Il calcio italiano si ritrova intrappolato in un incubo senza fine, costretto a piangere la terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo. Un fallimento epocale che non nasce da un singolo episodio sfortunato, ma da una patologia cronica e letale: la totale assenza di coraggio. Stefano Barigelli, nel suo vibrante editoriale, fotografa con lucidità le macerie del sistema, lanciando un appello disperato per una rivoluzione che non può più essere rimandata al domani.
L'URGENZA DEL CAMBIAMENTO E L'ADDIO DI GRAVINA - Il piccolo e anonimo stadio bosniaco non ha soltanto seppellito l'obiettivo sportivo della Nazionale, ma ha fatto franare miseramente l'ultimo tentativo di posticipare le necessarie riforme. Un passo indietro dell'attuale presidente Gabriele Gravina farebbe perlomeno chiarezza, liberando il campo per un rinnovamento vitale. Dal primo schiaffo mondiale del 2018, la tanto sbandierata rivoluzione si è trasformata prima in uno slogan vuoto e poi in un'amara barzelletta, lasciando tutto tristemente inalterato nonostante i segnali di allarme e il lascito tragico della pandemia.
IL MURO DELLE RESPONSABILITÀ CONDIVISE - L'immobilismo attuale è figlio delle colpe di ogni singola componente del panorama calcistico e istituzionale, nessuna esclusa. Se la Federcalcio ha peccato gravemente sul tema della governance, mantenendo la Serie A in uno stato di irrilevanza politica, la Lega ha offerto un contributo pressoché nullo, palesatosi ad esempio nei pesanti no agli stage prima degli spareggi mondiali. A chiudere questo cerchio delle responsabilità c'è la politica: per sfuggire al rischio di impopolarità, ha progressivamente sottratto ogni forma di sostegno al settore, pur continuando a incassare oltre un miliardo e mezzo di euro all'anno tra gettito fiscale e previdenziale.
L'ILLUSIONE DELL'EUROPEO E IL CAOS TECNICO - Il trionfo continentale firmato dalla coppia Roberto Mancini e Gianluca Vialli si è rivelato un pericoloso specchietto per le allodole, un solido ancoraggio per le resistenze al cambiamento. Dallo schiaffo interno con la Macedonia del Nord è iniziato un inesorabile precipizio, aggravato da una confusione tecnica grottesca: un valzer impazzito che ha visto susseguirsi sulla panchina lo stesso Mancini, Luciano Spalletti, Gennaro Gattuso e perfino un tentativo per Claudio Ranieri. Invece di rappresentare un modello propulsore capace di moltiplicare il valore dei singoli, la selezione azzurra si è smarrita. Il ct attuale, accollatosi un'avventura disperatissima, ha le colpe minori, così come si è rivelata tutt'altro che fortunata la complicata combinazione dirigenziale con Gianluigi Buffon e Leonardo Bonucci.
CORRERE PER EVITARE IL QUARTO SCHIAFFO - Il futuro immediato passa inevitabilmente dalle scelte di via Allegri. Un addio di Gravina aprirebbe la strada a una figura totalmente nuova, scacciando la tossicità dell'ambiente e impedendo che il testimone passi a chi ha attivamente condiviso un'amarezza simile. La storia insegna che nessun Paese vincitore di un Mondiale è mai rimasto escluso per tre tornei di fila. Se l'Italia non vuole prolungare questa avvilente agonia fino all'edizione del 2030, deve cambiare radicalmente marcia. Finora il nostro sistema ha semplicemente tirato a campare. O peggio ancora, ha tirato a perdere.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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