Lasciare un ingranaggio perfetto per rincorrere il blasone, finendo intrappolati in un equivoco tattico che ne ha svuotato l'essenza. Il passaggio dell'ex leader del centrocampo bergamasco Koopmeiners sotto la Mole ha finora regalato più ombre che luci, confermando come il peso della maglia e l'assenza di un'identità di gioco precisa possano disinnescare anche il talento più cristallino. A fotografare questo cortocircuito è una voce autorevole del calcio olandese, capace di leggere le dinamiche del nostro campionato con la lucidità di chi lo ha vissuto in prima persona.

IL GIGANTE IMPRIGIONATO - Raggiunto dai taccuini di TuttoMercatoWeb, Bryan Roy non ha usato mezze misure per descrivere la parabola discendente del connazionale. Nessun dubbio sulle qualità assolute del ragazzo, etichettato senza esitazioni come un fuoriclasse, ma una critica feroce al contesto in cui è stato calato. Abituato ai meccanismi fluidi e propositivi vissuti a Bergamo, il centrocampista si è scontrato con una realtà torinese profondamente involuta, incapace di esaltarne gli strappi e la visione di gioco che avevano incantato l'Europa intera con la maglia della Dea.

IL CAOS BIANCONERO - L'analisi dell'ex attaccante del Foggia è una sentenza inappellabile sulle recenti stagioni della Vecchia Signora. «È sbarcato a Torino in una fase storica tremendamente complicata, trovando una Juventus lontanissima dagli standard che le competerebbero», ha tuonato Roy, puntando il dito contro un'identità tattica smarrita. «Se analizziamo lo sviluppo della manovra, abbiamo assistito a un vero disastro rispetto allo status della società. Per accendersi e fare la differenza, lui avrebbe vitale bisogno di un collettivo abituato a costruire il gioco partendo dal basso, con geometrie definite».

LA PROVOCAZIONE TATTICA - La frustrazione per un talento finora inespresso in maglia bianconera si mescola a un pizzico di ironia quando si tratta di immaginare uno scenario più congeniale alle sue caratteristiche. L'ex ala olandese si lascia andare a una battuta che suona come una provocazione alle gerarchie del campionato: «Paradossalmente, per il tipo di calcio che esprime oggi, la Roma rappresenterebbe l'habitat perfetto per lui», ha affermato sorridendo, evidenziando ulteriormente la distanza siderale tra il potenziale del giocatore e l'attuale proposta calcistica juventina.

IL VUOTO A DESTRA - Dalle difficoltà di chi deve impostare, a quelle di chi macina chilometri sulla fascia. Lo sguardo si allarga anche alla situazione in casa Inter e in Nazionale, dove l'assenza di Denzel Dumfries sta lasciando una voragine incolmabile. Roy ne sottolinea l'evoluzione impressionante: «Anno dopo anno ha raggiunto livelli clamorosi. Nonostante sia un esterno difensivo, garantisce un bottino di reti e assist spaventoso. Si percepisce chiaramente quanto manchi la sua fisicità ai nerazzurri e all'Olanda, ma sta recuperando la forma migliore e tornerà presto a essere un fattore determinante per il resto della stagione».

Una riflessione che, guardando da Bergamo verso Torino, non può che suscitare un pizzico di amara fierezza. Perché se i fuoriclasse si comprano a peso d'oro, i sistemi di gioco che li rendono invincibili sono merce rara, e la Dea continua a dimostrare di essere una delle poche fucine in grado di costruirli dal nulla.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 14:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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