Otto anni sono un'eternità nel calcio moderno, ma per chi ha fatto dell'appartenenza una bandiera, il tempo sembra solo aver aggiunto consapevolezza. Marten de Roon torna al Signal Iduna Park non più come un debuttante in cerca di gloria in Europa League, ma come il capitano e il faro di un'Atalanta ormai stabile nel gotha della Champions. Affiancando Raffaele Palladino nella conferenza stampa della vigilia, il centrocampista olandese riavvolge il nastro dei ricordi, analizzando l'incredibile evoluzione del club e del suo percorso personale. Con la consueta ironia e una lucidità tattica invidiabile, De Roon dispensa consigli ai compagni, parla della maturità acquisita dal gruppo per gestire le pressioni del "Muro Giallo" e, tra una battuta sulle Olimpiadi e una carezza al talento di Scalvini, detta la linea per espugnare Dortmund: coraggio, compattezza e la ferma volontà di non spegnere mai l'interruttore. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Marten, sei l'unico superstite della sfida di otto anni fa su questo stesso campo. All'epoca al tuo fianco c'era Remo Freuler, domani probabilmente ci sarà Ederson. Come è cambiata l'Atalanta da quei primi passi in Europa a oggi, e come valuti la tua evoluzione tra questi due compagni di reparto?
«La prima cosa che mi viene in mente, guardandomi indietro, è che sono invecchiato un pochino rispetto a otto anni fa! (ride, ndr). A parte gli scherzi, ho un ricordo bellissimo di quella sfida: perdemmo 3-2, è vero, ma portammo mezza Bergamo qui in Germania. Fu una vera e propria festa, per noi giocatori e per i tifosi, giocare in uno stadio così iconico come questo. Con Remo avevo un legame speciale, un rapporto importantissimo in campo e fuori. Domani non so se giocherò con Ederson, il mister non ha ancora svelato i titolari, ma negli ultimi anni con lui abbiamo raggiunto risultati straordinari. Sono passati tanti compagni, tutti giocatori fortissimi, e io sono immensamente orgoglioso di essere ancora qui, vestendo questa maglia e affrontando sfide di un livello superiore. All'epoca eravamo agli albori in Europa League, oggi ci giochiamo gli ottavi di Champions».

Sappiamo che sei un grande appassionato di sport e sei stato a vedere le Olimpiadi invernali. C'è un atleta o un'impresa che ti ha particolarmente esaltato e dalla quale vorresti attingere la mentalità per la tua Atalanta?
«Mi piace moltissimo seguire altri sport, specialmente le discipline individuali, perché credo che raggiungere l'eccellenza in solitaria sia estremamente faticoso, forse ancor più difficile rispetto a noi calciatori che viviamo le dinamiche di uno sport di squadra. Sono stato a vedere le gare di pattinaggio: ho assistito al trionfo olandese nei 500 metri femminili con oro e argento, ma l'episodio che mi ha colpito di più è stato nei 1000 metri maschili. Il nostro connazionale Joep Wennemars ha subìto uno scontro con un avversario, perdendo di fatto la possibilità di lottare per la medaglia, ma si è rialzato e ha riprovato a fare la sua gara fino alla fine. Ecco, quella mentalità resiliente, quella voglia di non arrendersi mai, mi ha esaltato tantissimo ed è lo spirito che dobbiamo avere noi».

Sei sempre più vicino al record assoluto di presenze con la maglia dell'Atalanta. Hai già iniziato a fare il conto alla rovescia? Ci pensi a questo traguardo storico?
«A dire la verità, so che è un traguardo importante che si sta avvicinando, ma non ci sto pensando troppo. Stiamo attraversando un momento cruciale della stagione, stiamo raccogliendo ottimi risultati in campionato e ragioniamo davvero di partita in partita. Essere ancora in corsa su tre competizioni non è affatto scontato: vogliamo dire la nostra ovunque e fare il massimo. La mia concentrazione è totalmente focalizzata sul campo e sugli obiettivi di squadra, non sul pallottoliere delle mie presenze».

