La nomina di Diana Bianchedi a capo delegazione della Nazionale italiana ha aperto un fronte che va ben oltre il perimetro del pallone. L'ex campionessa di scherma, prima donna a ricoprire quell'incarico, è anche vicepresidente vicario del Coni: un doppio cappello che ha immediatamente sollevato l'interrogativo giuridico più delicato, quello sulla compatibilità tra le due poltrone.

IL RISVEGLIO IN MALESIA - La diretta interessata ha appreso della bufera dall'altra parte del mondo, dove si trovava in vacanza, e rientrerà in Italia nelle prossime ore. Nel frattempo il suo nome è finito dentro un comunicato del Foro Italico che mette in discussione una designazione voluta dal vertice federale.

LA NOTA DEL CONI E L'ARTICOLO 7 - Nel testo diffuso dall'ente si legge che sono stati attivati uffici e organismi competenti per valutare «eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità». Il riferimento normativo è preciso, il comma 4 dell'articolo 7 dello statuto, secondo cui i membri della Giunta nazionale che si trovino in una situazione di conflitto permanente vanno considerati incompatibili e dichiarati decaduti. Non un rilievo formale, dunque, ma una traccia che porta dritta al cuore della questione, perché la schermitrice siede proprio in quell'organismo di governo dello sport italiano.

LA REPLICA DELLA FIGC - Da via Allegri la risposta è arrivata secca: «Non si ravvisa alcun conflitto di interessi nella sua nomina». La federazione sostiene che non esista alcuna norma, statale o statutaria, che vieti espressamente il cumulo tra un posto nella Giunta e un incarico federale, e respinge l'idea che si configuri quel conflitto permanente evocato dall'ente. La formula scelta per chiudere il discorso è tanto semplice quanto netta: «Si tratta di un ruolo di rappresentanza».

IL CONTROPIEDE DI GIOVANNI MALAGÒ - Insediatosi al vertice federale il 22 giugno con quasi il settanta per cento dei consensi delle componenti calcistiche, Giovanni Malagò ha giocato una mossa che dall'esterno è stata letta come una ripartenza fulminea – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport –. Il direttore tecnico Claudio Ranieri e il commissario tecnico Roberto Mancini sono stati coinvolti nella condivisione della scelta, mentre il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ne è stato informato soltanto poche ore prima dell'annuncio. Stupita anche la Lega Serie A, messa al corrente a decisione ormai presa. Del resto non è la prima volta che una decisione del nuovo corso federale genera scintille.

DA RIVA A BUFFON: COSA CAMBIA - Il ruolo, inevitabilmente, cambia natura. L'interpretazione della schermitrice non potrà somigliare a quella di Gigi Riva, Gianluca Vialli o Gigi Buffon, figure che parlavano direttamente al cuore dei calciatori e che avevano un peso specifico quando si trattava di trasmettere il valore di una carriera vissuta all'insegna del rispetto. Sul terreno delle regole di comportamento e della difesa dell'identità azzurra la nuova responsabile potrà comunque incidere, ma il suo messaggio avrà un timbro differente. Un cambio di paradigma che Ranieri ha condiviso fin dal principio.

LA RIVOLUZIONE CULTURALE - La chiave interpretativa la fornisce lo stesso presidente federale, che parla apertamente di rivoluzione culturale. In un contesto di trasformazione ritenuta non più rinviabile, l'inserimento di profili di rottura — personalità con prestigio e credibilità internazionale, storie sportive capaci di far uscire il calcio dal proprio isolamento — diventa parte integrante del progetto. Per Malagò la designazione è pienamente legittima e le riflessioni in corso non porteranno ad alcun esito.

Cinquanta giorni di nuova gestione, cinquanta giorni con almeno un imprevisto al giorno. La palla, per ora, passa ai giuristi.

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Sezione: Italia / Data: Lun 10 agosto 2026 alle 06:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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