretratezza che stride enormemente se paragonata a rare e virtuose eccezioni domestiche: basterebbe infatti guardare alla modernissima New Balance Arena, dove l'Atalanta forgiata da mister Raffaele Palladino macina gioco e fatturato, per comprendere come un'oculata visione strutturale sia alla base di qualsiasi vera rinascita sportiva.

IL RICATTO SU EURO 2032 E LA VIA DELLA GUARIGIONE - L'avvertimento più raggelante, tuttavia, suona come una vera e propria spada di Damocle sull'organizzazione del prossimo torneo continentale. Sulla rassegna condivisa con la Turchia pende un ultimatum categorico: «Spero che le infrastrutture saranno pronte. Altrimenti, il torneo non si giocherà in Italia». Un monito severissimo che non ammette appelli. Per il capo della Uefa, il grande malato d'Europa tornerà ai vertici mondiali solo quando la politica del palazzo e quella sportiva smetteranno di farsi la guerra per allinearsi verso un obiettivo comune. Se questa tossicità persisterà, il declino diventerà del tutto inarrestabile.

Le scorie del fallimento balcanico scoperchiano definitivamente i mali oscuri del nostro sistema: la palla ora passa alla politica, chiamata a rispondere con i fatti e i cantieri, prima che l'Europa ci sbatta definitivamente la porta in faccia.

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Sezione: Altre news / Data: Gio 02 aprile 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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