Ieri mattina, undici in punto, stadio Rigamonti-Ceppi: mentre la prima squadra passava 3-0 in Germania, l'Atalanta Under 23 apriva la giornata più affollata della sua estate. Ed è già qualcosa, perché il precampionato di una seconda squadra è il rito più discreto che il calcio italiano abbia inventato: nessuno canta, nessuno si dispera, e però qualcuno prende appunti.

Nel pomeriggio, a Caravaggio, la Juventus Next Gen. Alla fine due vittorie in poche ore e trentuno giocatori mandati in campo, con mezz'ora persino per Mitchel Bakker, nuovamente in uscita e forse definitivamente dalla Prima Squadra. Trentuno, in un giorno. Il punto è che il tifo non vive soltanto di ciò che finisce in classifica: vive anche di nomi che nessuno conosce ancora e che qualcuno, in agosto, si annota comunque. La punizione di Zuccon al quarto d'ora, il destro di Manzoni da appena fuori area, il mancino di Zanaboni scagliato sotto la traversa. Piccole cose, in campi dove l'ingresso costa cinque euro.

È il piacere di imparare i nomi prima degli altri — vale doppio per chi li imparava dalle figurine e non dalle dirette di mezzogiorno — e di poterlo dire, un giorno, con la calma di chi c'era. Chiamiamola nostalgia anticipata: si accumula memoria che non è ancora successa. La squadra di Nicola Beati, del resto, un'idea la mostra, tra il 4-3-3 collaudato e ispirato alle orme della Prima Squadra di Maurizio Sarri e il palleggio ostinato da dietro anche quando conviene buttarla via, e lo stesso Beati parla di margini più che di risultati.

Funziona così un po' per tutti. La Juventus aprì la strada nel 2018 con la sua Under 23, prima seconda squadra italiana fra i professionisti, e nel 2019/20 vinse pure la Coppa Italia di Serie C battendo la Ternana in finale; l'Atalanta arrivò seconda, nel 2023; l'Inter è entrata nell'estate del 2025; il Milan Futuro è finito in Serie D. Il meccanismo, poi, è nudo: minutaggio vero, valutazioni che salgono, bilanci che respirano. Ma il paradosso è che una seconda squadra riesce davvero solo quando si svuota, cioè quando i suoi migliori smettono di giocarci. Ci si affeziona a chi è fatto per andarsene e far il salto di qualità che conta. A Bergamo, dopo Palestra e Bernasconi, e chi ci prova dalla cadetteria (ora Vavassori), il cantiere resta un auspicio di grande prosettiva. 

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 09 agosto 2026 alle 12:00
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
vedi letture