La magia delle grandi notti di Champions League si è oscurata all'improvviso, inghiottita dal demone inaccettabile della discriminazione. Nel catino infuocato del Da Luz, l'andata dei playoff tra le padrone di casa e il Real Madrid si è trasformata in un groviglio di nervi e veleni, avendo come protagonisti l'attaccante brasiliano Vinicius Júnior, l'ala argentina Gianluca Prestianni e il carismatico José Mourinho. Un episodio denso di ombre che ha costretto l'arbitro a congelare la sfida, riaprendo una ferita che il calcio moderno non riesce proprio a rimarginare.

LA SCINTILLA E LA DANZA - L'epicentro del terremoto agonistico si registra al cinquantesimo minuto. Il fuoriclasse sudamericano con la maglia numero sette trova il guizzo vincente che sblocca il tabellino in favore delle merengues. Fedele al suo personalissimo repertorio, si dirige verso la bandierina del corner improvvisando una coreografia celebrativa. Un'esultanza che incendia gli animi: il direttore di gara Letexier estrae il cartellino giallo per sanzionare le successive intemperanze del giocatore, mentre una folta rappresentanza della formazione lusitana lo accerchia per redarguirlo aspramente. È in questa bolgia che si consuma il presunto fattaccio.

L'OMBRA DELL'INSULTO - La situazione degenera definitivamente quando il talento verdeoro punta il dito indice contro il trequartista avversario. Secondo la vibrante ricostruzione del madridista, l'argentino gli avrebbe sibilato l'epiteto discriminatorio «scimmia», utilizzando il termine spagnolo «mono». L'azione, tuttavia, non trova immediato riscontro visivo: l'accusato, infatti, si è premurato di coprire il labiale tirandosi la maglietta sul volto. Catturato pochi istanti dopo dalle telecamere, il giocatore di casa proverà a discolparsi ripetendo in maniera plateale la parola «hermano» (fratello), nel tentativo di derubricare la gravissima accusa a un semplice e gigantesco malinteso verbale.

PARTITA CONGELATA - Di fronte alla fermezza della denuncia, il fischietto dell'incontro non ha avuto alcun tentennamento. Applicando alla lettera il rigidissimo protocollo antirazzismo previsto dai vertici europei, l'arbitro ha sospeso temporaneamente le ostilità. Una pausa surreale durata la bellezza di dieci minuti, un lasso di tempo in cui il nervosismo ha travalicato le linee bianche del campo contagiando inesorabilmente anche le due panchine, protagoniste di accese scintille che hanno reso l'aria agonistica quasi irrespirabile.

LA DIPLOMAZIA DELLO SPECIAL ONE - A tentare di spegnere l'incendio ci ha pensato l'allenatore della compagine portoghese. Con la consumata esperienza di chi sa leggere le dinamiche emotive dei campioni, il tecnico di Setubal si è fiondato sul terreno di gioco dirigendosi a passo svelto verso l'attaccante brasiliano. Tra i due c'è stato un fitto scambio di battute sussurrate all'orecchio e gesti distensivi, culminati in un abbraccio paterno, sebbene l'esterno madridista continuasse a indicare rabbiosamente il proprio avversario. Un'opera di delicata pacificazione che l'allenatore ha poi esteso anche a Kylian Mbappé, richiamato a colloquio per un ulteriore confronto chiarificatore.

Il pallone ha poi ripreso faticosamente a rotolare al sessantesimo minuto, portando a termine l'impegno europeo. Eppure, la sensazione palpabile è che il triplice fischio abbia sancito solamente la fine sportiva della contesa, lasciando colpevolmente spalancato un caso spinoso destinato a riempire aule di giustizia sportiva e pagine di giornali ben oltre la mezzanotte di Lisbona.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Champions League / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 22:50
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print