La ferita è ancora aperta e brucia come il primo giorno, a testimonianza di un'ingiustizia sportiva e umana mai del tutto digerita. A distanza di anni dalla sua clamorosa estromissione dai vertici tecnici azzurri, Claudio Gentile torna a puntare il dito contro le stanze dei bottoni del sistema calcistico italiano. L'ex condottiero delle selezioni giovanili ha vuotato il sacco, svelando retroscena inquietanti su un addio forzato che ha interrotto bruscamente un ciclo vincente e ricco di straordinarie prospettive per la Nazionale.

IL COMPLOTTO NOTTURNO E I TRE GIORNI DI FOLLIA - La dinamica della sua cacciata assume i contorni grotteschi di una sceneggiatura surreale, orchestrata nell'ombra. Il racconto dell'ex difensore è una lucida ricostruzione di un autentico ribaltone dirigenziale: «Un giorno mi dissero che sarei diventato commissario tecnico della Nazionale maggiore. Il giorno dopo mi chiamarono per dirmi di restare nell'Under 21 e io risposi: "Va bene, non c'è problema". Il terzo giorno mi hanno cancellato da tutto». Un licenziamento in tronco, senza logica sportiva, dettato da manovre oscure: «C'è stato qualcuno che da un giorno all'altro è intervenuto dicendo che Gentile non doveva esserci più».

IL TRIONFO CANCELLATO E LA GENERAZIONE D'ORO - A rendere ancora più inspiegabile l'accaduto è l'oggettivo e inattaccabile bilancio maturato sul campo dal tecnico. Sotto la sua sapiente guida, gli Azzurrini avevano conquistato un prestigioso titolo europeo e una preziosissima medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici. Ma il vero capolavoro si sarebbe palesato poco tempo dopo, certificando l'incredibile fiuto del mister nella costruzione dei campioni: «Eppure sei, sette ragazzi che erano con me due anni dopo gli Europei hanno vinto i Mondiali con la Nazionale maggiore».

LA LOGICA DEL BURATTINO E IL CASO BAGGIO - Il j'accuse si sposta poi sulle logiche malsane che, a detta dell'intervistato, regolano le dinamiche interne alla Federazione. – come svelato nell'esplosiva intervista rilasciata sulle colonne del Corriere dello Sport – chi non si allinea pedissequamente ai dettami politici viene inesorabilmente fatto fuori dal sistema. La sua amara conclusione tira in ballo un altro illustre esiliato del nostro calcio: «Devi fare il burattino o lasciare, come ha fatto Roberto Baggio».

Il pallone italiano fa i conti, per l'ennesima volta, con i fantasmi di un passato in cui le scrivanie e la politica hanno incomprensibilmente oscurato il talento e il merito conquistato sul campo.

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Sezione: Italia / Data: Sab 04 aprile 2026 alle 00:01
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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