La dura e amara legge dell'Europa non perdona le squadre che giocano a calcio senza mai graffiare. Ne è fermamente convinto Paolo Condò, che dagli studi televisivi di Sky Sport ha analizzato a caldo la dolorosa sconfitta per due a zero incassata dall'Atalanta sul prato del Borussia Dortmund, puntando il dito contro la clamorosa inefficacia offensiva della formazione bergamasca e la prova in ombra del suo terminale d'attacco principale.

IL GIOCO SENZA MORSICATURA - La disamina del noto giornalista parte da un presupposto tattico inequivocabile: la manovra della squadra non è dispiaciuta, ma è mancato del tutto l'istinto omicida. Riavvolgendo il nastro dei novanta minuti disputati contro i tedeschi, l'opinionista ha sottolineato come la compagine orobica abbia effettivamente mosso bene il pallone, peccando però in maniera palese in fase di finalizzazione. «Tutto sommato la squadra ha fatto vedere di saper costruire trame interessanti, ma è mancata in modo assoluto la conclusione a rete», ha sentenziato l'esperto, evidenziando il divario incolmabile tra il buon possesso palla e la reale pericolosità negli ultimi sedici metri.

LE FRECCE A VUOTO - Il rammarico più grande, secondo la lettura offerta in diretta, si concentra sulle nitide occasioni potenziali sfumate durante la prima frazione di gioco. L'attenzione si focalizza in particolare sull'ottimo lavoro svolto sulla corsia esterna da Nicola Zalewski, capace di spingere con insistenza e di recapitare palloni tremendamente invitanti nel cuore dell'area di rigore. Cross velenosi che, tuttavia, si sono persi nel vuoto cosmico. «Nel primo tempo l'esterno ha confezionato un paio di iniziative di spessore mettendo la sfera al centro, e tutti aspettavamo solo la stoccata vincente», ha proseguito il commentatore, caricando di aspettative un copione tattico rimasto purtroppo orfano della firma conclusiva.

IL GRANDE ASSENTE - L'affondo finale è tutto dedicato al giocatore che avrebbe dovuto tramutare in oro la mole di gioco costruita dai compagni. Gianluca Scamacca viene apertamente criticato per non essersi fatto trovare pronto agli appuntamenti decisivi sotto porta. Nelle parole dell'opinionista emerge una palpabile e sincera frustrazione sportiva: «Continuavamo a chiederci dove fosse finito il centravanti, sperando di vederlo sbucare da un momento all'altro. Maledizione, non c'era mai», ha concluso amaramente, fotografando alla perfezione l'incapacità dell'attaccante di riempire l'area di rigore nei momenti clou della partita.

Un'analisi lucida e spietata che certifica le ragioni di una notte fonda, decisa fatalmente dalle reti di Guirassy e Beier. Per sperare di compiere un vero e proprio miracolo sportivo nel catino della New Balance Arena al ritorno, servirà ritrovare urgentemente quel cinismo feroce che ha sempre caratterizzato il dna della macchina nerazzurra.

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Sezione: Champions League / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 23:23
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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