Rispetto a otto anni fa, quanto è cresciuta la squadra nella gestione delle pressioni ambientali? Questo è uno stadio imponente, che incute timore. Avete imparato ad affrontare palcoscenici del genere senza farvi schiacciare dall'attesa?
«Siamo cresciuti a dismisura, sotto ogni punto di vista: come società, come squadra e come singoli elementi. Abbiamo maturato un'esperienza europea enorme; otto anni fa, per quasi tutti noi, era un debutto assoluto in queste competizioni. Certo, non ci si abitua mai del tutto a uno stadio immenso e impressionante come questo, non lo puoi preparare a tavolino. Tuttavia, oggi in rosa abbiamo tantissimi giocatori esperti che hanno calcato palcoscenici simili. L'importante è saper gestire i momenti della gara contro avversari così forti. Credo che la nostra crescita si sia vista anche nell'ultima partita di campionato: siamo stati più compatti, abbiamo saputo abbassarci nei momenti di difficoltà ragionando come un blocco unico. È lavorando da squadra vera che si subiscono meno gol e si superano le pressioni esterne».

Se avessi a disposizione una macchina del tempo e potessi parlare al Marten de Roon del 2018, cosa gli diresti sapendo quanta strada ha fatto e i trofei che ha alzato?
«Gli direi semplicemente: "Goditi tutto quello che ti sta per accadere, perché saranno anni meravigliosi". Ancora oggi, a pensarci, mi viene la pelle d'oca per la vittoria dell'Europa League. È stato il culmine di un percorso pazzesco, vissuto con l'Atalanta ma anche con la Nazionale olandese, con cui ho disputato Mondiali ed Europei, giocando la Champions per cinque edizioni. Ora però basta parlare di me, non mi piace essere autocelebrativo! Ma sì, gli direi di essere enormemente orgoglioso di tutto ciò che avrebbe costruito».

Da veterano del gruppo, avrai sicuramente studiato a fondo il Borussia Dortmund. Quali sono, secondo te, i loro punti deboli in vista della gara di domani?
«Non sono qui a svelare i loro punti deboli, anche perché affrontiamo una squadra fortissima, con un potenziale offensivo devastante. Segnano tantissimo, ma è vero che a volte subiscono. La chiave non è guardare ai loro difetti, ma fare la nostra partita in modo impeccabile. Dobbiamo essere compatti, intensi e giocare da vera squadra, mantenendo sempre la consapevolezza che la qualificazione si decide in 180 minuti. Non possiamo permetterci di buttare via tutto in dieci o venti minuti di amnesia, come purtroppo ci è successo contro l'Athletic Bilbao. Serve una concentrazione feroce e costante per tutti i novanta minuti di domani».

Guardiamo al futuro: cosa pensi dell'idea che Scalvini possa diventare il tuo erede a centrocampo tra qualche anno?
«Innanzitutto, la mia più grande speranza è che l'Atalanta riesca a trattenere Giorgio Scalvini per tantissimi anni. È un ragazzo dal talento cristallino, che purtroppo l'anno scorso ha sofferto molto a causa dei lunghi infortuni. Noi tutti nello spogliatoio siamo felicissimi di vederlo tornare protagonista, perché è un giocatore che dà un aiuto inestimabile alla squadra. Non so se sarà lui il nuovo De Roon, anche perché io lo vedo più come un difensore nato, sebbene in passato mister Gasperini lo abbia impiegato a centrocampo. Per il momento, godiamocelo sano, perché ci sta garantendo tantissima continuità e un contributo fondamentale».

In carriera avete espugnato stadi infernali come il Vélodrome e Anfield. Cosa dirai ai tuoi compagni nello spogliatoio, un attimo prima di uscire dal tunnel e affrontare i 25.000 del Muro Giallo?
«Ne parliamo sempre prima di entrare in campo, non sono solo io a prendere la parola. Il messaggio sarà uno solo: affrontiamoli senza alcuna paura, con tantissimo coraggio. Sappiamo di giocare contro un avversario di altissimo livello, ma dobbiamo ricordarci di godere di questa serata. Non dobbiamo mai dimenticare la fortuna e il privilegio di poter giocare a calcio in stadi meravigliosi come questo. E con questa gioia, dobbiamo andare a prendercela».

Nelle parole del capitano olandese c'è tutta l'essenza dell'Atalanta: una squadra che non dimentica il proprio passato, ma che guarda al futuro senza alcun timore reverenziale. Con la fascia al braccio e la saggezza di chi ha vissuto l'epopea nerazzurra, De Roon indica la via per non farsi tremare le gambe davanti al Muro Giallo.

@ Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 16 febbraio 2026 alle 21:29
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print