Il campionato di Serie A si sta scoprendo improvvisamente sterile. Mentre l'attesa per il posticipo tra Cagliari e Lecce chiuderà il sipario sulla venticinquesima giornata, un'analisi lucida della classifica marcatori restituisce l'immagine di un torneo in cui fare gol è diventato un lusso per pochissimi eletti. Un'involuzione netta che suona come un campanello d'allarme generale, ma che al contempo definisce in modo chiaro le gerarchie in vista degli impegni cruciali di fine stagione, sia per i club che per la Nazionale.
IL VUOTO DIETRO AL CAPITANO - A dominare incontrastato questo scenario anomalo c'è un solo sovrano. Lautaro Martinez guarda tutti dall'alto con quattordici centri in venticinque apparizioni, mantenendo una clamorosa media superiore a una rete ogni due gare. Un bottino messo a referto senza l'ausilio dei calci di rigore, che gli garantisce un abisso di sei lunghezze sui più diretti inseguitori. La voragine alle spalle dell'argentino testimonia l'eccezionalità del suo rendimento, ma certifica soprattutto la profonda crisi realizzativa che ha colpito l'intera élite degli attaccanti del nostro campionato.
L'ILLUSIONE DEL PASSATO E IL BLOCCO A QUOTA OTTO - Sembrano lontanissimi i tempi della stagione 2024/25, quando il vertice della graduatoria parlava italiano grazie allo strapotere della coppia formata da Mateo Retegui e Moise Kean. Oggi, escludendo l'impatto devastante e fuori statistica del neo-romanista Malen (capace di segnare cinque reti in un solo mese dal suo arrivo a gennaio), il secondo gradino del podio è un affollato condominio fermo a quota otto gol. Lì convivono talenti in rampa di lancio come Nico Paz e Anastasios Douvikas del Como, affiancati da pedine fondamentali delle big come Rasmus Hojlund per il Napoli, Kenan Yildiz per la Juventus e Christian Pulisic per il Milan. Nessuno, finora, è riuscito a spezzare questa maledizione della singola cifra.
L'ANSIA AZZURRA E IL PESO DI SCAMACCA - Questo impoverimento offensivo si riflette come uno specchio inquietante sulle lavagne tattiche di Gennaro Gattuso. In vista dei decisivi playoff mondiali di marzo, il commissario tecnico si trova a fare i conti con un arsenale spuntato. Gli attaccanti italiani faticano terribilmente: l'attuale avanguardia tricolore in Serie A è guidata da Moise Kean, alle prese con un'annata a Firenze ben diversa da quella precedente, e Riccardo Orsolini, entrambi fermi a quota sette. Subito dietro, in un terzetto a quota sei reti che comprende anche Mandragora e Colombo, spicca il profilo di Gianluca Scamacca. Il centravanti dell'Atalanta rappresenta una delle pochissime ancore di salvezza per l'attacco della Nazionale, chiamato a caricarsi sulle spalle le speranze di un intero Paese. Più staccati troviamo Dimarco e Pinamonti a cinque, seguiti dal talento emergente Francesco Pio Esposito, autore di quattro centri in campionato e sei complessivi in stagione.
IL PARADOSSO ARABO - L'aspetto più grottesco di questa astinenza tricolore è che l'attaccante italiano più prolifico del momento gioca a migliaia di chilometri di distanza. Quel Mateo Retegui, volato in Saudi Pro League per vestire la maglia dell'Al Qadsiah, sta viaggiando a ritmi altissimi, avendo già gonfiato la rete dodici volte in appena venti partite disputate.
In un calcio italiano che ha improvvisamente smarrito la via della rete, ogni singola esultanza acquista un valore inestimabile. L'Atalanta si tiene stretto il suo centravanti: i gol di Gianluca Scamacca non saranno solo il propellente vitale per la rincorsa europea della Dea, ma la chiave di volta per scardinare il tabù e riportare l'Italia dove merita di stare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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