La magica notte del Signal Iduna Park, teatro dell'andata dei playoff di Champions League tra Borussia Dortmund e Atalanta, si accende ben prima del fischio d'inizio. Ad alzare le temperature non è solo l'attesa per una sfida cruciale, ma una profonda frattura diplomatica consumatasi a poche ore dal match. Luca Percassi, Amministratore Delegato del club bergamasco, si presenta ai microfoni di Sky Sport nel pre-partita con il volto di chi porta con fierezza i colori della propria città, ma anche con la ferma volontà di denunciare uno sgarbo istituzionale ritenuto inaccettabile. Dalla gioia per il ritorno in uno degli stadi più iconici d'Europa all'orgoglio per il tifo nerazzurro, l'intervista si trasforma rapidamente in una dura presa di posizione contro la dirigenza tedesca per il controverso "caso Inacio". Un intervento a cuore aperto, che mescola la delusione umana per l'addio di un talento cresciuto in casa alla determinazione nel difendere i valori etici e legali di una società che ha fatto del vivaio il proprio indiscusso fiore all'occhiello. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Direttore, che effetto le fa tornare qui al Signal Iduna Park otto anni dopo quella storica prima volta europea dell'Atalanta?
«È una sensazione bellissima e indescrivibile. Tornare in uno stadio così affascinante, che trasuda storia e passione, al cospetto di un pubblico straordinario, rappresenta sempre un traguardo di immenso prestigio. È un orgoglio per tutta la nostra società e un piacere assoluto poter vivere e respirare nuovamente l'atmosfera vibrante di queste grandi notti europee».
Otto anni fa sugli spalti c'erano ben quattromila tifosi atalantini, mentre questa sera se ne contano circa millequattrocento. Pensa che la piazza si sia in qualche modo "abituata" a questi palcoscenici, dando per scontato il fascino dell'Europa?
«Assolutamente no, non credo affatto che si tratti di abitudine. La verità è che, giocando con questa frequenza a livelli così alti e disputando un numero così elevato di partite, diventa oggettivamente difficile e dispendioso per i nostri tifosi seguirci ovunque. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare di vero cuore chi oggi è qui sugli spalti, sfidando sacrifici e distanze per sostenerci. Allo stesso tempo, ho la piena e totale consapevolezza che tutto il popolo bergamasco è collegato da casa, vivendo la partita con la consueta trepidazione e una passione viscerale. È esattamente come se fossero tutti fisicamente qui al nostro fianco».
Oggi ha fatto molto rumore l'annullamento del tradizionale pranzo UEFA tra le dirigenze, scaturito dall'incidente diplomatico legato al trasferimento di Samuele Inacio nel 2024. Ci può spiegare i reali motivi di questa rottura e se si tratta di una questione prettamente morale o regolamentare?
«Il motivo è molto chiaro: il pranzo UEFA rappresenta tradizionalmente un'occasione di incontro istituzionale per conoscersi e scambiarsi rispetto tra i club. In questa circostanza, però, abbiamo avvertito una grave, gravissima mancanza di rispetto nei confronti dell'Atalanta. Oggi vediamo sulla panchina avversaria un tesserato, un ragazzo che è cresciuto a Zingonia fin da quando aveva sette o otto anni. È un giovane che frequentava la mia casa, il cui padre è stato persino portato alla nostra prima presidenza a Bergamo. Da un punto di vista morale, lascio a ciascuno il compito di giudicare: noi ci affezioniamo profondamente ai ragazzi che cresciamo con tanta dedizione, e umanamente è un episodio che ferisce, specialmente per come si è comportata la famiglia dopo una vita passata a Bergamo. Ma la vera gravità della vicenda risiede nell'atteggiamento del Borussia Dortmund: non c'è stata, fino ad oggi, la minima disponibilità a sedersi attorno a un tavolo per risolvere concretamente una questione pendente che abbiamo portato in FIFA. L'Atalanta non merita di subire un trattamento simile. Legalmente siamo convinti di avere pienamente ragione, tanto che all'epoca la Federazione Italiana è intervenuta tempestivamente per bloccare questa emorragia normativa, ma un club del blasone e delle disponibilità economiche del Dortmund non può agire in questo modo, sottraendo un talento a una realtà più modesta come la nostra che fa del vivaio il proprio cuore pulsante e il proprio modello di sostenibilità. Quando noi ci siamo trovati in una situazione simile, prelevando un ragazzo del 2008 dal Genoa, abbiamo rispettato il club d'origine pagando il trasferimento. Questo, invece, è puro business ai danni di chi investe nei giovani, ed è inaccettabile. Non eravamo disposti a far finta di nulla sedendoci a tavola con loro».
Nonostante l'amarezza evidente per questa ferita ancora aperta, ora c'è un ottavo di finale da conquistare sul campo. È il momento di lasciar parlare esclusivamente il pallone?
«Sì, esattamente. Sono molto amareggiato per l'aspetto umano della vicenda, perché l'Atalanta è una grande famiglia e certe dinamiche lasciano il segno, ma ora è giunto il momento di mettere da parte queste tensioni e concentrarci esclusivamente sul rettangolo verde. Faccio un grande in bocca al lupo a noi, ai ragazzi e al mister. Forza, pensiamo solo alla partita e a dare il massimo per i nostri colori».
Luca Percassi non le manda a dire, difendendo lo scudo nerazzurro con l'orgoglio di chi vive l'Atalanta come un'estensione della propria famiglia prima ancora che come un'azienda. Una presa di posizione forte, chiara e necessaria, che incendia la vigilia e compatta ulteriormente un ambiente pronto a dare battaglia calcistica sul prato infuocato del Signal Iduna Park.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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